Addestrato per uccidere l’avrebbe fatta a pezzi perché la donna aspettava un figlio?

L’uomo, già sposato e padre di due figli in Camerun, aveva intrecciato una relazione con la brava studentessa connazionale. Gli inquirenti indagano sul passato nebuloso dell’uomo, su Pc e telefonini in uso all’ex soldato e alla vittima mentre si cerca ancora il luogo della mattanza e l’arma o le armi del delitto.

Bologna – Ancora molti interrogativi sulla tragica vicenda della studentessa camerunense morta ammazzata, fatta a pezzi e gettata in un cassonetto delle immondizie dal suo fidanzato connazionale.

L’uomo, ex sergente dell’esercito regolare, sposato con due figli nel suo Paese, era in cura presso i servizi psichiatrici dell’Ausl ma aveva una relazione “malata” con la studentessa di Sociologia a cui imputava un suo precedente tentativo di suicidio, la mancata restituzione di 50mila euro in prestiti mai onorati e forse la sua presunta gravidanza che l’uomo non aveva accettato.

Jacques Honoré Ngouenet

Dopo un violento litigio l’omicidio della donna, la dissezione quasi anatomica del suo corpo e il suicidio dell’ex militare. Una vicenda incredibile quella che ha avuto per protagonisti Jacques Honoré Ngouenet, 43 anni, già agente dei servizi di intelligence del Camerun e militare disertore con precedenti di polizia alle spalle, e la sua fidanzata Emma Elsie Michelle Pezemo, 31 anni, studentessa universitaria giunta in Italia sei anni fa.

I due avevano intrecciato una relazione sentimentale che a detta di amici e conoscenti pare fosse tranquilla nonostante la tragedia smentisca questa versione dei fatti. La squadra Mobile di Bologna, coordinata dal Pm Flavio Lazzarini, sta tentando di ricostruire con fatica le diverse fasi del fatto di sangue che si sono evolute nell’omicidio della donna e nel suicidio del compagno.

Dalle testimonianze raccolte pare che i due si sarebbero incontrati per l’ultima volta nel residence dove abitava Ngouenet, il Giovanni XXIII di viale Roma, una struttura attrezzata per accogliere anche migranti con problemi sociali.

I cassonetti di viale Togliatti dove è stato ritrovato il corpo della vittima

Lo scorso 1 maggio un vicino di stanza avrebbe sentito litigare i fidanzati ma dopo una mezz’ora le urla si sarebbero quietate. Probabilmente l’ex militare, in questo lasso di tempo, avrebbe ucciso la ragazza per poi procedere con la dissezione del suo corpo che subito dopo avrebbe nascosto dentro sei sacchi di plastica di quelli usati per i rifiuti.

Non si sa bene ancora dove sarebbe avvenuta la mattanza (per la quale l’uomo era stato addestrato nell’esercito) fatto sta che dopo avere “impacchettato” i poveri resti della giovane donna Ngouenet li avrebbe caricati nella sua auto per trasportarli in viale Togliatti dove li avrebbe gettati in un cassonetto nei pressi dell’armeria Rinaldi.

La struttura di viale Roma dove abitava l’ex militare del Camerun.

Il giorno dopo, il 2 maggio, un passante notava un cassonetto sporco di sangue e faceva la macabra scoperta, subito dopo raccontava i fatti all’operatore del 112. Probabilmente l’ex graduato, una volta disfattosi del cadavere e dopo aver pulito le tracce di sangue nella sua auto, sarebbe tornato in stanza dove si sarebbe impiccato con una corda.

Il presunto omicida-suicida avrebbe lasciato anche un biglietto di addio (indirizzato ad un connazionale) ritrovato dalla polizia sul tavolo della sua stanza nel quale l’uomo spiegherebbe, in un certo senso ma non in maniera chiara ed evidente, i motivi dell’omicidio della compagna e il suo insano gesto addebitando alla donna un precedente tentativo di suicidio e tutti i soldi che le aveva prestato e che non gli sarebbero stati restituiti.

Quest’ultima eventualità sarebbe stata smentita non solo dai familiari della ragazza, assistiti dall’avvocato Gabriele Bordoni, ma anche da amici e vicini di stanza della giovane che abitava in via De Nicola, presso lo studentato Galvani. Per tutti Emma era una brava ragazza che si dava da fare e che non aveva bisogno di soldi.

Emma Elsie Michelle Pezemo, la vittima uccisa e fatta a pezzi

Un’altra terribile ipotesi, che starebbe prendendo piede in queste ultime ore, riguarda la presunta gravidanza che Emma avrebbe rivelato ad alcune amiche e che il fidanzato non avrebbe accettato. Ngouenet dunque potrebbe aver tentato di fare abortire la ragazza per poi decidere di ammazzarla forse per qualcosa che sarebbe andato storto durante quel terribile tentativo di eliminare il frutto di una notte d’amore.

La Procura felsinea ha disposto l’autopsia dei due cadaveri per chiarire le cause dei decessi mentre squadra Mobile e Scientifica procedono nelle analisi di Pc e telefonini e nelle ricerca dell’arma del delitto, una mannaia o un’accetta, del luogo dove sarebbe avvenuto lo smembramento della vittima e di eventuali complicità nell’omicidio della povera Emma che studiava sodo per diventare assistente sociale.

Le indagini di Procura e squadra Mobile continuano

Nel frattempo gli inquirenti stanno scavando nel passato piuttosto nebuloso dell’uomo nel quale non mancano i misteri ma che, una volta svelati, potrebbero chiarire le motivazioni reali che avrebbero portato l’ex militare malato di mente a compiere quella tremenda carneficina.

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