ROMA – GOVERNO DRAGHI A UN PASSO DAL VARO: SITUAZIONE VACCINI ANCORA IN BILICO

A breve Mario Draghi scioglierà la riserva al Capo dello Stato ed il suo governo potrebbe diventare realtà. Nonostante i "barricaderi" dei Cinque Stelle guidati da "Dibba". La morte di Franco Marini ha raggelato il clima politico assai bollente.

Roma – Lavori in corso per una maggioranza larga e sicura in Parlamento. Giornate intense e fattive quelle di Mario Draghi per evitare ciò che il secondo governo Conte ha dovuto subire, combattendo sul filo del quorum in Senato.

L’ultima fiducia, infatti, era stata votata da 156 senatori, sotto la soglia della maggioranza assoluta che a Palazzo Madama è di 161 (315 senatori eletti e 6 a vita).

Un destino diverso sembra attendere il futuro esecutivo del banchiere italiano che, vista l’ampiezza della base parlamentare con la convivenza di forze eterogenee ed antagoniste quali Lega a Leu, potrebbe rischiare qualche incidente di percorso e problemi di stabilità dovuti alle distanze su alcuni punti del programma.

San Mario da Roma

Lo hanno fatto notare sia il segretario del Pd Nicola Zingaretti, a disagio per l’ormai scontata convivenza con Matteo Salvini ed altri leader a cui non va giù un programma blindato sul nascere e per nulla concordato. Come dire noi del Parlamento che ci stiamo a fare se dobbiamo trasformarci esclusivamente in “yes man” senza poter dissentire né criticare per poi essere additati come la causa di tutti i mali della società.

I numeri in Parlamento, con l’unica forza d’opposizione rappresentata da Fratelli d’Italia, non dovrebbero però preoccupare il premier incaricato, neanche se dal Movimento 5 Stelle dovessero staccarsi i parlamentari “riluttanti” che non intendono sostenere l’ex presidente della Bce, magari sollecitati con forza dall’irriducibile Alessandro Di Battista.

Dibba reitera il no a Draghi

Intanto il fronte del “No” al governo Draghi, all’interno del Movimento 5 Stelle, in vista della consultazione sulla piattaforma Rousseau, si compatta e lancia un’iniziativa online che si è tenuta martedì sera su Zoom, dal titolo esplicito “Vaffa-Day: no governo Draghi”.

Il movimento del comico genovese è in subbuglio, inutile negarlo: “…Non possiamo accettare di condividere il governo con la Lega e, ancora di più, con Silvio Berlusconi – afferma la senatrice Barbara Lezziun governo che, se allargato a quasi tutta la destra (Meloni esclusa), non ci permetterà di rappresentare l’ago della bilancia e tanto meno la maggioranza relativa, potendo incidere ancora meno di quanto fatto fino ad ora. Non avendo neppure espresso il Presidente del Consiglio. Saremo non solo ininfluenti ma perderemmo per sempre la nostra reputazione, poiché la nascita di questo governo ha avuto come unico obiettivo quello di far fuori Conte e di eliminare il tratto distintivo del M5S…”.

Barbara Lezzi

Come dargli torto. La situazione infatti è stata creata su misura per sparigliare le carte e ricostruire nuove possibili convergenze. Comunque pare eccessiva la supponenza di Draghi, se mai si dovessero verificare condizioni non condivise, per programmi e ministri.

Il problema, infatti, è politico e di democrazia parlamentare ma anche di rispetto verso tutti i partiti che ci hanno comunque messo la faccia, a differenza dell’economista incaricato da Mattarella che, frutto avvelenato di una manovra cieca e sorda alle aspettative dei cittadini, diventa una sorta di eroe temuto e, nello stesso tempo, desiderato.

A tutto però c’è un limite. Intanto si fa strada l’ipotesi di permettere a Conte, due volte premier e disarcionato dalla crisi di governo aperta da Matteo Renzi, di occupare una poltrona in Parlamento.

Si sta valutando, infatti, una sua candidatura alle suppletive della Camera, nel collegio uninominale di Siena, per il seggio da deputato lasciato vacante dall’ex ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, in quota Pd, che ha abbandonato l’incarico dopo la designazione alla presidenza di Unicredit.

Pier Carlo Padoan

La data del voto è prevista entro il 31 marzo. Ma non è detto poiché tutto è ancora in via di risoluzione. O, meglio, in via di definizione da parte del nuovo esecutivo guidato da Draghi.

Un modo come un altro anche per testare l’alleanza tra M5S e Pd. In tal caso Giuseppe Conte, in primavera, potrebbe essere deputato. E la commedia continua. In ogni caso un futuro “governo di tutti”, a guida dell’economista romano, almeno sulla carta potrebbe battere il primato che appartiene all’esecutivo guidato da Mario Monti, nato dall’emergenza “spread” con 281 sì al Senato e 556 alla Camera.

Infatti nel lontano 2011 si era registrato un record dei consensi mai ottenuti prima da un esecutivo politico, anche se con soli tecnici. A Palazzo Madama la soglia potrebbe essere ampiamente superata con il sostegno di M5S e Leghisti.

Il futuro onorevole Giuseppe Conte

I voti a favore sicuri sarebbero 294, con 92 del Movimento, 63 della Lega, 35 di Pd, 18 di Iv, 52 di Fi, 10 Europeisti, 7 delle Autonomie e 17 su 22 del gruppo Misto (compresi i senatori a vita). Nessun problema, dunque, per la maggioranza se ci fossero defezioni tra i senatori Cinque Stelle.

Quelli indecisi, infatti, sarebbero al momento una ventina, mentre quelli orientati per non concedere la fiducia solo dieci. Fra tanta caciara una notizia funerea non ci voleva: all’età di 87 anni si è spento ieri notte a Roma Franco Marini, sindacalista, ex Presidente del Senato ed ex segretario nazionale del Partito popolare italiano (Ppi).

Nella sua lunga carriera politica e istituzionale Marini è stato anche segretario generale della Cisl, più volte ministro del Lavoro e della Previdenza sociale ed europarlamentare. L’esponente politico è morto per complicazioni legate al Covid.

Franco Marini

Ed a proposito di virus aumentano i morti in Italia. Mentre la situazione vaccini rimane in fase di stallo. Il rischio di una terza ondata virale è alle porte, con il pericolo di un aumento dovuto alle varianti straniere e alla scarsa percezione sociale dell’enorme iattura che ci ha colpiti.

L’apertura delle scuole rappresenta un vulnus irreparabile che si sarebbe potuto evitare consentendo di proseguire, per le classi superiori, con l’ormai collaudata dad. Non abbassiamo la guardia, come se di problemi non ce ne fossero già abbastanza.

No al governo Draghi

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