ROMA – LE NUOVE REGOLE SERVIRANNO A POCO: MEZZI PUBBLICI RIMANGONO A RISCHIO

Il Dpcm presenta ancora numerose criticità e fra qualche settimana ne vedremo l'efficienza. Vedremo se il documento di sostegno economico farà seguire i fatti alle promesse.

RomaDa stamane il nuovo Dpcm firmato ieri dal premier Conte è operativo a tutti gli effetti. Il provvedimento è valido sino al 24 novembre prossimo. Ragionare deve essere la parola d’ordine di ogni italiano, evitando di farsi influenzare, negativamente, soprattutto da alcune trasmissioni televisive che diventano gli amplificatori di autentici imbecilli e criminali.

Così mentre c’è chi blatera teorie cospiratorie il Governo cerca di evitare il blocco assoluto del Paese imprimendo un ritmo giornaliero tale da salvaguardare l’incolumità dei cittadini. Così bar e ristoranti rimarranno aperti dalle 5 del mattino alle 18, compresa la domenica. Il consumo di cibi e bevande al tavolo è riservato ad un massimo di quattro persone per tavolo, salvo che siano tutte conviventi. Resta consentita senza limiti di orario la ristorazione solo negli alberghi (limitatamente agli ospiti registrati) e in altre strutture ricettive limitatamente ai propri clienti ivi alloggiati.

L’ennesimo Dpcm del premier Conte

Bar e ristori ubicati in stazioni, aeroporti e autostrade continueranno il loro consueto servizio. La ristorazione con consegna a domicilio ed asporto è stata prevista, nel rispetto delle norme igienico-sanitarie, fino alle ore 24 con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze. E poi tante raccomandazioni al posto degli “obblighi“, per altro sanzionabili, della primavera scorsa. Le nuove disposizioni contenute nel documento “raccomandano fortemente” a tutti i cittadini italiani di non spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, salvo che per esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute e per situazioni di necessità.

Giuseppe Conte, sentito il parere del suo pool di esperti, “raccomanda vivamente” di uscire di casa soltanto per acquistare un bene; usufruire di un servizio (ad esempio per andare dal parrucchiere ma anche al ristorante); svolgere attività sportiva o motoria. Queste ultime attività, considerata la chiusura di palestre e piscine, è consentita “all’aperto, anche presso aree attrezzate e parchi pubblici, ove accessibili, purché comunque nel rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno due metri per l’attività sportiva e di almeno un metro per ogni altra attività salvo che non sia necessaria la presenza di un accompagnatore per i minori o le persone non completamente autosufficienti”; andare a scuola; andare a lavoro (con la richiesta, però, di incentivare lo smart working laddove possibile); per esigenze di salute; per andare a trovare un congiunto utilizzando sempre dispositivi di protezione.

Non sono assembramenti. Sembrano ma non lo sono…                   Foto De Chirico

Rimangono chiuse palestre, piscine, centri benessere e centri termali, salvo quelli con presidio sanitario obbligatorio. Sospesi spettacoli, cinematografi e teatri. Attività sportive di base e motorie, svolte all’aperto presso circoli sportivi restano, invece, consentite. Una nota davvero stonata non poteva mancare: nessuna limitazione prevista per il numero di utenze dentro i mezzi pubblici. Solo progetti e prospettive future di riduzione dall’80 al 50% della capienza massima. Errore grossolano o colpevole dimenticanza?

Certamente quella dei trasporti è una scelta impopolare e assai difficile ma il premier Conte avrebbe dovuto farla quella ulteriore stretta. Ricordiamoci che l’estate libertina, l’apertura sconsiderata di tutte le scuole, elezioni, referendum e il mancato contingentamento delle utenze dentro bus, metro, treni e aerei, sono stati i responsabili principali di questa nuova ondata di terrore i cui risvolti reali saranno visibili fra qualche settimana.

Ad affiancare il nuovo Dpcm ci sarà anche il decreto già definito “Ristoro”. Un provvedimento esclusivamente di sostegno economico che dovrebbe lenire i guai finanziari dei comparti produttivi più penalizzati. Comunque non è più il tempo della retorica. Fronteggiare l’emergenza significa anche pensare a tutti i “positivi asintomatici”, chiusi in casa, che non sanno quando potranno rifare il tampone. La disorganizzazione è totale e reale. I laboratori da tempo non hanno più reagenti e anche in questo settore ci sarebbe tanto da dire.

A tutto questo si aggiungono la mancanza dei vaccini anti-influenzali (le dosi disponibili in farmacia e in altre strutture sanitarie saranno di gran lunga inferiori all’aumentato fabbisogno nazionale), le contraddizioni di virologi e specialisti sempre pronti a scontrarsi e in perenne conflitto fra di loro. Nessuno parla in maniera chiara e comprensibile mentre i bollettini di guerra dei mass media continuano inesorabili a provocare instabilità e preoccupazione fra i cittadini. Le tensioni più forti poi si sfogano in piazza ed i tumulti di Napoli e Roma ne sono la riprova e non è detto che rimangano episodi isolati, tutt’altro.

Dall’altro lato della barricata fra medici negazionisti, microbiologici che minimizzano, cospirazionisti che addossano tutti i mali di questo mondo al virus cinese, all’inquinamento atmosferico, al 5G e ai capitalisti mondiali scomodando massoneria ed extraterrestri, la situazione non è meno drammatica.

Mentre le organizzazioni mafiose sono scese in campo per ritagliarsi la loro congrua fetta di vantaggi in un momento cosi difficile per il nostro Paese e per l’Europa intera, le forze politiche dovrebbero convergere verso intenti comuni. Lo ricordiamo ancora: occorre chiarezza e trasparenza quando si impongono ai cittadini regole da osservare. Confusione e menzogne, da sempre, hanno generato soltanto malcontento e rivolte. Chi semina vento, raccoglie tempesta.

 

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