L’INQUINAMENTO PROVOCA PIU’ VITTIME DEL COVID-19

Le patologie dell’apparato respiratorio provocate dal benzene e da altri agenti velenosi provocano un indebolimento delle difese immunitarie che rendono più favorevole l’aggressione del Coronavirus nel nostro organismo. Raggiunto il punto di non ritorno per l’ambiente terrestre e marino. Un lembo di terra martoriato dagli interessi statali e dalla mafia.

GELA – Nella seconda metà degli anni ’50 a Roma era stato deciso di stravolgere la naturale vocazione turistica della Sicilia realizzando nell’Isola il più grande insediamento industriale d’Europa: il petrolchimico di Gela. Da Priolo Gargallo ad Agusta, da Siracusa sino al golfo di Gela, è stato tutto un susseguirsi di fabbriche, industrie ed opifici gran parte dei quali erano specializzati nella trasformazione di prodotti petroliferi. I veleni più potenti del mondo. Con la scoperta del petrolio nella piana di Gela il destino della città che si affaccia su uno dei golfi più belli della Trinacria era ormai segnato. Nemmeno Enrico Mattei poteva immaginare che cosa sarebbe potuto accadere negli anni a venire in quel lembo di terra di Magna Grecia oggi considerato tra i più inquinati del mondo.

alcuni dei pozzi di petrolio operanti sulla piana di Gela.

Veggenti furono alcuni tecnici inglesi che, già negli anni ’60, ammonivano la popolazione entusiasta per le migliaia di assunzioni che stavano in parte risolvendo il problema della disoccupazione locale:

”… Non ridete, non sapete nemmeno a che cosa andrete incontro, questa diventerà una fabbrica di morte per un pezzo di pane…”

. Oggi quelle parole fanno accapponare la pelle. Oggi come dieci, quindici, venti anni fa, quando decine di persone incominciavano a morire di cancro, di mesotelioma pleurico e di leucemia fulminante. Come per il CoVid-19 la situazione, ormai, è sfuggita di mano e chi parla di tentare di risolvere il problema dell’inquinamento in Sicilia orientale mente sapendo di mentire. Ormai è troppo tardi, lo sanno anche gli studenti di medicina. Lo sanno anche le pietre, inquinate anche queste. E chi cerca di fare politica o passerelle elettorali con la morte di centinaia, migliaia di persone, dovrebbe soltanto vergognarsi per aver taciuto ieri.

L’enorme discarica abusiva che ricade nel territorio della raffineria.

Quando aveva l’obbligo morale e istituzionale di raccontare ciò che stava accadendo alla salute pubblica in questo martoriato lembo di terra dove si continua a morire di cancro prima che di mafia. Nell’ottobre del 2008 incontravo Salvatore Maganuco, 61 anni (deceduto nel 2016), affetto da gravi patologie cardiologiche e respiratorie tanto da sopravvivere con l’aiuto di un autorespiratore. L’uomo era l’ultimo dei sopravvissuti di una squadra composta da 11 persone che lavoravano presso la Me.Cos-Corima:

”… Il nostro compito era quello di smaltire i rifiuti tossici accumulati nella discarica della raffineria – raccontava Maganuco – mescolandoli col cemento cosi da costruire blocchi per l’edilizia. Lì sotto ci sono decine di migliaia di blocchi…”.

A rincarare la dose Saverio Di Blasi, trascorsi da tecnico del settore poi sindacalista e ambientalista, che ripete da troppi anni sempre il solito ritornello: sotto quella discarica c’è di tutto e di più ed esiste da troppi anni. Nel novembre del 2018 la procura di Gela aveva disposto il sequestro di una parte dello stabilimento Eni, quello appunto interessato dalla discarica in questione. L’indagine è la medesima di quella aperta nel 2014 con 22 imputati, tutti appartenenti all’ente di stato per gli idrocarburi.

Bimbo idrocefalo.

Tardivamente o no, un secondo e forse anche un terzo passo sono stati fatti ma non basta di certo. Nel frattempo la gente continua a morire oltre che di patologie neoplasiche anche di malattie genetiche che provocano la nascita di neonati deformi in numero sempre maggiore. Le spiagge ed il mare dalla periferia di Catania sino alle porte di Caltanissetta sono inquinati in maniera che numerosi esperti giudicano irreversibile dunque non c’è speranza di tornare indietro.

Chi pagherà per questo disastro immane di cui si riparla soltanto in alcune circostanze e con toni sempre più strumentali e dietrologici? Ricordo gli anatemi contro il Cane a sei zampe di don Luigi Petralia, parroco di Santa Lucia di Gela, a proposito del “dopo” raffineria:”…Questo terremoto industriale – scriveva don Petralia riferendosi alla fine del polo petrolchimico – avrebbe l’effetto di mettere in ginocchio l’economia e lo sviluppo di Gela ma consentirebbe a questi gruppi d’affari interessati al dopo-raffineria di arricchirsi sul sangue dei caduti…”. Come dire a Gela si moriva prima e si morirà dopo. Il Coronavirus, se si riuscirà a circoscrivere i contagi, non avrà mai i numeri di oltre mezzo secolo di morti avvelenati.

Don Luigi Petralia
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