Forze dell’ordine nella bufera

Dai gravissimi accadimenti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere agli scontri di Genova, alle condanne per i responsabili di torture e smercio di droga nella caserma dei carabinieri di Piacenza sino al caso Cucchi. E per non parlare della recrudescenza di suicidi fra poliziotti e carabinieri. Il malessere ha origini profonde e lontane. Spetta allo Stato e a questo Governo risolvere una volta per tutte i problemi dei suoi servitori.

Roma Succedono fatti ignobili nelle forze di Polizia italiane ed è un pessimo spettacolo davanti al mondo intero. Ed è proprio una storiaccia quella che è si è dipanata nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta. Nel mese di aprile dell’anno scorso, secondo La Procura, la Polizia Penitenziaria avrebbe inferto maltrattamenti nei confronti dei detenuti come punizione per la rivolta scoppiata il 6 dello stesso mese in seguito ad alcuni casi di positività al Covid rilevati in carcere.

40 agenti hanno ricevuto avvisi di garanzia per i reati di tortura, violenza privata ed abuso di autorità in danni dei detenuti. A queste condotte già di per sé aberranti se fossero accertate si sono aggiunte le accuse di falso in atto pubblico aggravato, calunnia, favoreggiamento personale, frode processuale e depistaggio.

Quest’ultimo è un tratto caratteristico della storia italiana, vatti a sbagliare. Secondo la Procura all’interno del carcere si sono verificate violenze degradanti e inumane durate 4 ore, perpetrate per dare un segnale forte alla rivolta del giorno precedente.

Dalle chat degli smartphone sequestrati appare evidente la predeterminazione, ovvero organizzarsi per dare un segnale forte finalizzato a riprendersi l’istituto e per motivare il personale. Inoltre la perquisizione sarebbe stata caratterizzata da condotte violente, degradanti e inumane, contrarie alla dignità ed al pudore delle persone recluse.

E’ stato sequestrato l’intero impianto di videosorveglianza, nonostante il tentativo di impedire o ritardare l’acquisizione delle immagini.

Violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere

Si è potuto così documentare la “programmazione” di quella che può considerarsi una vera e propria mattanza, per cui sono stati impiegati ben 283 agenti tra personale di servizio e rappresentanti del Gruppo di supporto agli interventi, istituito alle dipendenze del provveditore regionale per la Campania.

False accuse di resistenza e lesioni ai danni di 14 detenuti del carcere di Santa Maria Capua Vetere sono state presentate da diversi ufficiali e agenti della Polizia penitenziaria che hanno redatto un’informativa di reato in relazione alle violenze avvenute nel carcere.

Scontata la reazione del SiNAPPe (Sindacato Nazionale Autonomo Polizia Penitenziaria): “…Siamo amareggiati perché in quei giorni il carcere fu messo a ferro e fuoco e furono momenti davvero drammatici ma siamo sereni perché confidiamo nell’operato della magistratura…”.

Matteo Salvini in visita al carcere di Santa Maria Capua Vetere

Non poteva mancare l’intervento di Matteo Salvini che, dando fiato alla bocca, si è schierato da parte degli operatori penitenziari: “…Mi sto informando sugli arresti degli agenti della Polizia penitenziaria a Santa Maria Capua Vetere che avevano represso una delle troppe rivolte nelle carceri italiane. Che ad essere arrestati siano i poliziotti che hanno difeso sé stessi e il proprio lavoro è bizzarro. Poi si è innocenti fino a prova contraria, però a me piacerebbe che ci fosse più rispetto per il lavoro delle forze dell’ordine...”.

E’ chiaro che la magistratura deve fare il suo corso e noi fiduciosi ne attendiamo l’esito. Però non sarebbe il primo atto di abuso da parte di certe forze dell’ordine nei confronti di chi al momento si trova in uno stato di restrizione.

Luca Palamara

L’elenco è, purtroppo, lungo. Il G8 di Genova con la macelleria messicana della Diaz, il caso Cucchi, la caserma dei carabinieri di Piacenza con episodi di spaccio di droga e tortura sui fermati con tanto di pesanti condanne nei giorni scorsi. Per non parlare degli scandali che hanno colpito la magistratura: il caso Palamara è solo l’ultimo della serie. Corruzione e gestione clientelare delle nomine sono stati i suoi fiori all’occhiello. Ma non solo: e che dire delle correnti e dell’uso politico della giustizia?

Se già mostrano forti crepe alcune fra le Istituzioni basilari in uno stato di diritto – in cui si risponde solo ed esclusivamente alla Legge – come le forze dell’ordine e la magistratura, significa che siamo messi davvero male. Anzi malissimo. Ma il cittadino in caso di bisogno e necessità a chi si deve rivolgere? A mago Merlino?        

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