Mi stampa un filetto tenero tenero?

Purtroppo non c’è scampo: anche la carne con la stampante 3d. Pensate un po’ alla “coratella” artificiale o ai “saltimbocca alla romana” di plastica, qualcuno di voi ha ancora appetito? Eppure è la pura realtà e non è detto che il mercato, prima o poi, non diventi sempre più ricco di cibi “stampati” in tre dimensioni del tutto identici a quelli naturali. Del tutto rimane una parola grossa, ovviamente.

La carne adesso può essere stampata e pulita. Non ci credete? Al solo pensarci una decina d’anni fa si correva il rischio di essere presi per matti o sospettati di aver ingerito funghi allucinogeni. O peggio. Ed invece, piaccia o no, è la “nuda e cruda” realtà.

Stiamo parlando della cosiddetta carne pulita, ovvero quella che non proviene da animali macellati. Forse si è trovata la soluzione che potrà risolvere l’annoso conflitto tra vegetariani e animalisti da un lato e chi non riesce a sopravvivere senza una bella bistecca di Chianina alla brace.

Molti di noi, spiazzati dalla notizia, si sono chiesti come fosse possibile scindere la provenienza della carne dall’animale. Va da sé che quest’ultima alternativa ecologica alla fettina viene prodotta in laboratorio.

Dalle cellule staminali del grasso e del muscolo di un animale vengono ricavate le fibre alimentari che si sviluppano in un mezzo di coltura da cui scaturisce un effetto moltiplicativo. Alla fine di questo processo una stampante 3D stratifica le fette in modo da somigliare perfettamente alla normale carne acquistata in macelleria o supermercato.

Ora la tecnologia di stampa 3D avanzata crea modelli molto simili nell’aspetto e nelle funzionalità ai prototipi. Con una stampante di questo tipo, un file 3D del computer viene utilizzato per ricavarne una serie di porzioni in sezione trasversale.

Non si tratta di qualcosa che esiste solo nell’immaginazione di chi ha avuto l’ardire di prospettare un futuro prossimo che vada in questa direzione. In alcuni Paesi è già realtà. Ad esempio gli abitanti di Singapore possono ordinare molte pietanze a base di pollo creato in laboratorio e gustarsele direttamente a casa.

E’ chiaro che questi nuovi piatti avranno una diffusione maggiore in base a cosa deciderà il consumatore. Come d’altronde è sempre stato. In uno studio del 2018 (quando la coltura della carne in laboratorio ancora non era in fase avanzata) effettuato contemporaneamente nel Regno Unito e negli USA, risultava che il 29% dei consumatori avrebbe accolto senza fare una grinza la novità, il 60% dei vegani si dichiarava da subito disponibile ad assaggiarla.

Due anni dopo, però, uno studio condotto dalla Curtin University e dall’Università di Sidney evidenziava che nonostante l’aumento dell’interesse per le tematiche ambientali, per la salute ed il benessere per gli animali, il 72% di quella che è stata definita la Generazione Z, ovvero coloro che sono compresi nella fascia d’età 18-25 anni, si era dichiarata sfavorevole alla carne coltivata.

La principale autrice della ricerca, la dottoressa Diana Bogueva della School of Chemical and Biomolecular Engineering dell’Università di Sidney, evidenziava con entusiasmo i risvolti positivi dello studio:

“…La carne ottenuta in vitro e altre alternative sono importanti in quanto possono aiutare a ridurre le emissioni di gas serra – responsabile del riscaldamento globale e del forte inquinamento delle nostre città – e migliorare il benessere degli animali di allevamento. Tuttavia, se la carne coltivata vorrà prendere il posto di quella d’origine animale, dovrà attrarre emotivamente ed intellettualmente i consumatori della Generazione Z…”.

Bisognerà vedere che cosa ne pensano i grandi produttori di carne a livello mondiale. Quest’ultimi, prima di abbandonare la loro gallina dalle uova d’oro, contrasteranno con tutti i mezzi a loro disposizione, finanziari e massmediatici, l’avanzata della bistecca in vitro.

A meno che allevatori e macellai non fiuteranno l’affare e si butteranno a capofitto nel nuovo business. Comunque stiano le cose, in un futuro ormai prossimo, potremmo sempre recarci in copisteria, pardon in macelleria, per ordinare le nostre bistecche: “Mi… stampi 1 kg di fiorentina!”. Pare che il prezzo sia molto vantaggioso, sul sapore non garantiamo nulla.                     

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