Costretti in casa gli italiani si sono scoperti artigiani.

Rimanere a casa per forza ha stimolato l’ingegno di migliaia di cittadini che si sono ritrovati con cacciaviti e zappe in mano. Piccole riparazioni e bricolage sono stati i settori più gettonati ma anche le riparazioni di impianti elettrici e idraulici sono andate alla grande. Tutto il contrario dei cosiddetti Millennials che al minimo problema alla lavatrice la mandano in discarica e ne comprano una nuova.

Durante il periodo dell’isolamento forzato in casa per le note vicende legate al virus, gli italiani si sono scoperti bravi tuttofare nei piccoli lavori domestici. Non sono chiacchiere da bar dello Sport ma è il risultato di uno studio “Gli italiani e il DoItYourself (DIY)”, l’equivalente del nostro fai-da-te.

La ricerca è stata commissionata da TaskRabbit, una piattaforma on line di servizi vari e di problem solving nel fai-da-te, che incrocia domanda e offerta, con la quale l’utente si connette a tasker qualificati per aiuti nelle pulizie, montaggio e smontaggio mobili, piccoli lavori idraulici ed edili, giardinaggio ed altro ancora.

Nata negli USA, l’azienda si è estesa in Europa ed anche in Italia, con sedi a Roma e Milano. Ebbene dallo studio è emerso che più di 2/3 degli intervistati si è scoperto molto più attento al riutilizzo degli oggetti. Nel periodo in cui si doveva restare forzatamente in casa, dopo i primi momenti in cui si passava dal divano al letto e ritorno, 1 italiano su 2 ha iniziato a dedicarsi a piccole riparazioni domestiche. Roma ha sopravanzato Milano e le donne hanno sovrastato gli uomini. C’era da dubitarne?

Lo studio è stato effettuato da Mps Research, società di ricerche di marketing e socio-economiche, nel mese di giugno scorso, su un campione rappresentativo della popolazione italiana. Metà degli intervistati hanno dichiarato di aver ricomposto i mobili per renderli adatti ad usi diversi da prima. Nonostante questa loro volontà di darsi da fare, moltissimi di loro hanno mostrato impaccio, impreparazione ed ignoranza su quale fosse la vite migliore per un mobile ben fatto, cioè quella a brugola, la più impiegata per gli accessori e oggetti che fanno parte dell’arredamento di un ambiente.

La “generazione Y“, ovvero quella che comprende i nati tra il 1985 e 2005 i quali, essendo diventati adulti nel corso del nuovo millennio, spesso vengo definiti dagli studiosi del costume sociale Millennials, ha dato risposte sorprendenti. In dettaglio, più di 1/3 cambia l’elettrodomestico se si rompe, non considerando per nulla la possibile riparazione; in caso di rottura preferisce portare al macero il mobile; di rimpiazzare un pezzo di arredamento se non garba più.

Più della metà dei Millennials ha manifestato una certa sensibilità verso la sostenibilità. Preferisce, infatti, acquistare prodotti ecosostenibili per i lavori fai-da-te ed adottano più volentieri soluzioni orientate al risparmio energetico domestico. Molta alta è l’attenzione per gli oggetti e mobili realizzati con materiali naturali o da aziende ecologiche.

Restare molto tempo in casa ha costretto migliaia di italiani ad arrabattarsi alla meglio e le attività scelte sono state diverse tra uomo e donna. I primi hanno privilegiato le riparazioni elettriche ed il montaggio mobile. Le seconde, il giardinaggio.

La direttrice di TaskRabbit Europa Cornelia Raportaru ha dichiarato “…Gli italiani sono molto attenti alla sostenibilità e noi stiamo incoraggiando un cambiamento di mentalità per convincere le persone a riparare oggetti rotti, piuttosto che buttarli. Siamo dotati di 3000 tasker che offrono le loro competenze in Italia, che possono aiutare nelle attività di riparazione, riutilizzo e riciclo degli oggetti pre-utilizzati…”.

Cornelia Raportaru

Che gli italiani stiano attenti alla sostenibilità è tutto da verificare, ma noi lo speriamo vivamente. Da questa analisi è comunque emerso uno spaccato sconosciuto ai più e che a qualcuno ha dato occasione di sbarcare il lunario, in attesa di tempi migliori. Per alcuni, col tempo, è diventato un vero e proprio lavoro.

Tuttavia per una prospettiva meno precaria sono necessarie scelte politiche ed economiche che privilegiano i nostri concittadini più in difficoltà. Altrimenti, non se ne esce.             

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