No Green pass, no party

Le polemiche non si placano ma lo ripetiamo: stabilire l’obbligo di vaccinarsi sarebbe stato meglio. Cosi avrebbe fatto un Governo coraggioso e determinato. Comunque stiano le cose l’antidoto, e le cure da casa, rimangono l’unica mossa possibile per mettere sotto scacco il virus ma nulla sappiamo sulla neutralizzazione della variante Delta con i sieri a disposizione.

Roma – Il decreto approvato il 22 luglio, numero 105, riporta un lungo elenco di attività e ambiti che a partire dal 5 agosto richiederanno il Green pass, connesso al vaccino con almeno una dose, guarigione dal Covid o tampone negativo.

Dall’indomani della pubblicazione in gazzetta ufficiale dell’obbligatorietà del certificato verde la battaglia infuria in tutta Italia e non accenna a placarsi. Il “nulla osta”, com’è ormai noto, sarà necessario per entrare nei luoghi chiusi e per i servizi al tavolo di ristoranti, bar, cinema, teatri, palestre, centri benessere, sale scommesse e non solo.

Ma anche parchi-divertimento, stadi, fiere e sagre e per la partecipazione a concorsi o competizioni sportive e tante altre attività in un lungo elenco da cui sono esclusi, al momento, i trasporti ed altri servizi. Chissà perché.

Da sabato scorso è stato tutto un susseguirsi di manifestazioni di protesta da Palermo a Torino, passando per Milano e Roma, giusto per ricordare le più importanti in ordine al numero di partecipanti. Migliaia e migliaia di cittadini, dunque non solo No-Vax, contro il vincolo del passaporto-schiavitù.

I contestatori lamentano l’introduzione, camuffata, dell’obbligo vaccinale da parte del Governo Draghi dunque si sono riversati nelle piazze spesso senza mascherina, creando assembramenti ma senza provocare disordini nonostante il ministro dell’Interno Lamorgese abbia criticato tali adunanze che nulla hanno da invidiare a quelle che si sono tenute davanti ai maxischermi durante la recente vittoria calcistica del Bel Paese. Dunque calcio si, proteste legittime no? Come siamo messi?

Anche sui social infuria la polemica e “No green pass” e “Libertà, libertà” sono i temi ricorrenti. Se dunque cresce il dissenso dei contrari all’imposizione di esibire il lasciapassare verde di contro, dopo l’annuncio del presidente del Consiglio che introduceva la “conditio sine qua non”, molte regioni hanno registrato un boom di prenotazioni per il vaccino anti-Covid. Ma questo c’era da aspettarselo: togli caffè e cornetto al bar per l’italiano è una tragedia.

Solo nella prima giornata dopo la “fatidica” comunicazione appena “contestata” da Salvini – secondo quanto affermato dal generale Francesco Figliuolo – si è registrato un incremento delle prenotazioni, a seconda delle regioni, che va da un +15% a un più 200%. Addirittura in Friuli Venezia Giulia si è avuto un incremento da Guinness: +6.000%.

Adesso le prenotazioni procedono a ritmo costante e si lavora in maniera particolare per sensibilizzare gli over 50, ovvero la fascia più a rischio di ospedalizzazione in caso di infezione virale. “L’effetto Draghi”, legato alla certificazione sta dunque dando i suoi frutti. Ma vedremo gli altri effetti quando il decreto passerà in Parlamento. Perché ci passerà, non è vero?

Come in altri paesi europei il Governo ha fatto le sue scelte politiche, è comunque lecito chiedersi se con l’introduzione di una certificazione indispensabile per accedere a tutte le attività della vita sociale e di relazione non abbiano di fatto introdotto l’obbligo vaccinale. Per quanto così possa sembrare in effetti il Green-pass non necessariamente impone la vaccinazione.

Viene infatti rilasciato anche a chi è risultato negativo al test molecolare o antigenico e a chi è guarito dal Covid. Chiaramente il tampone vale per pochi giorni e costa tempo e denaro, anche se il Governo sta provvedendo a calmierarne il prezzo, che però rimane ancora alto e con speculazioni sui prezzi di ogni tipo. È anche al vaglio una certificazione sostitutiva per chi non può vaccinarsi o è costretto a differire l’inoculazione.

L’obbligatorietà non presuppone il venir meno dello stato di diritto, basti pensare ai bambini che sono costretti a vaccinarsi per andare a scuola. La Costituzione tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo e nell’interesse di tutta la collettività ed è corretto che si debba tutelare la libertà di chi si è vaccinato onde proseguire la propria vita in modo normale.

Chi non desidera essere vaccinato ha due possibilità: sobbarcarsi i costi e i fastidi del tampone o restare a casa. Come abbiamo già detto su queste colonne l’obbligo sarebbe stato più dignitoso, il ricatto un po’ meno.

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