Via alle trivelle: ma non si era detto energie rinnovabili?

Il Governo Conte 1, sempre con Lega e M5s, aveva detto no alle trivellazioni. Il Governo Draghi, sempre con Lega e M5s, ha detto si alle trivellazioni, limitatamente alle fonti di gas, considerati però gli eventi bellici. E le energie rinnovabili? I soldi spesi per la Transizione Ecologica? Allora richiamiamolo Ministero dell’Ambiente, sarebbe più serio.

Roma _ Il rincaro delle bollette della luce e del gas è l’ultimo “regalo” non richiesto che ci siamo trovati nel nostro paniere quotidiano. Giustificabili gli strepitii di famiglie e imprese: le une e le altre fanno fatica a raggiungere la fatidica meta di fine mese. Ed i nostri illuminati (a proposito di… luce) politici cosa hanno escogitato? Beh, hanno pensato di ritornare al passato: quindi nuove estrazioni e nuove trivellazioni!

Il ministro Roberto Cingolani

Lo scorso 11 febbraio in Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato il progetto col fantasmagorico titolo: “Piano della Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee” (PiTESAI), il cui scopo è quello di contrastare l’aumento delle bollette. Il progetto, voluto dal ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani, serve ad individuare in quali zone del Paese si possa riprendere l’estrazione del gas.

Per la cronaca, ricordiamo che la ricerca di nuovi giacimenti fu interrotta nel 2019 dal Governo Conte I, composto da Lega e 5 Stelle, con l’intento di “sospendere tutte le attività di prospezione ed esplorazione di idrocarburi a terra e a mare con una moratoria di 18-24 mesi, in attesa di stabilire le nuove zone adatte all’estrazione“. Con loro erano scesi in piazza gli ambientalisti., tanto per essere precisi.

2015 – Protesta contro le Trivellazioni a Corigliano Calabro

Questa scelta fu accettata a malincuore dalla cosiddetta area dura leghista, favorevole, invece, allo sfruttamento di tutte le risorse naturali ed energetiche possibili. Posizione giustificata dall’eventuale risparmio per le tasche degli italiani.

Dall’altra parte manifestazioni di giubilo si riscontrarono soprattutto nell’elettorato grillino della prima ora, che si era avvicinato al Movimento 5 Stelle proprio per le battaglie ambientaliste. D’altronde l’ambiente rappresenta una delle stelle presenti nel logo del movimento!

E’ stato deciso, dunque, che torneranno le trivelle a perforare il sottosuolo sia marino che della terraferma. Con sommo gaudio delle popolazioni locali a cui frantumeranno i timpani e non solo e delle specie animali marine che si vedranno sconvolgere il loro habitat naturale.

Il ritorno delle trivelle, alla faccia della sostenibilità ambientale.

Il Ministero, in una nota, ha dichiarato perentorio “…Il placet è stato dato solo ai giacimenti di gas e non di petrolio… Sono state selezionate quelle aree in cui è consentito lo svolgimento delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi sul territorio nazionale… Per fare questo saranno valutati i criteri di sostenibilità ambientale, sociale ed economica…”.

Poiché i nostri governanti quando fanno le cose, le pensano in grande, è stata redatta finanche una mappa geografica, curata dall’Istituto Superiore Per la Ricerca Ambientale (ISPRA). Quest’ultimo è un ente pubblico di ricerca, sottoposto alla vigilanza del Ministero della Transizione ecologica. Svolge funzioni tecniche e scientifiche, sia a supporto del Ministero, sia in via diretta, tramite attività di monitoraggio, di valutazione, di controllo, di ispezione e di gestione dell’informazione ambientale.

Dai dati diffusi dall’Ispra risulta che il 42% del territorio italiano sia adatto all’estrazione. La Valle d’Aosta, il Trentino Alto Adige, la Liguria, l’Umbria, la Sardegna e la Toscana restano escluse dal PiTESAI. Mentre le aree marine risultate idonee allo scopo sono l’11,5% del totale nazionale.

Inoltre il Ministero ha precisato che “…Il Piano ha l’obiettivo di fornire regole certe agli operatori e di accompagnare la transizione del sistema energetico nazionale, definendo le priorità sia in un’ottica di decarbonizzazione che del fabbisogno energetico…”. A questa nota ministeriale, si è aggiunta quella del Ministro Roberto Cingolani, che con tono deciso ha dichiarato: “…Non possiamo più aspettare, dobbiamo aumentare la produzione di gas nazionale!..”.

Si stanno già fregando le mani i grandi fornitori di gas italiani al pensiero dei lauti profitti che faranno. Tanto, come è tipico costume del Bel Paese, le spese saranno a carico dello Stato, ovvero di noi contribuenti. Si ripete la solita stantia e irritante solfa: socializzare le perdite, privatizzare i profitti!

E’ vero che il gas resta uno dei meno inquinanti tra i combustibili fossili, ma non si era deciso di attuare un piano di investimento capillare per le energie rinnovabili? Altrimenti che transizione ecologica è? E’ come se un medico, invece di farti morire di cancro, ti lascia morire con una malattia meno cruenta. Che sensibilità!  

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