Scarcerazioni a pagamento: magistrato confessa, chiede scusa e lascia la toga

Il giudice è stato arrestato con il suo presunto complice, un noto avvocato penalista. Entrambi nascondevano in casa migliaia di euro, frutto della corruttela. Nei guai giudiziari anche un’impiegata del tribunale e un appuntato in servizio presso la Procura

Bari – Ha preso la mazzetta per scarcerare detenuti poi ha chiesto scusa. E’ andata cosi e a confessare ogni addebito è stato un magistrato corrotto del tribunale di Bari, Giuseppe De Benedictis, durante l’interrogatorio di garanzia.

Il giudice ha risposto a tutte le domande poste dal Gip e dai Pm del tribunale di Lecce ai quali ha ricostruito esattamente come sono andate le cose ammettendo di aver ricevuto denaro in cambio di alcuni provvedimenti di scarcerazione.

L’ex magistrato inquirente Giuseppe De Benedictis

La confessione, però, riguarda tre dei quattro episodi contestati. L’interrogatorio di garanzia si è svolto alla presenza del Gip Giulia Proto, che ha emesso la misura restrittiva nei confronti del giudice di Molfetta e
dell’avvocato Giancarlo Chiariello, coobbligato in solido nella squallida vicenda.

Giuseppe De Benedictis e il legale barese si trovano in carcere dal 24 aprile scorso con l’accusa di concorso in corruzione in atti giudiziari. Nel corso di una seconda perquisizione, effettuata dai carabinieri durante la notifica della misura cautelare, in casa del magistrato venivano rinvenuti altri 4mila euro, frutto probabilmente di un’altra tangente. I soldi erano nascosti dentro una presa elettrica.

I particolari del grave fatto di corruzione sono stati raccontati dai legali di fiducia dell’indagato, avvocati Gianfranco Schirone e Saverio Ingrassia, che hanno chiesto di non giudicare l’uomo ma il magistrato che De Benedictis è stato per 36 anni.

L’avvocato Giancarlo Chiariello

I due penalisti riferiscono che il loro assistito è apparso molto provato, un uomo distrutto e sofferente, che ha imputato il suo operato ad una vicenda privata, una sorta di “corto circuito mentale” che lo avrebbe fatto deragliare in seguito alla morte della moglie. Insomma il giudice non sarebbe stato “in sensi” durante la compra-vendita della libertà per alcuni detenuti.

Al termine dell’interrogatorio i due legali hanno chiesto la concessione degli arresti domiciliari, ritenendo che non sussistano esigenze cautelari dettate dal pericolo di reiterazione del reato, dal momento che il loro
patrocinato ha già chiesto di lasciare la magistratura.

Ha parzialmente ammesso le proprie responsabilità anche l’avvocato Giancarlo Chiariello, interrogato qualche ora dopo l’ex giudice. Anche al professionista vengono contestati 4 episodi di corruzione in atti giudiziari e uno di rivelazione di segreti d’ufficio in concorso con Giuseppe De Benedictis, la sua
collaboratrice Marianna Casadibari e l’appuntato Nicola Soriano, in servizio presso la Procura.

Soldi in cambio della libertà

Durante un controllo nei due studi legali del penalista erano stati sequestrati atti giudiziari e computer, mentre in casa del figlio sono stati trovati 1,2 milioni di euro nascosti nel divano e nell’armadio. Chiariello, assistito dai colleghi Andrea Sambati e Raffaele Quarta, ha risposto alle domande del Gip Proto precisando alcune circostanze e chiarendo la natura dei rapporti con il giudice.

Dopo l’interrogatorio l’avvocato è stato trasferito di nuovo in carcere di Altamura dalla polizia penitenziaria mentre i suoi difensori si sono riservati la richiesta degli arresti domiciliari. A breve il processo.

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