MILANO – “GRAZIE ALLAH PER IL COVID”: ARRESTATO UN PUGLIESE FONDAMENTALISTA ISLAMICO

Sono ancora molti i seguaci italiani del Jihad che cercano di arruolare proseliti anche minorenni tramite Facebook ed altri social network. Beccato sul fatto un fondamentalista islamico di Canosa di Puglia.

Milano – «Grazie Allah per il Covid». Questa è solo una delle frasi che Nicola Ferrara, 38enne originario di Canosa di Puglia e residente a Milano dal 2011 avrebbe detto e scritto su internet e che lo hanno portato in carcere con l’accusa di “istigazione a delinquere aggravata dall’uso del mezzo telematico”, con l’aggravante della finalità di terrorismo internazionale.

Lo hanno arrestato i Ros di Milano: in pochissimi anni dal suo arrivo nel capoluogo lombardo Ferrara era già quello che oggi definiremmo un fondamentalista islamico, tanto da aver fornito assistenza economica ( 400 euro) a Ghassen Hammami, detenuto nel carcere di Rossano Calabro per istigazione al terrorismo e con El Madhi Halili, condannato a Torino per associazione con finalità di terrorismo nonché con Mario Cavallaro indagato in un’inchiesta per terrorismo della Digos di Bari e Foggia.

Gli incontri del sospettato filmati dalle Forze dell'Ordine
Gli incontri del sospettato filmati dal Ros dei carabinieri.

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Ferrara lavorava in un parcheggio a pagamento a Milano, si faceva chiamare “Issa” e la svolta, la sua radicale conversione sembra essere avvenuta dopo alcuni soggiorni in Qatar ed Emirati, quando cominciò ad applicare la Taqyya, cioè la dissimulazione, passando «dall’ostentazione della veste araba al ritorno ai vestiti occidentali». Era diventato parte di un circuito relazionale – sia nazionale che internazionale – particolarmente qualificato, «composto da una rete di persone – si legge sull’ordinanza cautelare – dedite alla sistematica propaganda a favore dello Stato Islamico e dell’esaltazione del Jihad mediante la condivisione di post e commenti sui social» e si era poi impegnato nel diffondere il credo propugnato dall’autoproclamato Stato Islamico, il “Daesh” appunto, esaltandone le gesta e istigando i propri interlocutori a unirsi al jihad globale contro i miscredenti.

Altre immagini riprese dai Carabinieri

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Le indagini hanno documentato un’intensa attività divulgativa su internet, lo strumento più efficace per colpire le fasce di popolazione mondiale maggiormente influenzabili, utilizzando social media quali Facebook e la piattaforma “Sound Cloud” per condividere immagini e documenti audio/video di esaltazione delle azioni violente del Daesh condividendo immagini di Bin Laden, delle Torri Gemelle, di Al Bagdadi, di donne e bambini col mitra in mano che giurano di uccidere i miscredenti. Frequentava il centro culturale islamico Al Nur di via Carissimi, zona viale Zara, un centro di orientamento sunnita frequentato soprattutto da cittadini bengalesi.

Daesh, acronimo arabo equivalente a ISIS ma percepito come dispregiativo.

Lì avrebbe cercato di reclutare ed indottrinare, soprattutto tramite Facebook, WhatsApp e Telegram, alla lotta armata due minorenni. «Bisogna frequentare la moschea perché la preghiera di gruppo vale 27 volte quella fatta solo in casa» e se uno dei ragazzini rispondeva che di giorno c’era la scuola, Ferrara insisteva «Il tempo lo trovi».

Considerata la pericolosità dell’indagato, il giudice per le indagini preliminari Guido Salvini, sulla base della richiesta dei Pm Alberto Nobili, Piero Basilone e Leonardo Lesti, ne ha disposto l’immediata carcerazione ed il trasferimento presso il carcere di San Vittore.

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