Marcia indietro per le invenzioni che avrebbero dovuto risolvere l’economia

L’attuale esecutivo si è accorto che numerosi provvedimenti “studiati” da menti eccelse si sino rivelati non solo inutili ma, in alcuni casi, dannosi per la delicatissima economia nostrana. Dunque l’opera di potatura dei rami secchi continua ma ci sarà il taglio anche di qualche pianta. Con danni e spese a carico dei soliti contribuenti.

Roma – Il governo Draghi sta valutando gli effetti di alcune Leggi che dovevano produrre risultati differenti da quelli che hanno generato. Con determinazione e precisione chirurgica si è cercato di correre ai ripari eliminando le scelte populiste che avevano operato gli ultimi due governi. In ordine di tempo lo stop al cashback e la graduale uscita dal blocco generale dei licenziamenti.

Mario Draghi

Per il “metodo idoneo per ottenere indietro i soldi in cambio degli acquisti effettuatiDraghi ha spiegato, in Consiglio dei Ministri, il carattere regressivo del mezzo economico. Un mezzo che favorisce soltanto le famiglie più abbienti che hanno una propensione al consumo più bassa, con un effetto moltiplicativo sul Pil insufficiente a giustificare il costo della misura.

Dati alla mano, dunque, nessuno dei ministri è intervenuto con vigore per difendere la manovra che era stata presentata come la più idonea per incentivare il pagamento elettronico. Comunque sia il Governo Draghi ha deciso solo la temporanea sospensione del Cashback e del Super Cashback dal 1° luglio al 31 dicembre 2021.

Rimborsi del cashback sospesi per sei mesi, dal 1° luglio 2021 al 31 dicembre 2021

Il nuovo “Decreto Lavoro” che introduce nuove misure per lavoratori, imprese e fisco, e come abbiamo detto sospende per sei mesi il programma di rimborsi di Stato per incentivare “in maniera diversa” i pagamenti con carte e bancomat. Si tratta, dunque, di un alt temporaneo. Il via libera riprenderà a partire dal 1° gennaio 2022 al 30 giugno 2022.

Contestualmente il Governo sospende per lo stesso periodo anche il cosiddetto Super Cashback, ovvero il rimborso speciale di 1.500 euro per gli acquisti effettuati con carte elettroniche e altri strumenti di pagamento digitale. Per i primi centomila aderenti che hanno effettuato il maggior numero di transazioni. Inoltre tale sospensione slittano anche i tempi dei rimborsi da 2 a 5 mesi.

Stop ai furbetti del Super Cashback: confermati gli avvisi di storno

In pratica con il provvedimento che sospende il Cashback e il Super Cashback si possono utilizzare i fondi per attivare altre iniziative volte ad incentivare i pagamenti elettronici e tracciabili, allo scopo di combattere l’evasione fiscale e creare sostegno al reddito.

Pertanto le risorse inizialmente stanziate per il Cashback saranno utilizzate, invece, per potenziare i crediti d’imposta riconosciuti ai lavoratori autonomi (partite IVA), commercianti e professionisti che acquistano o noleggiano strumenti di pagamento elettronico oltre a finanziare una riforma sugli ammortizzatori sociali.

In effetti il programma Cashback rientra nel piano Cashless Italia, istituito con la Legge 27 dicembre 2019, n. 160, la quale ha disciplinato i criteri e le modalità operative per attribuire un rimborso in denaro a chi effettua acquisti da esercenti con strumenti di pagamento elettronico, escludendo dal programma gli acquisti online. Da qualche giorno però c’è stata un’inversione di marcia ed il cambio di alcune priorità.

Altro problema è il blocco dei licenziamenti che ha solo tamponato i problemi di tantissimi dipendenti ed imprese, comportando una perdita di 900 mila posti di lavoro. Scaricati sui lavoratori autonomi e con contratti a termine. Com’era facile aspettarsi.

E siccome anche questa si è rivelata una misura inutile e controproducente, se n’è programmata la revoca graduale, con il consenso di imprese e sindacati. E siamo a tre.

Incredibilmente, e senza dimenticare i problemi strutturali che affossano l’economia, sembra di vivere in un altro Paese rispetto all’Italia di pochi mesi fa. Questo perché chi avrebbe dovuto ha esaminato i risultati non in maniera ideologica, piuttosto usando esclusivamente il buon senso ed il principio “costi e benefici”. Ed è stato un vero flop. Quanti altri provvedimenti giudicati “miracolosi” e sbandierati ai quattro venti come la panacea per tutti i mali vedremo gettati nella pattumiera?

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