Occhio al virus: ti becca al ristorante, ti evita su bus e metrò

Se ne riparlerà a settembre ma ristoratori e baristi non sono affatto d’accordo. Soprattutto per il vuoto normativo sui controlli nei locali al chiuso. Intanto il Governo lascia passare l’estate. E più conveniente per la maggioranza dilazionare argomenti importanti piuttosto che fare le cose con calma per la riforma della Giustizia che avrebbe bisogno di più tempo. Nell’interesse del cittadino.

RomaScuola, trasporti e Green-pass rimandati a settembre. E con un mucchio di punti interrogativi e di nodi che conveniva sciogliere subito e non rinviare a un mese e più. La scusa è stata quella della priorità alla Giustizia che, per la sua complessità, avrebbe avuto bisogno di più tempo e si poteva benissimo dilazionare ai primi freschi d’autunno. Invece no. Come tutte le cose all’italiana.

Al momento si parla di consensi e sondaggi, del cambiamento dei parametri per evitare il passaggio di alcune regioni da bianche a gialle e cosi via dicendo spingendo sui vaccini che scarseggiano mentre la gente, almeno una parte, protesta sull’attuazione dell’obbligatorietà sul lasciapassare verde.

E non si tratta solo di No-Vax che, francamente, lasciano il tempo che trovano ma anche di vaccinati e salutisti (fra di loro si contano numerosissimi medici, infermieri e anche un bel pugno di parlamentari) che si pongono alcune domande interessanti: perché il Green-pass si per bar e ristoranti al chiuso e no per le metropolitane zeppe di persone specie durante gli orari di punta? Chi se la sente di rispondere in questo marasma di concetti confusionari e pareri sconclusionati senza base scientifica?

“… Io credo che il Green-pass non sarà necessario nel trasporto locale – dice il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri perché il numero delle vaccinazioni è tale che se raggiungiamo quel 70-80%di vaccinati nella popolazione vaccinabile, i rischi saranno minimi...”. Ma la stessa cosa perché non vale per i ristoranti? Silenzio tombale e nessun afra le autorità pubbliche che abbiamo raggiunto se l’è sentita di rispondere e spiegare.

Pierpaolo Sileri

Ma non è tutto:”…Continuando a mantenere la mascherina al chiuso o magari limitando l’utilizzo a coloro che portano la Ffp2 – ha aggiunto Sileri anziché quella chirurgica, non vedo particolari rischi...Nel caso in cui la campagna vaccinale si fermasse per qualche ragione, o arrivasse una variante ulteriore che elude i vaccini, è chiaro che le cose dovranno cambiare e a quel punto sarà necessario un certificato anche per il trasporto pubblico locale...”.

Insomma, stando ai dati attuali della pandemia, pare che ammalarsi di Covid sui mezzi pubblici locali sia un rischio davvero minimo. Stessa cosa non è per bar e ristoranti, evidentemente. Eppure lo stesso Sileri, circa una settimana fa, esternava concetti diametralmente opposti:

”…Se sono preoccupato per settembre? E’ una grande sfida, bisogna capire quanti italiani saranno vaccinati in quel momento. I contagi non avvengono a scuola ma sui mezzi pubblici: è difficile ricominciare in presenza a settembre, sarà un processo graduale...”.

Quindi in meno di una settimana si è passati da” sui mezzi di trasporto ci si becca il virus” a “fatti un giro sul bus che tanto non te lo becchi”. Dove sta la verità? Si dice spesso nel mezzo. Alcuni mesi addietro sono stati presentati alla stampa i risultati della ricerca dell’Università di Genova sui mezzi pubblici ATM del capoluogo ligure ”Modello di simulazione e supporto delle strategie di protezione dal Covid-19: applicazioni al trasporto pubblico urbano”.

Sin dagli inizi della pandemia nell’ateneo genovese si è costituito un gruppo di lavoro multidisciplinare formato da ricercatori medici, chimici e ingegneri con lo scopo di studiare la probabilità di contagio negli spazi chiusi. Uno dei settori sul quale il team si è concentrato è stato quello che riguardava la sicurezza del trasporto pubblico.

Attraverso la collaborazione di ATM Genova è stato possibile mettere a punto e validare una metodica che permette di stimare il rischio di contagio su simulazioni di autobus da trasporto in diverse condizioni di servizio. Come è stato ribadito più volte la trasmissione del virus avviene prevalentemente con le goccioline emesse dal soggetto infetto mentre respira, parla , tossisce o starnutisce.

La possibile distanza raggiunta dalle goccioline-droplet dipende dalle dimensioni delle stesse, dalle condizioni di aerazione dell’ambiente e dall’adozione di misure protettive individuali, in particolare le mascherine.

Alla fine tutte le analisi hanno confermato che in caso di permanenza di 30 minuti sul mezzo, in presenza di un soggetto positivo con potenziale di virulenza non specificato, il rischio di contrarre l’infezione da parte dei passeggeri è basso.

Questo ovviamente se tutti, sia il passeggero malato che le altre utenze a rischio, indossano correttamente la mascherina. Per la serie di simulazioni effettuate su una casistica di situazioni relative all’uso del mezzo pubblico, si sono stimati un numero aggiuntivo di contagi ogni 100.000 utenti che va da 4 a 17.

Anche un altro studio pubblicato su Nature nel 2020 dal titolo ”Mobility network models of Covid-19 explain and inequities and inform reopening” che aveva effettuato un approccio statistico tramite tracciamenti reali, evidenziava che il rischio associato all’uso del bus, se tutti portano correttamente la mascherina, si attesta su valori minimi rispetto ad altre attività. Stessa cosa non vale per bar e ristoranti?

Forse prima di demonizzare un settore così importante come quello dei trasporti ma non solo, bisognerebbe dare più fiducia alla scienza e alla statistica e soprattutto comportarsi con coerenza politica. Quest’ultima, da che pandemia è pandemia, risulta scomparsa. Nemmeno Chi l’ha Visto potrebbe ritrovarla.

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