MILANO – BURQA, NEW FASHION DESIGN STYLE: AVANTI TUTTA.

Chi l’avrebbe mai detto? La pandemia ha letteralmente sconvolto archetipi di certi consolidati modi di vita. Ovviamente ci si riferisce al mondo occidentale, quello che, con ostentata presunzione, si ritiene il più all’avanguardia delle civiltà. I sovvertimenti, forse, toccheranno anche la moda ed il nostro made in Italy, che, giocoforza, sarà costretto ad adeguarsi: è a rischio la sopravvivenza del settore!

Milano – La pandemia ha avuto una capacità di sovvertire il nostro modo di vivere e di essere, tanto che ancora non siamo completamente consapevoli di come ci ha cambiato nel profondo. La cultura e la civiltà occidentale hanno mostrato, nel corso dei secoli, di avere quella che si dice la puzza sotto il naso, comunicata a menadito. Ritenendosi l’avanguardia delle civiltà, passate, recenti e future e colpita da un diffuso eurocentrismo, la “vecchia Europa” in realtà ha evidenziato con superiorità, boria e cattiveria tutto il peso dell’età: sarà che è, ormai, in menopausa ma non ne imbrocca una che è una! La pandemia ha sferrato il colpo di grazia. Nel senso che ha letteralmente sconvolto archetipi di certi consolidati modi di vivere. I sovvertimenti sono in fieri e, forse, riguarderanno anche la moda, il fiore all’occhiello del made in Italy. Settore che ha dato prestigio e benessere economico all’Italia. In giro si dice, almeno così sussurrano alcuni studi di… settore che se non ci si adeguerà in fretta allo status quo, si rischierà la sopravvivenza!

Come, d’altronde, hanno fatto alcune aziende che hanno riconvertito la propria produzione in mascherine e dpi, dispositivi di protezione individuali, anche il settore della moda sta pensando di adeguare l’abbigliamento alle nuove esigenze, per coniugare sicurezza e salute da un lato ed estetica e bellezza dall’altro. Poiché il distanziamento sociale non si sa fino a quando durerà, pare ancora per molto, si stanno studiando le storytelling più adatte per creare un trend.  Mascherine, guanti, caschi saranno considerati accessori necessari per la difesa della salute individuale e collettiva. “Più si sarà coperti, più si sarà al sicuro”. Questo sarà lo slogan del futuro.

Milano dai mille volti

Le nuove tendenze

La consapevolezza di essere di fronte ad un sovvertimento di tendenza ha completamento sconvolto, ad esempio, l’idea consolidatasi nel corso dei decenni che i tessuti adamitici ed evitici andavano esposti, mostrati in una grande fiera della vanità e della cosmesi. E si è andati in giro, soprattutto in prossimità dell’estate, a mettere in mostra le proprie nudità. Con situazioni tragicomiche perché vigente una sorta di esaltazione punitiva del bello. Si è esaltato sì la bellezza, l’armonia delle forme sia maschili che femminili, ma non tutti se lo sono potuti permettere. Nel senso che l’esposizione dei corpi è considerata legittima anche da parte di coloro che farebbero meglio a celarla. Uno spettacolo che spesso ha rasentato la volgarità allo stato puro, l’orrore, lo squallore, la ridicolaggine: in una parola, che ha fatto poi tendenza, il trash!  Magliettine attillatissime da cui debordano fasce orribili di adipe, panze di qualsiasi circonferenza; jeans talmente stretti che tolgono la carne superflua da una parte spostandola ad un’altra; donne con tacco 12 costrette ad equilibrismi spericolati; canotte che mostrano tatuaggi di dubbia estetica e di difficile decifrazione.

Qualcosa di strano nel disegno ?

Per tutti questi motivi, lo studio di cui sopra in una ricostruzione storico-antropologica degli indumenti che più potessero soddisfare salute e bellezza, ha rivalutato quelli della cultura islamica, mettendo in evidenza quando segue:

  • Hijab, un normale foulard che copre i capelli ed il collo delle donne, lasciandone scoperto il viso. Si stanno studiando le mascherine ad hoc, con tessuto delicato e collaudato da abbinarci;

  • khimar, un mantello che copre dalla testa in giù, in alcuni modelli fino a sotti i fianchi, altri fino alle caviglie, a seconda della tradizione locale può avere un velo che copre anche il viso;

  • Jilbab, abito lungo che copre completamente il corpo della donna. Oggi lo si usa in sostituzione dell’ Abaya (ma non… morde), un abito lungo del golfo Persico, dalla testa ai piedi, leggero ma coprente, lascia completamente scoperta la testa, ma normalmente è indossato sotto ad un Niqab, erroneamente confuso col burqa. E’, invece, il velo che copre il volto della donna e, che può, nella maggior parte dei casi, lasciare scoperti gli occhi. Ce ne sono di diversi tipi: quello saudita, che è un copricapo composto da uno, due o tre veli, con una fascia che passando dalla fronte, viene legata dietro la nuca; quello yemenita composto da due pezzi, un fazzoletto triangolare a coprire la fronte, come una bandana ed un altro rettangolare che copre il viso da sotto gli occhi a sotto il mento;

  • Chador, diffuso in Iran, generalmente di colore nero, sta ad indicare sia un velo sulla testa che un mantello lungo il corpo;

  • Burqa, molto diffuso in Afghanistan, per lo più di colore azzurro, con una griglia all’altezza degli occhi, copre per intero il corpo della donna. Dal punto di vista tecnico assolve le funzioni del niqab e del khimar. E’ l’indumento considerato dai test effettuati il più sicuro per la protezione da agenti infettivi!!!…

  • Shayla, lungo scialle di forma rettangolare, avvolto liberamente attorno alla testa. Può essere piegato o fissato alle spalle lasciando collo e viso liberi;

  • Jalabib, indumento esterno sciolto, come una camicia o un ampio abito.    

Chador per le donne in Iran

Il fondamentalismo

E’ chiaro che la tendenza di cui sopra, riguarderà anche l’abbigliamento maschile, invitando gli occidentali ad indossare abiti con tessuti delicati, seguendo le tradizioni mussulmane. Ora, questi indumenti sono valutati dai nostri parametri culturali come un forte rischio, sia per la sicurezza, legata al rischio terrorismo, che per l’identificazione. Considerati, inoltre portatori del fondamentalismo e di una concezione subalterna, se non schiavista della donna. E’ propria strana la vita, una sorta di nemesi storica: mai avremmo immaginato che alcuni aspetti della cultura islamica, espressa negli indumenti summenzionati, avrebbero potuto essere oggetto di studio non solo per la moda, ma per la salvaguardia della nostra salute!

Sarebbero già nella testa di alcuni noti stilisti gli allestimenti per le prossime confezioni autunno/inverno con uno sguardo alla prossima primavera/estate. Ed anche molte aziende del settore medicale si stanno prodigando per la produzione di camici, copricapo e mascherine monouso e non, caschi protettivi e financo divise d’ordinanza con tratti di stile medio orientaleggiante. Pare, infatti che alcuni prototipi siano stati già collaudati e abbiano fornito alte indicazioni a livello di sicurezza per la protezione dalle infezioni ospedaliere!

Susanna Agnelli

Cosa è riuscito a combinare un virus, un minuscolo parassita biologico! Ha cambiato radicalmente anche lo stile dei nostri abiti! In futuro chissà, potrà essere pubblicato un libro dal titolo “Vestivamo all’islamica”, che parafrasando quello di Susanna AgnelliVestivamo alla marinaia”, delineerà il periodo storico e sociale post-covid. Con grande sconforto per i fautori della superiorità della civiltà occidentale e con grande sberleffo dei mussulmani, che si prenderanno gioco di noi. In ogni caso, meglio rassegnarci: sarà il Trionfo del Burqa New Fashion Design!

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