L’inquinamento uccide: Green e Pil non vanno d’accordo

Contro il degrado dell’ambiente si fa davvero troppo poco. E anche gli incontri internazionali sono destinati a rimanere lettera morta. Per salvarci dall’inquinamento, che ci ossessiona sotto diverse forme, occorrono sinergie politiche e istituzionali. Senza coesione ed efficienza non c’è prospettiva di un futuro in salute. Il pianeta non è eterno.

Il degrado ambientale provoca 600mila morti all’anno. Comunque la si pensi è sotto gli occhi di chiunque voglia vedere che sull’ambiente anche la recente COP26 si è risolta in una bolla di sapone. Nulla di certo, nullo di decisivo. I grandi della Terra hanno solo preso atto che il Pianeta è malato. Ma guarda un po’, non ce ne eravamo mica accorti.

Un recente studio dell’AEA (Agenzia Europea dell’Ambiente), un organismo che monitora le condizioni ambientali europee, ha diffuso dati terrificanti: ogni anno ci sono circa 400mila decessi a causa degli inquinanti europei, 12mila per lo stress da rumore e 218mila per l’impatto sulla salute di eventi causati dal cambiamento climatico, tra cui l’eccesso di calore, gelo, alluvioni.

L’inquinamento su scala mondiale provoca anche una minore qualità della vita ed una riduzione dell’aspettativa di vivere a lungo, soprattutto nei Paesi meno sviluppati. Gli ultimi studi e ricerche si sono basati sull’impatto che le situazioni ambientali hanno sul benessere individuale e sull’interazione tra uomo e ambiente.

Un valido aiuto lo possano dare la Psicologia e le Neuroscienze, anche grazie all’utilizzo delle tecnologie e dell’intelligenza artificiale. Questo perché un ambiente più sano vuol dire migliore qualità della vita per tutti. Ad esempio ridurre le emissioni di CO2 può aiutare a rendere più celeri le scelte delle persone.

I dati ci informano che a 1400 ppm (parti per milione, locuzione usata nel linguaggio scientifico per esprimere la concentrazione di una sostanza presente in una miscela) le concentrazioni di CO2 possono abbassare la nostra capacità decisionale di base del 25% ed il pensiero strategico complesso di circa il 50%.

Secondo l’OMS (Organizzazione mondiale della Sanità) i fattori di stress ambientali provocano il 12-18% dei decessi in 53 Paesi europei. I rumori del traffico stradale nelle grandi città sono in crescita al di là dei limiti di legge. Un’esposizione prolungata a livelli superiori ai 55 decibel può aumentare la pressione arteriosa con conseguenti rischi di infarto.

I rumori notturni nelle aree urbane, a cui sono sottoposti circa 50 milioni di cittadini, oltre i limiti raccomandati, possono causare fastidi, disturbi del sonno e malattie cardiovascolari. Andrea Bariselli, fondatore di Strobilo, azienda di tecnologia sanitaria e climatica che utilizza le tecniche più avanzate delle neuroscienze in combinazione con l’intelligenza artificiale per studiare la relazione tra esseri umani e pianeta Terra, ha dichiarato senza mezzi termini:

Andrea Bariselli

“…Gli studi da noi condotti si basano sulla percezione degli elementi verdi dell’ambienteha detto Bariselli – che dal punto di vista neurochimico vanno a stimolare alcuni nostri processi. Ad esempio, le piante emettono dei composti chimici biogenici, facenti parti della famiglia dei terpeni, flavonidi e oli essenziali che inalati offrono dei benefici a livello fisico e psicologico. La domanda di fondo delle nostre teorie è se è qualcosa che si può replicare…”.

La risposta è affermativa tanto che diversi comuni stanno riprogettando gli spazi con l’obiettivo non solo di migliorare la qualità dell’aria e l’aspetto delle città, ma anche per avere dei ritorni in termini di investimento a beneficio del welfare e del sistema sanitario oltre che del benessere pubblico percepito.

Boschi e foreste, oasi di natura che curano anima e corpo

Ora se i contributi delle neuroscienze e della psicologia possono darci aiuti concreti sia per la comprensione, ma soprattutto per la soluzione del problema, ben vengano. Ma se un Comune mette in atto i suggerimenti dell’azienda Strobilo ed un altro a pochi chilometri di distanza fa orecchie da mercante, siamo punto e a capo.

Questo è un fenomeno che si risolve con decisioni politiche collettive, che riguardano tutti e con un cambiamento radicale del modo di produzione, perché Green e Pil non vanno tanto d’accordo, anzi l’uno esclude all’altro.                     

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