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Meno giovani, meno studenti. Atenei a rischio chiusura definitiva

Il calo demografico è una iattura già di per sé ma per il comparto universitario potrebbe trasformarsi in tragedia. Se la politica non interviene con progetti per l’immigrazione mirata, in grado di compensare la riduzione delle nascite nostro problema e, soprattutto, con un welfare rivolto ai giovani e a chi vuole mettere su famiglia, davanti a noi si prospetta il deserto.

Roma – L’Italia sta prendendo una brutta piega dal punto di vista demografico. “Un potenziale quadro di crisi” è la definizione utilizzata dall’Istat. Gli ultimi dati diffusi ci informano che la popolazione residente è in calo. Al 1° gennaio 2020 i residenti sul suolo italico hanno raggiunto la cifra di 59,6 milioni. Nel 2039 le previsioni sono di 58 milioni e poi, sempre a calare, 54,1 milioni nel 2050 e 47,6 milioni nel 2070.

Altri dati incoraggianti riguardano il rapporto giovani-anziani che sarà di 1 a 3 nel 2050, mentre la popolazione in età lavorativa diminuirà in trent’anni dal 63,8 al 53,3% del totale.  Secondo stime probabilistiche il 2048 potrebbe rivelarsi come l’anno in cui i decessi potrebbero doppiare le nascite, 748mila morti contro 391mila nati.

Questa situazione produrrà effetti su tutta la struttura sociale italiana, tra cui le Università che rischiano di essere travolte dal calo di giovani potenziali iscritti. E’ quanto risulta da una ricerca a cura di Neodemos, Foro indipendente di osservazione, analisi e proposte sui cambiamenti demografici.

Il sistema universitario italiano nei prossimi anni corre gravi rischi a causa delle dinamiche demografiche, con forti disparità territoriali che potrebbero portare, soprattutto al Sud, addirittura alla chiusura di molti atenei. Il numero di giovani compresi nella fascia d’età 19-25 anni quella in cui, solitamente, ci si iscrive all’Università, sarà stabile fino al 2031 per poi decrescere fino al 2041, periodo in cui i bambini che oggi hanno da zero a cinque anni avranno l’età per iscriversi.

Con questo scenario il Nord Italia, a causa del saldo migratorio interno e internazionale positivo, subirà un aumento della popolazione giovanile. Mentre si abbasserà quella del Meridione per il motivo opposto, con sempre più giovani che si trasferiscono fuori regione. Questo processo innescherà effetti decisivi su molte Università italiane, che saranno a rischio chiusura.

Secondo Neodemos due fattori strutturali faciliteranno questo epilogo: l’incapacità di attrarre studenti dall’estero e la popolazione studentesca per lo più originaria della provincia in cui l’Ateneo ha sede. Attraverso le previsioni dell’Istat, i dati regionali a disposizione, quelli sugli ultimi tassi di iscrizione, Neodemos ha ottenuto una previsione del numero di iscritti residenti in ciascuna Regione nel 2041 ed una stima del numero in ciascuna provincia.

E’ stato possibile stabilire le Università con meno iscritti e quelle a forte rischio chiusura, se non ci saranno interventi ad hoc per invertire la rotta. Tra gli Atenei che rischiano un calo di iscrizioni maggiore del 10%, troviamo: Sannio, Foggia, Casamassima LUM, Salento, Salerno, Bari Politecnico, Federico II Napoli ed altre a seguire, quasi tutte del Mezzogiorno d’Italia. L’elenco tiene in considerazione l’andamento delle matricole, il calo delle stesse e la probabilità di chiudere i battenti.

Dati al 14 febbraio 2022

Un dato interessante che è emerso dalla ricerca è che anche gli atenei più prestigiosi subiranno gli effetti del calo demografico. Questa situazione generale è conosciuta senz’altro dai decisori politici nazionali ed internazionali. Ma non sembra che ci siano in cantiere programmi adatti alla soluzione, tutt’altro.

Si potrebbe pensare ad una politica di immigrazione mirata, in modo da compensare il nostro calo demografico e, soprattutto, ad un welfare rivolto ai giovani e a chi vuole mettere su famiglia. Altrimenti ci sarà solo il deserto!              

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