Non c’è pace per i visoni: ricomincia la mattanza

Il ministro Speranza ha concesso una “tregua” alla strage dei piccoli animali da pelliccia che scade a fine anno. Oltre quella data è probabile che si riaprano le camere a gas per sterminare i piccoli animali rinchiusi sino a scoppiare in gabbie piccolissime. Diverse grandi case di moda hanno annunciato di non utilizzare più pellicce animali. Alla buon’ora.

La mattanza dei visoni è a forte rischio di ripresa. Eppure qualcosa di buono c’è stato, in quello che ci sta succedendo da due anni a questa parte, da quando si è palesato, ospite sgraditissimo, quel poco di buono del Coronavirus. Ci riferiamo alla necessità, in piena pandemia, di abbattere milioni di visoni in Danimarca poiché gli allevamenti intensivi avevano provocato veri e propri focolai.

Immagine dello sterminio di visoni in Danimarca

In seguito a questa tragica vicenda il nostro ministro della Salute, Roberto Speranza, emetteva un’ordinanza con cui si sospendeva l’allevamento di questi animali fino al 31 dicembre 2021. Si bloccava, in questo modo, la fase degli accoppiamenti di visoni da cui sarebbero nati circa 35mila cuccioli, che sarebbero poi stati rinchiusi in gabbie minute e soffocanti per 8-9 mesi per poi essere soppressi, allo scopo di sfruttare le loro pelli sul mercato delle pellicce.

Gli animalisti esultarono alla notizia, così come adesso sono preoccupati per la prossimità della scadenza del provvedimento. Se consideriamo che in natura il visone è un animale quasi solitario, il fatto che debbano forzatamente convivere con altri esemplari, dà la misura della crudeltà gratuita di questa orrenda pratica.

Allevamento di visoni (Foto Ansa)

In Europa il settore della pellicceria ha avviato il programma certificazione WelFur, un sistema volontario di valutazione del benessere animale basato su indicatori scientifici e sui principi del progetto Welfare Quality della Commissione Europea.

C’è da segnalare che molti Paesi europei hanno abbandonato gli allevamenti di animali da pelliccia. Nel Bel Paese, invece, dai dati della LAV (Lega Anti Vivisezione) è emerso che ogni anno vengono allevati più di 60mila visoni. I poveri animali, dopo una vita di privazioni, vengono fatti fuori con una morte lenta e dolorosa, usando monossido o biossido di carbonio in particolari camere a gas.

Strage di visoni in Lombardia

Il business delle pellicce a livello mondiale ha raggiunto cifre da capogiro. Una ricerca dell’Università di Copenaghen del maggio scorso, la Global Fur Retail Value (Valore Globale al Dettaglio di Pellicce) ha indicato che la vendita di pellicce ha un valore di 20,1 miliardi di dollari, più di 17 miliardi di euro.

Può sembrare paradossale ma il mercato internazionale delle pellicce ha subito un forte rialzo proprio durante la pandemia, in virtù dello sviluppo dell’e-commerce. L’AIP (Associazione Italiana Pellicceria) ci ha informato che, nonostante l’abbattimento dei visoni in seguito all’ordinanza del Governo danese, il settore ha retto l’urto. Sai che soddisfazione.

Roberto Tadini presidente AIP

Le vendite al dettaglio, difatti, non hanno subito cali nel 2020. C’è un aspetto molto importante e che interessa i consumatori: la produzione di 1 kg di pelliccia di visone causa un impatto ambientale più elevato rispetto alla stessa quantità di cotone, acrilico, poliestere.

Inoltre ha un impatto sul cambiamento climatico 14 volte in più del pile. Alcuni dati ci aiutano a comprendere il fenomeno: per 1 kg di pelliccia servono più di 11 animali; ogni singolo esemplare, durante la sua breve e pessima vita, ha bisogno di circa 50 kg di cibo; per produrre 1 solo kg di pelliccia sono necessari ben 563 kg di cibo.

E non è mica finita qui. Diversi test eco-tossicologici hanno dimostrato la presenza di sostanze tossiche e cancerogene negli inserti di pelliccia. La LAV attraverso indagini periodiche dall’eloquente definizione di “Toxic Fur” (Pelliccia Tossica) ha accertato che le sostanze chimiche utilizzate per la concia ed il trattamento delle pellicce sono poi presenti sul prodotto finito che va sul mercato. Lasciando stare l’utilizzo degli agenti inquinanti reflui della lavorazione che dovrebbero essere smaltiti secondo le vigenti norme di sicurezza ma che sempre più spesso vengono sversati nei campi, corsi d’acqua e fogne.

Sono state trovate tracce di cancerogeni e allergenici quali naftalene, cromo esavalente, formaldeide e cromo trivalente, anche in capi di abbigliamento per bambini. La LAV in una nota ha dichiarato forti preoccupazioni “…La tossicità per l’uomo e l’impoverimento dello strato di ozono sono fattori ambientale che insieme provocano un effetto disastroso…”.

La pelliccia ha impatti da 2 a 28 volte superiori dei prodotti tessili, anche sintetici e alternativi. Anche in seguito ad una maggiore presa di coscienza dei consumatori, alcune grandi case di moda, ad esempio il Gruppo Kering, hanno dichiarato che dalle collezioni Autunno del 2022 nessuna maison utilizzerà più pelliccia animale. Un po’ come “chiudere la stalla dopo che sono scappati i buoi”. Ci vuole ben altro.                       

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