ROMA – ENRICO LETTA VERSO IL SI. NON TUTTI LO VOGLIONO NEL PD MA FANNO FINTA DI NULLA

Fra personaggi della vecchia "nomenklatura" e facce riesumate dalla prima e seconda Repubblica, Enrico Letta rappresenta il meglio che i Pd possono esprimere in questo momento. Eppure c'è chi gli rema contro alle spalle per sorridergli in faccia.

Roma – In attesa che Enrico Letta decida (noi riteniamo abbia già deciso per il si, ndr) di prendere il posto di Zingaretti, nel Pd si continua a sfogliare la margherita. Non certo per dire m’ama, non m’ama. Piuttosto per cercare di capire se Letta sia davvero l’uomo giusto in grado di risollevare le sorti del partito.

Se il suo “appeal” politico sia sufficiente per attrarre consensi. O, meglio, i tanti consensi in più che il Pd ha perduto e che affannosamente cerca di riconquistare

Poi il fatto più importante: l’ex Presidente del Consiglio, promotore della spaccatura di FI e della nascita di NCD con Angelino Alfano, non è considerato il garante che può rappresentare tutti. In altre parole non si fidano. E siccome i personaggi di spicco scarseggiano chi rimane tenta di arrabattarsi come può. Anche perché Letta non è espressione di tutti i Pd. Anzi.

L’obiettivo dichiarato delle minoranze è quello di spezzare l’asse che si è venuto a creare con il Movimento 5 Stelle. Un’alleanza considerata un tabù fino al 2019 ma l’esperienza di governo con gli ex alleati Renzi e Conte aveva ribaltato la situazione tanto che adesso il Pd è il fulcro dell’alleanza con il M5s e Leu.

Le manovre correntizie sono solo all’inizio del lungo percorso di rigenerazione e disintossicazione che prima o dopo dovrà avvenire. Intanto anche l’altro “compare” non se la passa bene. I 5 Stelle tardano a farsi avanti perché il partito è nella nebbia più fitta. Forse impenetrabile.

Soprattutto a causa della bufera mediatica che vede Grillo contrapposto a Casaleggio, in una spirale vertiginosa di comportamenti, l’uno opposto all’altro. Infatti Davide Casaleggio ha presentato il suo manifesto dal titolo emblematico: “ControVento”.

Davide Casaleggio

L’iniziativa è stata annunciata nei giorni scorsi dall’Associazione Rousseau e contestata da molti parlamentari pentastellati che ritengono l’iniziativa l’anticipazione di un nuovo progetto politico parallelo al M5S. Le smentite non si fanno attendere ma sembrerebbero prive di fondamento, ControVento è solo un manifesto ma non solo:

“…Vuole essere un codice etico di riferimento – si legge nel Blog delle Stellema anche un perimetro solido e ben definito di termini e condizioni di utilizzo dell’ecosistema Rousseau, attraverso il quale promuovere in maniera ancora più attenta i processi di partecipazione e, soprattutto, la tutela dei diritti dei cittadini…”.

Nuovo partito o no la rottura tra Casaleggio e Grillo appare inevitabile. Nel frattempo il leader in pectore del M5S, Giuseppe Conte, nell’ambito della rifondazione del Movimento sta studiando, assieme a Beppe Grillo, una possibile exit-strategy per dirimere la controversia con Rousseau.

Sul tavolo c’è ancora l’ipotesi di un contratto di servizio da stipulare con il titolare della piattaforma. Infatti non si può sottovalutare il fatto che l’associazione Rousseau pretenda circa 450mila euro di versamenti arretrati dai parlamentari, mentre gli eletti del M5S non vogliono più saperne di mettere mano al portafogli.

Ecco il tema portante per cui ancora non si è modificato lo statuto. Per motivi economici. In effetti per indire la votazione per l’eventuale modifica dello Statuto ci vogliono i soldi, poiché la procedura di voto sembrerebbe complessa e costosa. Poi al di là di ogni altra reale motivazione e tecnicismo, ogni parlamentare ha preso l’impegno di sborsare 300 euro al mese per Rousseau. 

I denari, per altro, sono diventati assai pochini atteso che fra espulsi e transfughi le quote disponibili sono ridotte al lumicino e Casaleggio non intende certo rimanere con il cerino in mano. Intanto a Palazzo Madama il Movimento continua a perdere pezzi.

L’ultimo parlamentare transitato al Misto è il senatore siciliano Francesco Mollame, che parla di “decisione sofferta”, contestando la decisione del M5S per l’inter-gruppo con Pd e Leu. Ovvero quell’alleanza per lo “sviluppo sostenibile” di cui l’ex premier Conte si è proposto come federatore.

Francesco Mollame

In ogni caso entro la fine del mese l’ex “avvocato del popolo“, che domenica scorsa a Marina di Bibbona ha avuto un lungo incontro con Grillo, dovrebbe presentare il suo progetto per il futuro del Movimento riveduto e corretto. Per ora bocche cucite sul piano di rilancio dell’ex premier e sul restyling del partito. Rumors parlano dell’istituzione di una “segreteria light” composta anche da volti nuovi.

Se ne rimarranno, beninteso. Tra le poche certezze la presenza della dicitura “2050” nel nuovo simbolo pentastellato. Così, come ampiamente previsto, il Governo Draghi è riuscito non solo a scombussolare il Pd ma anche i Cinque Stelle. Entrambi infatti non vedono oltre il naso e men che meno nel futuro.

In caso di elezioni le batoste potrebbero provenire proprio da Forza Italia e Lega che, nel frattempo, hanno riordinato le idee e si dicono pronti alla competizione che, prima o poi, dovrà diventare realtà. Covid o non Covid. Per dirla a chiare lettere tutti gli attori della politica nostrana sono rimasti vittime delle loro stesse scelte e, se vogliamo, delle loro stesse trappole.

Peggio di così non poteva andare mentre il Paese, lo ripetiamo, rischia la caduta libera

 

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