ROMA – IL BEL PAESE TERRA DI SPIE PREZZOLATE? TROPPA POLITICA NEI SERVIZI DI INTELLIGENCE

I nostri servizi di Controspionaggio sono efficienti ma vengono messi sotto pressione da troppi politici italiani che ci tengono a porsi come amici della Russia nel contesto Nato.

Roma – Spesso si tende a pensare che le storie di spie e 007 fossero retaggio esclusivo dei tempi della Guerra Fredda, durante la quale la tecnologia non era così evoluta e ci si limitava ad un semplice scambio di informazioni segrete in cambio di soldi.

Un modus operandi, invece, ancora attuale, che ha avuto come teatro quella che tutti definiscono ”la Città Eterna”, Infatti proprio nel carcere romano di Regina Coeli continua la sua detenzione Walter Biot, l’ufficiale della Marina Militare Italiana arrestato per spionaggio dai carabinieri del Ros, coordinati dalla Procura di Roma.

Il capitano di Fregata è accusato di procacciamento di notizie riguardanti la sicurezza dello Stato, spionaggio politico-militare e spionaggio di notizie non divulgabili.

L’uomo, dinanzi al Gip di Roma Antonella Minunni, si è avvalso della facoltà di non rispondere, dichiarandosi frastornato e disorientato ma pronto a chiarire la propria posizione. Ha contestato la ricostruzione dei fatti, chiedendo tempo per raccogliere le idee in vista del prossimo interrogatorio.

“…Il mio assistito sta attraversando un momento di profonda crisi personale, familiare ed economica anche a causa delle gravi condizioni di salute della figlia – dice l’avvocato Roberto De Vita – ci tiene a chiarire che non ha messo in alcun modo a repentaglio la sicurezza dello Stato e che questa vicenda verrà ridimensionata…”.

Walter Biot

Ma chi è davvero il militare italiano protagonista di questa spy story fermato dai carabinieri mentre consegnava, in cambio di 5mila euro, documenti classificati relativi alle comunicazioni militari, informazioni sensibili per la sicurezza nazionale e della Nato, contenuti in una pen-drive, ad un ufficiale russo di servizio presso l’ambasciata a Roma coperto da immunità diplomatica?

Biot, 56 anni, sposato, quattro figli, aveva intrapreso da ragazzo la carriera militare in Marina ed era diventato sottufficiale e, dopo un concorso interno, un ufficiale “guida caccia”, ovvero un militare addetto alle operazioni aeree nelle loro diverse tipologie. Per molti anni è stato imbarcato su cacciatorpediniere e sulla portaerei Garibaldi.

Biot ha cominciato la sua  carriera nella Marina Militare

Prima di passare nel 2018 allo Stato Maggiore della Difesa, si era occupato di cerimoniale, comunicazione e relazioni esterne nel Gabinetto del ministro della Difesa e, precedentemente, dell’ufficio stampa dello Stato Maggiore della Marina Militare.

Secondo l’ordinanza del gip, l’attività di Biot non è stata isolata e sporadica, ma ha rivelato la pericolosità del soggetto a seguito della professionalità dimostrata dalle sue azioni, desumibili dai quattro apparecchi smartphone utilizzati, dalle tempistiche e da tutti gli accorgimenti adoperati.

“…Un atto ostile di estrema gravità…”, lo ha definito il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, che ha fatto convocare l’ambasciatore russo Sergey Razov alla Farnesina, dove Elisabetta Belloni, segretario generale, gli ha comunicato la decisione di espellere due funzionari dell’Ambasciata della Federazione Russa a Roma. La ripicca era scontata.

Sergey Razov

Dunque un grave episodio di spionaggio sovietico messo in atto in un Paese europeo che potrebbe inasprire le relazioni tra Italia e Russia, tanto che secondo Leonid Slutsky, presidente della commissione Esteri della Duma, quello di Roma è stato un “gesto estremo”, destinato a segnare “un’impronta negativa” sui rapporti bilaterali tra i due Stati.

Luigi Sergio Germani, direttore dell’Istituto Gino Germani di Scienze Sociali e Studi Strategici, ha classificato l’operazione che ha portato all’arresto dell’ufficiale come “un effetto Draghi e forse anche Biden”, sostenendo che lo spionaggio russo, per agganciare e reclutare fonti, tende ad individuare personalità con problemi non solo economici, ma anche con risentimento verso i superiori, con insoddisfazione per la carriera e con simpatie ideologiche verso il modello putiniano.

Joe Biden e Mario Draghi

Inoltre ha sottolineato come l’accaduto abbia dimostrato che l’attività di spionaggio russa in Italia resta aggressiva ed intensa, come ai tempi dell’Unione Sovietica, anche se quello di Biot è un caso di spionaggio classico e non certo il primo che si registra nel Bel Paese in tempi recenti.

Nello specifico Germani ricorda quello del 21 maggio 2016, quando in un bar di Trastevere veniva arrestato Frederico Carvalho Gil, funzionario del Sis, l’Intelligence portoghese, mentre passava dati sensibili sulla Nato a Sergey Nicolaevich Pozdnyakov per la cifra di 10mila euro a documento.

Frederico Carvalho Gil

Ma non solo: il 30 agosto 2019 all’aeroporto di Napoli finiva in manette Alexander Korshunov, dirigente di una società di Stato russa produttrice di motori d’aviazione civile e militare.

Su di lui pendeva un mandato di cattura internazionale sollecitato dall’Fbi, secondo cui si era impossessato di segreti militari della General Electric Aviation System grazie anche all’aiuto del suo collaboratore italiano Maurizio Paolo Bianchi che, a sua volta, aveva reclutato degli informatori all’interno di una società controllata dalla General Electric.

Sembrerebbe quindi che il nostro Controspionaggio sia efficiente ma, sempre secondo Germani, è frenato dal potere politico in quanto, “qualunque sia il Governo, i politici italiani ci tengono a porsi sempre come i migliori amici della Russia all’interno della Nato”.

Alexander Korshunov

Tornando al caso in questione il prossimo 16 aprile Walter Biot, assistito dal suo legale, chiederà di mitigare la misura cautelare decisa dal Gip lo scorso 31 marzo che lo ha visto tradotto in carcere dove è rimasto sino ad oggi.

Secondo la difesa sarebbero venuti meno i pericoli di reiterazione del reato ed inquinamento delle prove. Insomma il caso s’è un po’ sgonfiato nonostante gli inquirenti proseguano le indagini. Viene da chiedersi allora: roba seria o spionaggio de noantri?

“…Le informazioni di cui potevo disporre secondo le abilitazioni del mio incarico erano informazioni non di interesse militare operativo e militare strategico – ha detto Biote quindi le contestazioni che mi vengono mosse possono riguardare fatti di bassissima rilevanza… Altro che compromettere l’interesse nazionale…”.

Dovrà convincere non tanto noi quanto il tribunale della Libertà. Comunque siamo messi male.  

 

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