I POLITICI CONTESTANO GRATTERI. IL PROCURATORE ANNUNCIA SORPRESE

La tv ha dato ampio risalto alla notizia, molto meno la carta stampata

Ha scelto la Calabria, la sua terra. Il procuratore Nicola Gratteri non ha rifiutato l’arduo compito, al contrario, attraverso il suo lavoro certosino ha cercato di restituire dignità ad una terra che è stanca di piangere i figli emigrati e di posizionarsi come fanalino di coda dell’Italia.

“Ho smontato la Calabria come un trenino dei Lego, per poi rimontarlo pezzo per pezzo”. Con queste parole si è espresso il procuratore di Catanzaro nella conferenza stampa tenutasi all’indomani dell’operazione “Rinascita- Scott” che ha portato all’arresto di 334 affiliati alla cosca Mancuso. Lo stesso Gratteri ha più volte manifestato la gratitudine verso tutti i protagonisti dell’indagine, sottolineando come senza l’intervento attivo dei circa 3000 militari i risultati sarebbero stati differenti. Solo l’unione e la voglia di riscattare una terra che molti ormai davano per terminale hanno fatto sì che sulla Calabria potesse sorgere un nuovo sole, il sole della giustizia.

Il procuratore si è poi rivolto ai cittadini, chiedendo di occupare, in senso metaforico, gli spazi sottratti alle ‘ndrine, di interessarsi di politica e cultura, di dare un vero segnale di cambiamento, negando alla malavita la base d’omertà sociale da cui trae maggiore forza. Vibo Valentia ha risposto. I cittadini nei passati giorni sono scesi in piazza per ringraziare le Forze dell’ordine e forse per dichiarare finalmente guerra alla ‘ndrangheta. Ma non tutti, sfortunatamente, hanno mostrato entusiasmo e solidarietà per questi uomini. I principali quotidiani nazionali cartacei hanno glissato sull’accaduto, relegando la notizia dell’operazione chi alla ventesima, chi alla sedicesima pagina. Così, dopo il silenzio sulle prime bombe fatte esplodere dai Casalesi, e prima ancora sulle guerre di Mafia che hanno insanguinato la Sicilia, la stampa nazionale nuovamente appare intenzionata a silenziare il terremoto giudiziario che ha scosso la Calabria. Ancora gli stessi errori. La mancanza, però, non è sfuggito al procuratore, che con un filo d’amarezza ha dichiarato:

“I giornali nazionali hanno boicottato la notizia.  Il Corriere della Sera ha riportato l’accaduto alla ventesima pagina, La Repubblica intorno alla quindicesima, così come la Stampa. Sostanzialmente i tre quotidiani più importanti non hanno dato risalto alla notizia.”

Le ragioni di questo diniego informativo non sono chiare neanche al procuratore, il quale si è detto speranzoso di trovarsi davanti ad un errore:

“Le ragioni per capire questo silenzio da parte dei maggiori giornali italiani andrebbero chieste ai direttori stessi del Corriere della Sera, de La Repubblica e della Stampa. Se fossi stato il proprietario di questi giornali io mi sarei preoccupato, avrei chiesto quanto meno conto. Questa indagine è uno spaccato sull’Italia, ci sono oltre 35 aziende sequestrate, sono coinvolti numerosi politici di tutti i principali partiti. Questo lavoro dimostra come la ‘ndrangheta si sia insediata negli apparati statali e nella pubblica amministrazione. Sicuramente è stato un grave errore dal punto di vista giornalistico non parlare dell’accaduto.” 

L’operazione “Rinascita-Scott” ha dimostrato a quale livello di ingerenza sia arrivata la malavita organizzata all’interno delle articolazioni statali. Ma questa, però, non deve essere intesa come un punto d’arrivo, tutt’altro, deve essere concepita come un primo grande passo verso l’estirpazione della Mafia da tutto il territorio nazionale. La ‘ndrangheta si ciba di silenzi e di abbandono sociale, ed ha una grande forza rigenerativa. Non possiamo permettere che il lavoro svolto dalla Procura di Catanzaro sia vanificato o dimenticato, sarebbe un errore imperdonabile. Gratteri e i suoi uomini hanno indicato la strada, ora spetta a noi continuare su questo percorso, dobbiamo essere parte attiva del cambiamento. Allora domandiamoci, perché si preferisce dedicare le prime pagine a politicanti arrivisti che sfilano con presepi in mano e millantano di guerre alla Mafia, e non a chi realmente ha sferrato un colpo mortale alla capillarità della malavita nel Bel Paese? Ad essere complottisti ci sarebbe da pensare male…

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