E’ morta una coraggiosa vittima di mafia vessata dallo Stato

Nonostante trent’anni di lotte contro l’imprenditore mafioso, amico dei boss di Brancaccio, Maria Rosa Pilliu con la sorella Savina non sono state riconosciute vittime di mafia dallo Stato che avrebbe dovuto difenderle e non vessarle come invece ha fatto a proposito delle tasse richieste alle due donne per un risarcimento mai ottenuto.

Palermo E’ morta per un malore a 71 anni Maria Rosa Pilliu, una delle due sorelle di origini sarde, ma palermitane d’adozione, che hanno rifiutato di piegarsi alla mafia. Il 13 agosto scorso erano appena arrivate a Riace, in Calabria, per una vacanza quando Maria Rosa spirava per un attacco cardiaco.

Marco Lillo, Savina e Maria Rosa Pilliu, Pif

Nulla hanno potuto i soccorsi chiamati dalla sorella Savina Pilliu che non ha potuto fare altro che disperarsi per la congiunta volata in cielo. Le due donne hanno combattuto per 30 anni contro le pressioni dell’imprenditore edile Pietro Lo Sicco che voleva abbattere la loro casa di via del Bersagliere 77, vicino piazza Leoni, per costruire un palazzone di lusso:

“…Se solo avessi pensato che poteva accadere qualcosa a mia sorella, non sarei mai partita per la Calabria – racconta Savina Pilliu avevamo programmato questa gita da tempo per riposarci. Oggi sono ancora più arrabbiata di prima perché abbiamo dovuto lottare strenuamente per vedere riconosciuti i nostri diritti. Non era compito nostro lottare così tanto e sostituirci ai magistrati. Non toccava a due semplici cittadine, con il rischio di essere ammazzate, denunciare e continuare a lottare per essere ascoltate e credute. Ora chiederò il conto a tutti. Pensavo che una volta finito il procedimento giudiziario avremmo avuto un periodo di relativa tranquillità e invece ora sono rimasta sola. Se non fosse stato per Pif e Marco Lillo, gli unici che ci hanno teso una mano, nessuno ci avrebbe mai sostenuto…”.

Il rudere delle sorelle Pilliu davanti ai palazzoni di via del Bersagliere a Palermo

L’imprenditore colluso, amico di boss mafiosi come Giovanni Brusca e Leoluca Bagarella, era un ex benzinaio di Palermo diventato costruttore e da sempre vicino ai clan mafiosi di Brancaccio, poi condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione e truffa ai danni di un ente pubblico.

Lo Sicco intendeva demolire il fabbricato di proprietà delle due donne che non gli consentiva di avere spazio per una palazzina di lusso che comunque aveva edificato grazie ad una concessione edilizia. Le sorelle Pilliu hanno lottato e vinto per 30 anni in tutte le sedi giudiziarie.

Pietro Lo Sicco

I giudici amministrativi, infatti, avevano dato torto a Lo Sicco, difeso dall’allora avvocato Renato Schifani, e annullavano la concessione edilizia che era stata autorizzata nel 1996. Successivamente due sentenze civili definitive stabilivano che il palazzo doveva essere arretrato, ovvero abbattuto, per 2,2 metri per rispettare le distanze e che alle Pilliu spettava un risarcimento di 700 mila euro.

Il palazzo rimaneva al suo posto e le sorelle non incassavano un euro. Anzi lo Stato chiedeva alle due germane 22.842 euro per il pagamento delle tasse sul risarcimento del danno mai incassato oppure il pignoramento di un negozio.

Il libro di Pif e Lillo che parla delle due coraggiose sorelle naturalizzate siciliane

Nel luglio del 1992 le due sorelle avevano parlato con il giudice Borsellino ma dopo qualche giorno il magistrato e la sua scorta perivano nella strage di via D’Amelio:

”…Forte, tenace e battagliera fino all’ultimo – ha detto Leoluca Orlando, sindaco di Palermo – con coraggio ha detto di no alla prevaricazione mafiosa e si è battuta contro le schizofrenie di uno Stato che non l’ha mai riconosciuta vittima di mafia. Maria Rosa Pilliu ha incarnato i valori più belli e puri della lotta alla mafia contribuendo al cambiamento culturale della città”.

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