VIAREGGIO – L’HA UCCISA A COLPI DI MAZZETTA PER POI DORMIRE ACCANTO AL CADAVERE

I due avrebbero poi deciso di condividere la promiscuità di un rapporto sentimentale tormentato non solo dai problemi di sopravvivenza ma anche dalla violenta gelosia di lui. Sino alla morte.

Viareggio – Alla sbarra in Corte d’Assise Graziano Zangari, operaio calabrese di 48 anni, accusato dell’omicidio della compagna Chiara Corrado, 40 anni, morta ammazzata e nascosta in una sacco nel luglio del 2019.

L’udienza del 16 marzo scorso è durata qualche minuto e poi rinviata al prossimo 1 giugno per il collegamento telematico precario con l’imputato che si trovava nel carcere di Prato.

L’assise si è chiusa con la costituzione di parte civile da parte dei familiari della vittima mentre la Corte, presieduta dal giudice Giuseppe Pezzuti, a latere la collega Raffaella Poggi, su richiesta del Pm Elena Leone, ha acquisito formalmente tutti gli atti dell’indagine condotta dai carabinieri, saltando quindi l’esame di tutti i testimoni per poi rinviare l’adunanza al 1 giugno prossimo quando, se non ci saranno intoppi, potrebbe anche sopraggiungere la sentenza.

Chiara Corrado vittima della droga e della gelosia

I difensori dell’imputato reo confesso, avvocati Valerio Vianello Accorretti e Maurizio Campo, in sede di udienza preliminare avevano tentato di ottenere l’applicazione della vecchia normativa che fino all’aprile 2019 consentiva di ricorrere a riti alternativi, con sconti di pena, anche per i reati punibili con l’ergastolo.

La Corte Costituzionale, chiamata ad esprimersi sulla legittimità della legge che dal 19 aprile 2019 vieta questa possibilità, aveva però confermato in autunno la regolarità della nuova norma, eliminando l’opportunità del rito abbreviato.

Niente da fare dunque per Graziano Zangari che dovrà anche spiegare in aula le ragioni di quel terribile femminicidio. Dalla ricostruzione di carabinieri e medico legale l’omicidio sarebbe avvenuto fra la fine di luglio e gli inizi di agosto del 2019 al termine di un furioso litigio della coppia avvenuto all’interno di un container posto nel piazzale di un cantiere delle ferrovie nella frazione di Torre del Lago dove Zangari lavorava e viveva senza fissa dimora.

La roulotte dove è stato rinvenuto il cadavere della donna di cui nessuno aveva denunciato la sparizione

L’uomo era solito litigare con la vittima per gelosia accusando Chiara Corrado di intrattenere fantomatici rapporti con altri uomini. Ubriaco e con la mente offuscata dall’assunzione di droga il muratore assaliva la compagna a colpi di mazzetta in testa.

La donna stramazzava per terra in un lago di sangue probabilmente morta a seguito di un paio di ferite letali sul cranio. Dopo l’omicidio l’uomo si sarebbe sdraiato accanto al cadavere e avrebbe dormito cosi per tutta la notte. Il giorno dopo Zangari chiudeva il corpo senza vita della vittima dentro un telo di plastica sigillandolo con il nastro adesivo.

L’uomo caricava l’involucro sul furgone della ditta per la quale lavorava e lo trasportava a 5 chilometri di distanza, nascondendolo dentro una roulotte parcheggiata in un campo tra il cavalcavia Arcobaleno e Bicchio, sulla strada consolare Aurelia, alla periferia di Torre Del Lago.

Graziano Zangari

Una volta chiusa la roulotte con un lucchetto Zangari partiva alla volta del suo pase natale, San Nicola Arcella, in provincia di Cosenza. Dopo 4 mesi e senza che nessuno avesse denunciato la scomparsa di Chiara Corrado, separata con un figlio, già dipendente delle Poste di Capannori sino al 2012 prima di scegliere come casa la strada, il proprietario del rimorchio avvisava i carabinieri in merito all’odore nauseabondo che usciva fuori dalla roulotte rimasta con alcuni cristalli aperti.

I militari, giunti sul luogo, scoprivano il cadavere della donna, ormai in avanzato stato di putrefazione, e riuscivano ad identificarlo grazie ad un tatuaggio impresso sul lato sinistro del petto.

Nel contempo i carabinieri arrestavano in Calabria lassassino che poco dopo confessava le proprie responsabilità. Chiara e Graziano avevano scelto liberamente di vivere come clochard.

Il sopralluogo dei carabinieri

Zangari era caduto nel disagio della solitudine e della precarietà per via di tutta una serie di problemi familiari che l’avrebbero portato a vivere in strada. Un luogo che anche Chiara Corrado, nonostante fosse ancora una bella donna e con una certa cultura, aveva preferito piuttosto che impegnarsi a ricostruire un’esistenza più dignitosa.

I due avrebbero poi deciso di condividere la promiscuità di un rapporto sentimentale tormentato non solo dai problemi di sopravvivenza ma anche dalla violenta gelosia di lui. Finita a colpi di mazzetta.

 

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