Dopo il fratricidio il dolore della comunità

La tragedia ha sconvolto gli abitanti del comune pedemontano. Pare che il giovane reo-confesso vivesse una sorta di isolamento sociale ma non aveva mai dato segni evidenti di squilibrio. Poi l’aggressione violentissima della sorella per motivi economici. Poi la messinscena delle denuncia di scomparsa sino alla piena confessione ai carabinieri. La difesa presenterà la richiesta di perizia psichiatrica.

San Giovanni la Punta – L’intera comunità del paese siciliano alle porte di Catania si stringe intorno ai familiari della vittima, affranti da dolore. E mentre a San Giovanni la Punta, nella chiesa Madre, si sono svolti i funerali di Lucrezia Di Prima, il fratello Giovanni Francesco, di 22 anni, disoccupato, rimane dietro le sbarre con l’accusa di fratricidio e occultamento di cadavere.

La vittima era una donna disponibile e generosa, volontaria di Protezione civile

L’ha deciso il Gip di Catania al termine dell’interrogatorio di garanzia che si è svolto il 20 ottobre scorso presso la casa circondariale di Piazza Lanza a Catania. Alla presenza del difensore dell’omicida, avvocato Umberto Terranova, il giovane ha confermato quanto aveva precedente dichiarato ai carabinieri dopo il suo arresto. In più c’è stata la sorpresa del movente, che più assurdo non si può:

”…L’ho uccisa – ha detto il fratricida – perché spinto dal desiderio di “liberare” i genitori dal peso derivante da richieste di somme di denaro, gravanti sul bilancio familiare e avanzate dalla vittima per ristrutturare un’abitazione in cui sarebbe dovuta andare a vivere con il fidanzato…”.

Giovanni Di Prima

Mentre l’avvocato di fiducia si apprestava a chiedere la perizia psichiatrica per un giovane con evidenti problemi psichici che si sarebbero manifestati da tempo con una sorta di isolamento sociale in casa. La Procura distrettuale etnea ha ricostruito gli eventi delittuosi che sono culminati con l’omicidio di Lucrezia, benvoluta da tutti e volontaria di Protezione civile.

Di fatto la donna scompare il 15 ottobre scorso. Ad accorgersi della strana sparizione il fidanzato Francesco Panebianco che ne denuncia l’irreperibilità ai carabinieri che avviano subito le indagini, coordinate dal Pm Valentina Botti. Anche Giovanni si sarebbe recato in caserma a denunciare la sparizione della sorella e subito dopo avrebbe partecipato alle ricerche, beffando tutti in un primo tempo.

Panebianco però aveva notato delle tracce di sangue su uno dei cerchioni della Fiat Panda in uso al giovane mentre il padre della vittima, dipendente comunale, che si trovava in vacanza in Calabria con la moglie, faceva rientro in auto a San Giovanni La Punta dopo avere appreso la notizia della tragedia.

La villetta di via Merano dove si è consumato il delitto

L’uomo si accorgeva che nel garage di casa, in via Merano, mancava un vecchio lenzuolo con il quale era solito coprire diversi attrezzi da palestra. Il lenzuolo, infatti, era stato utilizzato dal figlio Giovanni per avvolgere il cadavere della sorella prima di nasconderlo fra due materassi per poi abbandonarlo nei boschi di Nicolosi, in località Tarderia. Qualche ora prima si era consumato l’omicidio:

”…Approfittando dell’assenza dei genitori – scrive in atti la Procura dopo essersi appostato tra la camera della sorella e il bagno, alla vista della sorella le sferrava tre fendenti con un coltello da caccia, provocandole la morte e spingendola nell’immediatezza all’interno della doccia. Con lucida freddezza il ragazzo ha quindi avvolto il corpo della donna in un lenzuolo bianco e in teli di plastica e, dopo aver trascinato il cadavere per le scale dei tre piani della villetta sino al garage, l’ha caricato sul sedile posteriore della Fiat Panda a lui in uso per poi occultarlo sotto due vecchi materassi nella citata zona di campagna ai piedi dell’Etna…”.

Il luogo del ritrovamento del cadavere nei boschi di Nicolosi-Tarderia sull’Etna

Il ragazzo si preoccupava anche di pulire l’arma del delitto che nascondeva sotto un mobile del garage per poi mettere in atto il suo piano diabolico che prevedeva l’abbandono del corpo senza vita della sorella in un luogo distante da casa. Messo alle strette dai carabinieri Giovanni Di Prima ammetteva le proprie responsabilità e indicava sia il luogo dove aveva nascosto il cadavere, che il mobile dove aveva occultato il coltello da caccia servito per sgozzare la poveretta.

L’intera comunità puntese è rimasta sgomenta nell’apprendere la notizia della morte di Lucrezia la cui famiglia è molto conosciuta e stimata nel paese etneo:”…Interpretando il diffuso sentimento di dolore dell’intera comunità – ha detto il sindaco Antonino Belliaper la tragica scomparsa di Lucrezia Di Prima, riteniamo opportuno e doveroso esprimere rispetto e vicinanza al dolore della famiglia proclamando il lutto cittadino per la giornata di giovedì 21 ottobre 2021 in occasione della celebrazione dei funerali della vittima”.

Il sindaco Antonino Bellia

Bandiere a mezz’asta e sospensione delle manifestazioni in tutto il territorio comunale alla memoria di una donna generosa di cui si sentirà la mancanza.

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