Eutanasia e cannabis: alla politica frega poco

La politica rimane distante dai temi sociali anche importanti e dimostra di non saper intercettare le istanze dei cittadini. La Chiesa, invece, è molto più coinvolta e se non ci fossero state organizzazioni come la Caritas, durante le fasi più brutte della pandemia, milioni di italiani avrebbero rischiato la fame. Siamo ancora distanti da quella che chiamavamo normalità.

Roma – La raccolta di firme per i referendum su eutanasia e cannabis sta registrando uno straordinario successo. Tanto che i due quesiti sono finiti al centro del dibattito pubblico considerata la loro natura divisiva. Eppure, più che nel merito, si discute animatamente dei nuovi strumenti con cui è possibile raccogliere le sottoscrizioni, anche se per entrambe sono state raccolte tantissime firme. Grazie anche alle comode adesioni online che non ci costringono più a raggiungere i luoghi di raccolta.

I partiti, su questi importanti argomenti sociali, continuano a rimanere nel silenzio più assoluto. Un silenzio davvero inquietante che denota la loro incapacità di intercettare le istanze provenienti dalla collettività.

Del resto i tradizionali partiti popolari sono stati sostituiti da semplici comitati elettorali. Ne abbiamo parlato spesso e continueremo a farlo per non perdere le speranze e nel tentativo di sollecitare un cambiamento. Le ferite causate dalla pandemia nel tessuto economico-sociale del Paese sono ancora profonde. Basti pensare che rispetto a due anni fa, e nonostante il recupero degli ultimi mesi, mancano all’appello ancora migliaia di posti di lavoro.

Coronavirus: fila alla mensa dei poveri

Il nuovo rapporto Caritas su povertà ed esclusione sociale conferma che quasi uno su tre dei nuovi poveri del 2020 si è rivolto ai Centri Diocesani anche nel corso del 2021. Molto bene, invece, per quanto riguarda la campagna vaccinale. Bisogna proseguire su questa strada, senza ulteriori polemiche distruttive, che consente innanzitutto di salvare numerose vite umane, specialmente tra le persone più fragili. Segnali incoraggianti anche sul piano economico sono stati individuati dall’arcivescovo di Perugia monsignor Gualtiero Bassetti.

“…Occorre consolidare la ripresa oltre la fase contingente – ha detto il prelato – sempre nella salvaguardia dei diritti dei lavoratori. Soprattutto necessita fare in modo che i benefici della crescita economica siano distribuiti in modo da ridurre le disuguaglianze che sono aumentate a causa della pandemia, onde evitare che invece accrescano. Così come non va perduta l’occasione storica di attribuire al nuovo assegno unico per i figli una dotazione finanziaria adeguata al compito strategico che questa misura è chiamata a svolgere…”.

Gualtiero Bassetti

Monsignor Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, nell’introduzione ai lavori del Consiglio permanente ha in pratica evidenziato l’esigenza di consolidare i risultati raggiunti nel settore economico. Parlando di morte assistita, invece, è stata espressa preoccupazione da parte dei vescovi per la prospettiva di un referendum, finalizzato a depenalizzare l’omicidio del consenziente, legalizzando in sostanza l’eutanasia.

“…Senza voler entrare nelle importanti questioni giuridiche – ha aggiunto l’arcivescovo perugino – è necessario ribadire che non vi è espressione di compassione nell’aiutare a morire, ma il prevalere di una concezione antropologica e nichilista in cui non trovano più spazio né la speranza né le relazioni interpersonali

C’è una contraddizione stridente – fa notare il Cardinale Bassetti tra la mobilitazione solidale, che ha visto un Paese intero attivarsi contro un virus portatore di morte ed una iniziativa che, a prescindere dalle intenzioni dei singoli firmatari della richiesta referendaria, propone una soluzione che rappresenta una sconfitta dell’umano. Chi soffre, infatti, va accompagnato e aiutato a ritrovare ragioni di vita, occorre cioè chiedere l’applicazione della Legge sulle cure palliative e la terapia del dolore, non risolvere la sofferenza con la morte…”.

In ogni caso il referendum è una macchina acchiappa soldi. Partiti e associazioni che li promuovono ricevono un euro a firma per ogni quesito che ottiene il quorumTanto paga Pantalone.

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