ROMA – RAPPORTO ANTIGONE: AUMENTO SUICIDI IN CARCERE E DETENUTI IN ATTESA DI SENTENZA

La situazione penitenziaria rivela poche modifiche rispetto agli anni scorsi ma l'incremento dei suicidi deve far riflettere. Stessa cosa l'aumento dei detenuti in attesa di sentenza. Anche in questo caso la riforma carceraria è indispensabile è non più differibile.

Roma – Il 10 agosto scorso è stato presentato il rapporto di metà anno ”Salute, tecnologie, spazi, vita interna: il carcere alla prova della fase 2” dell’associazione Antigone Onlus ”per i diritti e le garanzie del sistema penale. Nata alla fine degli anni Ottanta nel solco dell’omonima rivista, con sede principale a Roma, Antigone Onlus è un’associazione politico-culturale a cui aderiscono prevalentemente magistrati, operatori penitenziari, parlamentari, studiosi, insegnanti e cittadini che, a vario titolo, si interessano di giustizia penale.

A quando la riforma penitenziaria?

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Il rapporto è suddiviso in due grandi aree: i numeri generali del sistema penitenziario e un’analisi svolta su trenta grandi penitenziari italiani, per fotografare e capirne la realtà.

Il primo dato allarmante è l’aumento dei suicidi dietro le sbarre: dal 1 gennaio al 1 agosto 2020 sono stati 34 i detenuti che si sono tolti la vita. Il più giovane aveva 23 anni, mentre il più anziano 60, quasi la metà di loro aveva meno di 40 anni. Storie di disperazione in pochi metri di cella, senza che nessuno potesse evitarne il tragico epilogo, né negli istanti precedenti al suicidio, né durante il percorso detentivo. E i numeri parlano da soli: 8 suicidi in più rispetto alla prima metà dello scorso anno.

Patrizio Gonnella.

“…Ogni storia di suicidio è una storia di disperazione individuale. Ogni storia di suicidio non va risolta con il capro espiatorio, cioè prendersela con chi dieci minuti prima non ha fatto l’ultimo controllo: il poliziotto di sezione quasi sempre non ha nessuna responsabilità. Non ci dobbiamo accanire con chi non ha impedito il suicidio, ma con chi non ha tolto la voglia di suicidarsi, che è ben altra cosa…” ha dichiarato Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione Antigone, durante la presentazione del rapporto che è stato dedicato a Jhonny Cirillo, rapper venticinquenne di Scafati che si è tolto la vita nel carcere di Salerno.

 

Jhonny Cirillo morto suicida in cella.

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Altro tasto dolente è il sovraffollamento carcerario che, a seguito delle misure anti-Covid, ha visto la riduzione del numero delle persone in cella, rendendo meno evidente il problema che resta irrisolto: il tasso di affollamento ufficiale si ferma per ora al 106,1%. Percentuale ridotta rispetto a quella del 2019 che era del 119,4%. Purtroppo, in ben 24 istituti la situazione resta grave, superando il 140% e, nei penitenziari di Taranto, Larino e Latina, si oltrepassa addirittura il 170%. In teoria, si potrebbe sfoltire la popolazione carceraria attraverso le misure alternative alla prigione ma, per preclusioni di varia natura, in pratica non viene mai fatto. Secondo i dati del rapporto, infatti, al 30 aprile 12.519 persone detenute dovevano scontare una pena o un residuo pena inferiore a tre anni e, al 20 maggio, in 962 avevano una condanna inferiore a un anno. In ogni caso, rispetto agli anni passati, la situazione è migliorata se si pensa che dal 2008 l’affidamento sociale e la detenzione domiciliare sono aumentati del 400%. Continuando il confronto con il 2008, cattura l’attenzione anche un ulteriore dato: la presenza dei carcerati stranieri, che 12 anni fa erano il 37% e, al 31 luglio 2020 sono il 32,5%.

Le carceri rimangono sovraffollate nonostante il congruo ricorso alla detenzione domiciliare e alternativa ai servizi sociali.

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Inoltre è evidente anche la tendenza all’aumento della presenza dei condannati in custodia cautelare, che occupano la cella in attesa di sentenza. A fine luglio 2019, i condannati in via definitiva erano il 68,6% dei presenti in carcere, mentre a fine aprile 2020, a seguito del notevole calo delle presenze in carcere, erano il 68,8%. In riferimento al contagio da Covid-19 nei penitenziari si osserva che fino al 7 luglio sono stati 287, con un picco massimo nello stesso giorno di 161 persone positive. Un numero piuttosto contenuto anche se non da sottovalutare in quanto, rispetto al totale della popolazione detenuta, è di poco superiore al tasso di contagio nel resto dell’Italia. Il presidente Gonnella ha concluso il suo intervento sostenendo che, sebbene le misure contenitive attuate a marzo abbiano avuto un’azione determinate, resta di vitale importanza evitare che le carceri si trasformino in Rsa, evitando lo sviluppo di nuovi focolai a settembre, andando oltre quelle politiche che mirano esclusivamente alla riduzione della popolazione detenuta.

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