Cade una stella. Esprimiamo un desiderio?

A conti fatti sono rimasti quattro gatti mentre il logo perde un’altra stella. Il Movimento contro il potere non esiste più. Mentre il Movimento del potere perde pezzi e rischia di sparire a breve. Il nuovo soggetto politico conta di tornare indietro nel tempo quando i grillini scendevano in piazza per il Vaffa-day. Per carità è un film già visto. Ed ecco com’è finita.

Roma – Un’altra stella è caduta dal simbolo storico dei grillini: esprimiamo un desiderio? Fatto. Ed ecco che un nuovo partito si affaccia nella variegata costellazione dei pentastellati dissidenti. Un soggetto politico nuovo di pacca composto dagli ultimi transfughi del partito di Grillo, ormai sgretolatosi in mille piccole meteore senza rotta. Soprattutto senza arte, né parte.

Nella sua breve storia il M5s ha stabilito il record del più alto numero di soggetti politici nati in seguito a scissioni più o meno eclatanti. Infatti le divisioni avvenute con annesse fondazioni di partiti, liste elettorali, movimenti e gruppi parlamentari nazionali e regionali, sono state così numerose che in confronto i ritmi di proliferazione di sigle ex Dc o post-comuniste sono roba da dilettanti.

Questa volta il soggetto politico prende il nome di “Partecipazione attiva” ma l’obiettivo è sempre lo stesso: tentare di ospitare gli esuli grillini rimasti senza casa dopo l’emorragia di attivisti andata in scena su tutto il territorio nazionale. Fine di un sogno o di un incubo, a seconda del punto di vista.

Le divisioni rivelano tutte le debolezze intrinseche ad un movimento il cui comune denominatore è stata solo la protesta contro il sistema a cui, il M5s si è subito integrato appena asceso al Governo.

Tutte le motivazioni offerte ai media, al di là di ogni effettiva aderenza alla realtà, denotano come sia stato difficile e come lo si ancora tenere unito un popolo di iscritti, attivisti, eletti ed elettori che avevano in mente di rivoluzionare il sistema. Ma una volta raggiunto il potere, nel bene e nel male, il movimento di Grillo, tramite i suoi stati generali, si è identificato con esso facendone parte integrante.

Questa strategia, perché di palese strategia si parla, dovrebbe fare riflettere, non per scoraggiare nuove iniziative che sono sempre le benvenute, ma per comprendere come l’interesse personale, la notorietà, il bastone del comando uniti all’ambizione ed il narcisismo possano giocare brutti scherzi in una partita dai risultati imprevisti. Una volta vinto il campionato ubriacarsi è molto semplice ma, nel contempo, assai deleterio. Il primo proclama di “Partecipazione Attiva” ci ricorda un refrain già trito e ritrito:

“…Abbiamo deciso di offrire una nuova prospettiva politica a tutti coloro che si sentono delusi dal nuovo corso del M5S e che hanno perduto una loro collocazione politica…”. In che cosa consiste la novità?

Nel mirino c’è “la svolta governista del Movimento e la gestione in mano a Giuseppe Conte” che, con il nuovo statuto, ha di fatto cancellato l’autonoma e spontanea iniziativa dei gruppi territoriali ormai ridotti a orpelli. Una scusa quest’ultima più che j’accuse, una bugia senza precedenti, considerato l’andazzo del partito dei Pentastellati all’epoca di Casaleggio senior, il vero padre-padrone della prima ora.

E’ opportuno ricordare che nel primo periodo di vita dei 5 Stelle, durato tutta una legislatura, nessuno degli iscritti, ma sarebbe meglio dire proprio nessuno, poteva rilasciare una dichiarazione o alzare un dito che Casaleggio e lo stesso Grillo non volessero. La parola autonomia era sconosciuta come la stessa libertà di poter fare ciò che meglio si credeva. Ma tant’è.

L’iniziativa attuale nasce dal “MovExit”, un evento ufficializzato il 3 settembre scorso con una diretta Fb, annunciata ad agosto per lasciare in blocco il Movimento. Ne fanno parte i quadrumviri Eleonora De Vito, consigliera regionale nel Lazio, Rocco Baccelliere, Paola Cedroni e Francesco Paolo Trapani a cui seguono diversi altri fuggitivi.

Saremo il terzo polo, né a sinistra né a destra”, ripetono gli ex grillini, rispolverando il vecchio mantra pentastellato, che peraltro era stato copiato dall’IdV della prima ora, di Antonio Di Pietro. Dunque nulla di nuovo sotto il sole ma solo tanta paura di tornare a casa lasciando le poltrone ad altri più fortunati. O forse migliori, atteso che la politica possa generare personaggi in grado di esercitarla.

“…Ormai il Movimento 5 Stelleaffermano alcuni dissidentiha affondato la sua storia nel tradimento totale di ideali, per questo è necessariocontinuano i quadrumviridare vita ad un nuovo progetto politico che riprenda i nostri principi originari nel rispetto di ciò che eravamo…”.

Più che una giustificazione sembra un’aggravante. Riprendere le motivazioni iniziali che hanno ispirato un partito il cui fallimento è sotto gli occhi di tutti non sembra una buona idea. Sembra più una minaccia di cui abbiamo piene le scatole.  

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