La “separazione” non conviene. Meglio il privilegio che una giustizia più giusta

Si parla di riforma della Giustizia avanti tutta. C’è anche un Referendum aperto ma i temi più scottanti riguardano la separazione delle carriere dei magistrati, l’eliminazione dell’utilizzo politico delle procedure giudiziarie e delle correnti fra magistrati. La strada è ancora lunga e irta di ostacoli. E di pressioni fortissime.

Roma – L’Unione delle Camere Penali Italiane è scesa in piazza ancora una volta e reclama con forza la separazione delle carriere all’interno della magistratura. Si tratta di un problema che esiste da anni e che è tornato prepotentemente alla ribalta dopo la scandalo Palamara.

Scandalo che ha scoperchiato il vaso di Pandora svelando all’opinione pubblica “la vergogna delle correnti tra i magistrati” e non solo.

Luca Palamara

L’articolo 104 della nostra Costituzione recita testualmente che la magistratura è un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere ma durante gli ultimi tempi alcuni magistrati avrebbero approfittato della loro posizione e dei loro privilegi per influenzare l’opinione pubblica e addirittura le scelte politiche degli elettori.

Pensiamo al sindaco di Napoli Luigi De Magistris e al presidente della Regione Puglia Michele Emiliano che sono stati eletti dai cittadini grazie alla fama e al prestigio ottenuti con le loro inchieste giudiziarie. E non dimentichiamo Antonio di Pietro diventato Ministro del Lavoro e leader di “Italia dei Valori” grazie ai successi di Mani Pulite e che poi si è frettolosamente ritirato dalla politica dopo una scomoda inchiesta della trasmissione Report.

Luigi De Magistris

Ma tutto questo non è ancora sufficiente e possiamo dire tranquillamente che oggi, quella della magistratura, è l’unica vera casta presente nel nostro Paese, gelosa di privilegi a cui non vuole assolutamente rinunciare.

Non è infatti accettabile che nel 2021 il ruolo di magistrato giudicante e quello di magistrato requirente siano intercambiabili e che chi svolge la funzione di Pubblico Ministero possa tranquillamente passare a quella di Giudice con una semplice domanda al CSM.

In tempi di Europei di calcio sarebbe come dire che un calciatore dopo avere militato per anni nella Juventus decide improvvisamente di diventare arbitro pur essendo ancora in attività, assumendo quindi un ruolo terzo e imparziale.

Michele Emiliano

L’esempio è calzante perché in magistratura avviene esattamente questo: il Pubblico Ministero è una parte del processo in condizioni di parità con l’imputato e la sua difesa, mentre il Giudice svolge una funzione che deve essere equidistante dalle parti, ovvero terza ed imparziale.

I magistrati continuano ad essere arroccati sulle loro posizioni sostenendo che la separazione delle carriere trasformerebbe i Pubblici Ministeri in super poliziotti e respingono ogni tentativo di riforma in tal senso. Si tratta di una proposta scomoda che in passato era stata inserita nel programma del centro-destra ma che non è stata realizzata per le resistenze e l’ostracismo dei partiti di sinistra storicamente legati, per motivi di convenienza, proprio ai magistrati più politicizzati.

Diamo infatti un’occhiata alle forze politiche che appoggiano le Camere Penali Italiane e che hanno inviato i loro rappresentanti in Piazza Cavour, davanti al Palazzaccio, per sostenere l’iniziativa: Azione di Carlo Calenda, Italia Viva di Matteo Renzi a cui si è aggiunta la Lega di Salvini, impegnata a presentarsi come una destra di governo dopo l’ingresso nell’esecutivo di Mario Draghi.

Abbiamo un’Italia riformista che vuole andare avanti e un’Italia conservatrice che vuole tornare indietro o comunque restare ferma, immobile, “cristallizzata” senza progredire e senza rinunciare a benefici e prebende.

E sicuramente questa operazione non è stata aiutata dal Movimento Cinque Stelle che nascondendosi dietro a proposte demagogiche e giustizialiste, finalizzate a seguire gli umori peggiori dell’elettorato, hanno proposto e purtroppo realizzato riforme come quella della prescrizione e della riduzione del numero dei parlamentari che invece di condurre il Bel Paese verso il futuro lo hanno catapultato nel baratro.

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