Ritocchini al Fisco ma di riforma non se ne parla

Il Governo è alle prese con le modifiche all’ente di Riscossione con la possibilità di cancellare i vecchi debiti per i contribuenti e le imprese a basso reddito che non possono pagare. Ma sono solo palliativi per un vero rilancio dell’economia occorre un Fisco moderno, equo e sostenibile. Tolleranza zero con i grandi evasori che sono ancora troppi.

Roma – Dalle coperture finanziarie alle tensioni politiche il passo è breve. Infatti la tanto sospirata modifica del Fisco rimane nel cassetto. Se il Governo intende spingere su una reale crescita efficace la riforma fiscale dovrebbe prevedere interventi certamente non inferiori a 20-30 miliardi. In ogni caso il riordino della tassazione deve essere al primo posto nella graduatoria delle priorità, specialmente quando si tratta di rendere competitivo e attraente il nostro Bel Paese l’Italia davanti agli investitori internazionali. In altre parole non si può sottacere che a spaventare gli investimenti degli imprenditori stranieri c’è, tra le altre cose, un Fisco complesso e difficile da decifrare. Oltre che oneroso.

Intanto è in atto un timido tentativo di riformare la Riscossione, cancellando automaticamente tutte quelle cartelle anche oltre il limite dei 5 mila euro. Verrà valutato, in effetti, non solo il valore ma anche i singoli carichi dei documenti esattoriali.

Tanto per fare un esempio, se una cartella è composta da più partite relative rispettivamente a sanzioni per violazioni del Codice della strada pari a 3.000 euro e contestazioni, per imposte locali, per 4.000 euro, potrebbe comunque scattare, in presenza di altri requisiti, la cancellazione automatica anche se il valore complessivo è pari a 7.000 euro.

Quest’ultimo è uno dei chiarimenti della circolare 11/E firmata il 24 settembre scorso dal direttore delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, sullo stralcio dei debiti che, al 23 marzo 2021, avevano un importo residuo fino a 5 mila euro, e affidati all’Agente della Riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2010.

Una sanatoria, insomma, prevista dal primo decreto Sostegni e riservata ai contribuenti persone fisiche e società di capitali, nonché di persone ed enti non commerciali, che hanno conseguito un reddito imponibile fino a 30 mila euro nel 2019.

Per il condono si avviano le procedure con la restituzione entro il 30 settembre, da parte dell’Agenzia Entrate a della Riscossione, dei codici fiscali che non rientrano nei limiti di reddito, per poi procedere alla cancellazione entro il 31 ottobre. Stralcio automatico che, seguendo le ricostruzioni della relazione tecnica al decreto Sostegni, interessa una platea di 2,5 milioni di contribuenti.

Attenzione però a quanto evidenziato dalla circolare: “…La riscossione provvede in autonomia allo stralcio senza inviare alcuna comunicazione al contribuente che potrà scoprirlo consultando la propria situazione con le modalità messe a disposizione dal concessionario, a cominciare dalla propria area riservata sul sito dell’ente…“.

Più in generale con lo stralcio automatico si tenta di dare avvio a un percorso di riduzione del magazzino della Riscossione che, alla fine dello scorso anno, contava ancora quasi mille miliardi di crediti da recuperare.

Intanto continua il pressing della politica da un lato per un’ulteriore sospensione dei termini di notifica e di pagamento e dall’altro per una rottamazione quater, o almeno unaremissione in bonis di chi non ha pagato durante la pandemia.

Ma la prospettiva più ampia è quella di arrivare ad una pulizia sistematica e strutturale degli importi inesigibili. Quest’ultimo intervento è possibile, però, solo con la riforma della Riscossione, i cui principi generali potrebbero essere inseriti nel disegno di legge di Delega Fiscale, ma che potrebbe essere anticipata, per maggiore sicurezza, nella legge di Bilancio.

In ogni caso sono circa 7,2 milioni i contribuenti che ripetutamente sono costretti a non potere assolvere il proprio debito col fisco. La gravissima situazione deve essere sanata al più presto.

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