FinTech: il Covid ci ha fatto un baffo, anzi

Con la pandemia sono calati a picco decine e decine di comparti economici. Ma i nuovi metodi su come fare acquisti e come rapportarci con gli istituti di credito ed altre aziende di servizi hanno avuto un’impennata economica altrimenti impossibile. Speriamo che duri nel tempo.

Ci sono settori dell’economia a cui il Covid ha fatto un baffo. Nel senso che, nonostante la crisi economico-sociale provocata dalla pandemia che ha portato molti settori ad annaspare ed alcuni a crollare, ce ne sono altri che invece si sono rinvigoriti. Fra questi è da segnalare il FinTech, che ha fatto registrare un notevole incremento. E’ un settore che sta rivoluzionando il modo in cui si fanno acquisti, si ottengono prestiti, si risparmia e ci si rapporta con le banche.

Il termine sta a significare financial technology, ovvero tecnologia finanziaria o più comunemente tecnofinanza. Secondo il rapporto semestrale sulle tendenze del settore Pulse of Fintech H1’21 effettuato da KPMG – una rete di società indipendenti che offrono servizi professionali alle imprese e consulenza manageriale – la crescita è stata davvero notevole nell’innovazione finanziaria che è andata di pari passo con quella tecnologica.

Si è registrato un aumento del volume d’affari in una serie di sottosettori FinTech, tra cui il WealthTech (tecnologia applicata a salute e benessere), il RegTech (tecnologia applicata alle procedure), le criptovalute e la sicurezza informatica.

C’è da dire che l’incremento dell’e-commerce e dei pagamenti contactless ha innescato quella che gli studiosi hanno definito una tempesta perfetta per gli investitori FinTech. I dati ci dicono che su scala globale gli investimenti hanno raggiunto il 98 miliardi di dollari e continuano nella loro ascesa.

Le aziende per restare sul mercato sono state costrette a velocizzare la loro attività di trasformazione digitale e migliorare le loro capacità. Molte hanno constatato che si fa più in fretta collaborando, investendo e acquisendo nel FinTech.

Secondo gli analisti il FinTech, nei prossimi anni, si orienterà verso alcuni trend, tra cui criptovalute, piattaforme di trading e NFT, ma anche di beni alternativi e di supporto. Gli NFT – Non Fungible Token – sono dei certificati che attestano l’autenticità, l’unicità e la proprietà di un oggetto digitale. Avranno un peso rilevante le SPACSpecial-Purpose Acqusition Company – cioè quelle società che sorgono per consentire un investimento collettivo per essere poi incorporate attraverso una fusione con una già in essere.

La sicurezza informatica avrà una rilevanza ancora più decisa. In effetti non può essere altrimenti: con l’aumento delle transazioni digitali si è verificato anche quello degli attacchi degli hacker e, di conseguenza è un’area di grande interesse per gli investitori. I servizi Business-to-Business, B2B, ovvero gli scambi commerciali tra le aziende saranno sempre più richiesti dai sottosettori FinTech, così come la finanza integrata. Ci sarà una crescita delle partnership tra BigTech e FinTech.

Quest’ultime risulteranno fondamentali per quelle aziende che vorranno espandere la propria offerta di servizi. E’ molto probabile che riguarderanno l’intero settore FinTech e coinvolgerà una eterogeneità di partecipanti: tecnologie sempre più innovative, istituzioni finanziarie e grandi società.

Ormai lo sappiamo tutti, lo viviamo giorno dopo giorno sulla nostra pelle, la tecnologia e con essa la digitalizzazione di ogni manifestazione umana sta, forse, allungando i suoi tentacoli prima sulle nostre relazioni e poi sui nostri pensieri. L’aspetto inquietante di questo processo sociale è l’irreversibilità e l’irrimediabilità. Ci salveremo? La speranza è tanta, ma…

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