Talebani acclamati dagli afghani entrano a Kabul

I militari regolari non hanno sparato un colpo e in larga parte si sono arresi. Chi non lo ha fatto è stato ammazzato senza pietà. Di contro i rappresentanti del terrore hanno ordinato il burka per tutte le donne e il censimento di quelle nubili. Poi hanno aperto le carceri liberando assassini e stupratori. A Kabul c’è anche chi ha accolto i “fratelli musulmani” con applausi e segni di esultanza. 20 anni di presidio gettati al vento.

Roma – Hanno in comune la provenienza dal Sud del Paese il 60enne Mawlawi Hibatullah Akhundzada, attuale leader dei Talebani, e Mullah Mohammed Omar, leggendario capo del movimento dei combattenti islamici. Questa è però l’unica affinità tra i due. Omar era un soldato e un leader carismatico, Akhundzada è più colto e teologicamente edotto e può essere considerato un mediatore tra le varie componenti integraliste. Più che un movimento, quello dell’attuale gruppo islamista, è uno Stato “ombra” capace di tessere migliaia di reti con chiunque.

Negli anni i Talebani si sono trasformati anche ideologicamente e, pur con significative differenze, strizzano l’occhio ad un modello ispirato alla Repubblica Islamica dell’Iran. Nella loro ascesa hanno inglobato vari gruppi provenienti non solo dal Sud ma da tutto il Paese ispirati alla Fratellanza musulmana e all’ideologia che il Governo debba basarsi sulla Legge islamica. Molti che li avevano osteggiati adesso si sono convenientemente schierati dalla loro parte

Nonostante le diversità politiche tra i capi di 25 anni fa e gli attuali, l’avanzata irrefrenabile dei Talebani li ha portati a Kabul in pochi giorni e senza alcuna resistenza da parte delle truppe governative che si sono arrese. I pochi soldati afghani che si sono battuti sono stati uccisi o fatti prigionieri e gli sparuti raid aerei americani hanno fatto il solletico ai miliziani neri. Ora i fondamentalisti islamici controllano quasi tutto il Paese dopo la riconquista di Herat, Kandahar, Ghazni e Lashkar Gah per poi entrare trionfalmente nella capitale mentre diplomatici e personale delle ambasciate di mezzo mondo facevano fagotto.

Anche l’aeroporto di Kunduz è nelle mani degli insorti dopo che centinaia di soldati regolari hanno alzato le mani senza colpo ferire. Anzi acclamando i nuovi padroni che già si comportano come tali facendo indossare alle donne il burka e liberando ladri e assassini dalle carceri. Vent’anni di presidio da parte dei caschi blu spazzati via in qualche giorno di fuoco per poi ristabilire il regime del terrore che Americani ed Europa avevano combattuto, evidentemente senza successo.

Ma con il sacrificio di centinaia di vittime ed enorme dispendio di risorse economiche per un Paese che non ha imparato nulla e che al primo colpo di fucile ha accolto applaudendolo il nemico di sempre. Che adesso promette di rispettare le donne e di non ammazzare gli oppositori. O sotto sotto ci sono stati accordi internazionali, o i Talebani si comportano da Talebani ovvero come falsi e criminali sino al midollo.

Una ventina di soldati afghani uccisi dai Talebani

Le popolazioni che temono i fondamentalisti fuggono e tentano di riparare in accampamenti privi di acqua, cibo, assistenza sanitaria. Da quando il Nord del Paese è stato conquistato, ogni giorno in migliaia hanno lasciato le loro case per rifugiarsi a Kabul. Adesso che la capitale è occupata i cittadini afghani temono che i Talebani facciano ripiombare il Paese nel regime oppressivo e violento degli anni ’90.

In quel terribile periodo abbiamo assistito alla nascita del cosiddetto Stato Islamico, un regime dove quotidianamente avvenivano spietate esecuzioni pubbliche e dove le donne non godevano di alcun diritto. L’Ambasciata americana ha quasi ultimato l’evacuazione mentre il personale italiano sta tornando in patria a scaglioni ma già da ieri sera i primi elicotteri hanno fatto la spola fra l’Afghanistan e l’Italia. Cosi come migliaia di altri cittadini stranieri a vario titoli residenti a Kabul.

Il portavoce talebano Zabihullah Mujahid ha promesso che, in caso di resa, diplomatici e dipendenti delle Ambasciate estere non correranno rischi e ha annunciato “un’amnistia generale” per chi abbia cooperato “con gli occupanti o sia parte dell’amministrazione di Kabul”. C’è da credergli? Strane queste loro “concessioni”.

Gli effetti della nuova guerra civile islamica non tarderanno a farsi sentire in Europa. La riconquista dei territori, in seguito al ritiro dei soldati americani, ha provocato esodi di massa dei civili che con molta probabilità provocheranno una nuova ondata migratoria.

Dopo che il Governo di Kabul aveva chiesto all’Unione Europea di sospendere i rimpatri forzati dei richiedenti asilo afghani in Europa, proprio per via delle criticità del Paese, alcuni paesi europei avevano ritenuto comunque di dover proseguire in questa direzione.

Qualche giorno dopo, grazie anche agli appelli umanitari internazionali, i rimpatri sono stati sospesi per non mettere a repentaglio la vita delle persone coinvolte.

Presto tanti altri busseranno alle porte dell’Europa così come avvenuto dopo la guerra civile siriana. L’Occidente intero non potrà ancora a lungo voltare le spalle al problema, così come hanno fatto gli Stati Uniti, accontentandosi di deboli promesse di rispetto nei confronti dei vinti.

Quanto ai vincitori rimane da capire, una volta terminata l’occupazione, come intenderanno risollevare le sorti di una economia totalmente distrutta se non ricorrendo alla Comunità Internazionale. A quest’ultima basteranno le promesse dei criminali neri e di chi li sostiene?                                                                      

     

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