MINERVINO DI LECCE – MIA O DI NESSUN ALTRO: AMMAZZATA IN STRADA CON UN COLTELLO DA SUB

Il balordo, con precedenti per droga e aggressione, avrebbe premeditato la spedizione di morte avvisando i due fidanzati con sms di minacce, l'ultimo dei quali sarebbe giunto sul telefonino del suo "rivale" alcuni minuti prima dell'agguato mortale.

Minervino di Lecce – Ancora donne morte ammazzate. Solito drammatico copione: lei lo lascia per un altro amore, lui non accetta la fine della breve relazione e l’ammazza a coltellate. L’ennesimo femminicidio si è consumato nel centro di Specchia Gallone, una frazione di Minervino di Lecce, comune dell’omonima provincia salentina.

Intono alle 19 dell’1 febbraio scorso, in via Pascoli, vicino la chiesa di San Biagio, Sonia Di Maggio, 29 anni, originaria di Rimini ed il suo nuovo fidanzato Francesco Damiano, coetaneo, carpentiere, si stavano dirigendo verso un supermercato per fare la spesa.

Via Pascoli nella frazione di Specchia Gallone di Minervino, a terra il corpo della vittima

I due stavano insieme da poco tempo ma avevano deciso di convivere tanto che Sonia si era trasferita in Puglia per mettere su casa con il bravo giovane, onesto e lavoratore. Tutto il contrario di Salvatore Carfora, 39 anni, di Torre Annunziata, parcheggiatore abusivo pregiudicato, con il quale la giovane donna avrebbe avuto una relazione sentimentale durata quattro mesi e ormai naufragata.

Sonia, probabilmente e in ritardo, aveva capito di che pasta era fatto quell’uomo senza fissa dimora che entrava e usciva dal carcere per quel suo carattere violento e irascibile. La giovane aveva deciso di troncare quel rapporto ormai impossibile e lo aveva detto più volte al suo ex che, però, non voleva sentirne di chiudere quel capitolo che a forza di minacce e vessazioni, anche con la madre della vittima, si ostinava a tenere in piedi.

La giovane donna, temendo brutte reazioni da parte di Salvatore, già detenuto per aver aggredito a coltellate un altro posteggiatore abusivo suo concorrente, aveva deciso di trasferirsi in Puglia dove l’attendeva il suo nuovo compagno, conosciuto in rete nel dicembre scorso, con il quale si sentiva protetta, oltre che amata e rispettata.

Salvatore Carfora con la povera Sonia Di Maggio

Quella maledetta serata quando Sonia si è vista davanti Salvatore Carfora ha intuito subito le sue malevoli intenzioni e con il compagno accanto avrebbero cercato di accelerare il passo nell’inutile tentativo di sfuggire all’uomo che, coltello alla mano, tentava di aggredire Francesco Damiano.

La donna, cercando di proteggere il suo compagno, si poneva in mezzo ai due uomini gridando al suo Francesco: ”…Scappa, scappa, vai a chiamare i carabinieri…”, ma veniva raggiunta prima da pugni e calci e poi da più di una decina di coltellate che la colpivano alla schiena, al torace e in altre parti vitali del corpo tanto da farla stramazzare sul marciapiede in un lago di sangue.

Messo a segno il suo piano di morte il presunto assassino si dava alla fuga mentre Francesco cercava di rianimare la sua compagna ormai deceduta per una copiosa emorragia. Sul posto, nell’immediatezza dei fatti, i soccorritori del 118 e i carabinieri della locale stazione mentre gli agenti di polizia del commissariato di Otranto, nel frattempo, rintracciavano il balordo che si aggirava nei pressi della stazione ferroviaria idruntina pronto ad allontanarsi dal paese a bordo di un treno o di un pulman.

Sonia Di Maggio con il fidanzato Francesco Damiano che nulla ha potuto fare per salvarle la vita

L’uomo veniva portato in commissariato dove, durante un primo interrogatorio, ammetteva in parte le proprie responsabilità portando gli agenti sul luogo dove aveva gettato l’arma del delitto, un coltello a serramanico da sub della lunghezza di 20 cm e lama affilatissima da 8, nascosto sotto un cumulo di pietre in aperta campagna.

Il giubbotto, felpa, pantaloni e calze, sporchi di sangue, erano stati occultati dietro un muro a secco di pertinenza del cimitero di Minervino dove il presunto assassino avrebbe trascorso la notte dopo l’accoltellamento mortale.

Gli agenti della polizia scientifica hanno refertato le numerose tracce ematiche ritrovate sia sugli indumenti che sul coltello, poi messe a diposizione del Gip Giulia Proto, del tribunale di Lecce, per la convalida del fermo.

Sulla scena del crimine giungevano il Pm di turno, Alberto Santacaterina, e la squadra scientifica che operavano i primi rilievi segnaletici e la successiva audizione dei testimoni mentre la salma della giovane riminese veniva trasportata in obitorio:

La scena del crimine con polizia e carabinieri

”…Salvatore mi aveva telefonato più volte prima dell’aggressione con fare minaccioso – riferiva Damiano alla polizia – perché Sonia teneva il telefono spento. Aveva paura di lui…Siete due morti che camminano mi aveva scritto poco prima dell’agguato mortale...”.

Carfora era stato arrestato un paio di mesi addietro dai carabinieri a Boscotrecase, nell’entroterra vesuviano, mentre si trovava a bordo di un’Audi rubata. Per sfuggire ai militari si rifugiava in casa di un boss per il quale avrebbe lavorato con mansioni di bassa manovalanza spacciando droga in piccole quantità.

In quella circostanza, fra il disappunto a la rabbia dei parenti del boss per avergli portato gli “sbirri” in casa, il delinquente campano veniva arrestato e tradotto in carcere dove ritornava pochi mesi dopo per furto e dunque ristretto nell’ex penitenziario psichiatrico di Aversa, adibito a casa di pena per reati minori.

La povera Sonia con la mamma Sabrina Lombardi, distrutta dal dolore

Nel pomeriggio del 4 febbraio scorso si sono svolti i funerali della vittima in forma privata. Sonia è stata cremata, secondo la sua volontà, e le ceneri saranno trasferite a Rimini dove verranno accolte da una fiaccolata.

Salvatore Carfora rimane in carcere in cella di isolamento per le successive incombenze giudiziarie. Era partito da Napoli armato e determinato per la sua missione di morte. E c’è riuscito: mia o di nessun altro. 

 

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