Intere città saranno sommerse dal mare

Conferenze e meeting sull’ambiente servono a poco se finiscono con pranzi luculliani e shopping per le moglie di politici e Vip. Mentre si spendono parole su parole il pianeta continua ad essere aggredito dall’inquinamento, dai mutamenti climatici e dall’innalzamento dei mari che potrebbero provocare, a breve, vere e proprie catastrofi naturali. I Governi delle potenze mondiali fanno orecchie da mercante.

I grandi del mondo in questo periodo sono impegnati con Cop26, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, in pieno svolgimento a Glasgow – Scozia, tra pranzi luculliani, parole a iosa e con le first ladies che vanno in giro per la città a visitare monumenti per poi fare shopping.

Jill Biden first lady statunitense a Napoli

E quando si spostano tutti i conferenzieri con il loro codazzo di vassalli al seguito, lo fanno con le loro grandi auto diplomatiche in giro per la città. Sai che inquinamento produce questo piccolo esercito? Non poco, naturalmente.

Mentre lor signori si stanno esibendo in questo orripilante spettacolo, Climate Central, un’associazione ambientalista statunitense senza fini di lucro e che svolge ricerche sulla climatologia, ha presentato il suo ultimo studio.

COP26 – La Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2021 (AP Photo)

E’ stato rilevato che molti monumenti al mondo rischiano di affondare in fondo al mare se non si porrà un serio freno ai mutamenti climatici. Si va da Buckingham Palace alla Torre di Londra, da Plaza de España a Siviglia a Burj Khalifa Dubai fino all’indiano Taj Mahal ed i grattacieli vietnamiti di Hanoi.

In base a questo studio le emissioni inquinanti provocherebbero un rialzo delle temperature medie mondiali di oltre 3° Celsius, da cui potrebbe scaturire un forte innalzamento dei mari con una cinquantina di città del globo terrestre a forte rischio di distruzione. Sappiamo tutti, ormai, che il tanto esaltato accordo di Parigi sul clima del 2015 è stato sostanzialmente disatteso in tutto il mondo. In ultimo al G20 di Roma.

L’idea era di perseguire l’obiettivo di limitare ben al di sotto dei 2° il riscaldamento medio globale rispetto al periodo preindustriale, puntando a un aumento massimo della temperatura pari a 1,5°. Il G20 di Roma nei fatti ha prodotto solo aria fritta. Si sa come vanno a finire questi grandi convegni: si firmano parvenze di accordi che, in quanto tali, sono sempre sfumati e mai definiti con precisione sulle modalità attuative.

Un altro aspetto emerso dalla ricerca è la scarsa sensibilità verso questi temi dei Paesi in via di sviluppo. Quest’ultimi hanno manifestato una certo acredine nei riguardi dell’Occidente accusato, non a torto, di aver sfruttato a piacimento le risorse naturali durante il periodo di impulso all’industrializzazione. Per questi motivi fanno fatica a comprendere di dover fare sacrifici proprio adesso che le condizioni economiche degli Stati sono migliorate, così come il benessere dei propri cittadini.

Anche se con la speranza non si va molto lontano, confidiamo che da Glasgow giungano buone nuove, come si suole dire in certi casi. Nel documento di Climate Central è chiarissimo che senza un reale vero intervento dei Governi e delle multinazionali le terre che sono abitate da quasi il 10% dell’attuale popolazione mondiale, pari a oltre 800 milioni di individui in carne ed ossa, sono ad alto rischio di inondazione.

Così come piccoli Stati insulari potrebbero essere quasi completamente sommersi. Circa 600 milioni di persone in Asia vivono in zone a forte rischio, soprattutto quelle sud-orientali. In questi territori, esistono ben otto delle dieci grandi nazioni più suscettibili di catastrofi naturali, ma in questa lugubre classifica è compresa pure Londra.

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In Cina, ad esempio, quasi 43 milioni abitano in zone rischiose, destinate ad essere sommerse dal mare entro fine secolo. Il problema è che si tratta di Paesi come India, Vietnam e Indonesia che non hanno adottato, finora, nessuna politica di cambiamento. Al contrario hanno aumentato, tra il 2015 e 2019, il consumo e la capacità estrattiva di carbone.

I cosiddetti Paesi avanzati non sono da meno. Basti pensare ai recenti allagamenti e nubifragi che si sono abbattuti su Sicilia e Sardegna. Per non parlare delle continue frane su tutto il territorio nazionale, a dimostrazione dell’incuria che manifestiamo per il nostro Territorio. Conferenza sul clima, se sei seria, batti un colpo decisivo.

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