LA REALTA’ SONO I SONDAGGI, ALTRO CHE LE VECCHIE, CARE NOTIZIE

La legge prevede che per ogni sondaggio demoscopico sia definito e conservato il campione dei cittadini ma nessuno fa i controlli per accertare le manipolazioni all’interno dei database

I sondaggi nati per aiutare a comprendere la realtà, oggi la sostituiscono. Le leggi della statistica sono state aggirate per manipolare le convinzioni, le credenze collettive. La realtà presente e futura diventa numero, ad uso dei committenti facoltosi, che possono alterare le regole del gioco sociale, politico, economico, religioso.

Il principio è semplice: si lancia un concetto, non smentito, che nei cittadini si rinforza di parziali esperienze del vissuto quotidiano di ognuno. Una volta si diceva è vero perché lo ha detto il TG, il Papa o “l’Unità”.

Si sfrutta l’autorevolezza della fonte, in questo caso la statistica, per dimostrare il presunto vero. Nonostante i requisiti rigorosi statistici di rappresentatività del campione, cioè i criteri per selezionare le persone rappresentative del popolo italiano, lo strumento dei sondaggi demoscopici è facilmente manipolabile. Un po’ come i bilanci aziendali, basta gomma e matita, oppure più modernamente ritoccare le risposte degli ignari cittadini nel software. Inoltre, la tutela della privacy impone che non possa essere identificata la convinzione di un singolo cittadino, per cui è necessario tabulare i dati in maniera anonima, trasformando il nome Mario Rossi in un codice numerico non identificabile da intrusioni di terzi.

Andrebbe definita come una nuova forma di criminalità informatica.

La legge prevede che per ogni sondaggio demoscopico sia definito e conservato il campione dei cittadini ma nessuno fa i controlli e le competenze richieste per accertare le manipolazioni all’interno del database, sono elevatissime. Basta un po’ di lifting informatico per armonizzare i risultati a favore del committente. La partita si gioca nelle intenzioni di voto, ad esempio, su differenze percentuali minime, che consentono di sparare la notizia: crollo, terremoto, valanga, successo strepitoso. Basta uno scarto dello 0,1% per decretare vittoria o disfatta.

Nel deserto delle idee e della politica, la competizione è solo sui numeri virtuali. Il giocattolo si è rotto perché non fa più notizia. Al lupo, al lupo, non funziona più se protratto nel tempo oltre ogni umana misura e contro ogni coerenza di realtà.

Nel vuoto del confronto e del dialogo sulla realtà, i sondaggi sono stati inglobati nella macchina di costruzione dei pregiudizi, dai quali la statistica dovrebbe distinguersi. Il fenomeno è partito cinquanta anni fa, ha raggiunto l’apice nell’ultimo decennio fino al tentativo di sostituire la partecipazione politica con quella virtuale, con la piattaforma Rousseau di Grillo e Casaleggio Associati. I sondaggi politici nascono dalle ricerche di mercato sui consumatori e sono stati sempre strumento dell’economia, commissionati spesso per validare le scelte di azionisti o di una nuova leadership. Anche per l’economia i sondaggi sono stati utilissimi per comprendere i bisogni dei consumatori. Oggi interessa poco la domanda dei cittadini e dei consumatori, il fine giustifica i mezzi, sempre più raffinati a disposizione dei nuovi prìncipi.

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