Cadaveri di donne e bambini abbandonati sulle spiagge maghrebine

Bisognerebbe accendere i riflettori sulla Libia e lasciarli accesi. L’appello è rivolto alla politica, specie quella italiana, che dovrebbe chiudere qualsiasi rapporto con il Paese maghrebino attese le violenze gratuite che vengono consumate in danno di vecchi, donne e bambini.

Nella grande bagarre mediatica degli ultimi giorni si è dato grande risalto ai Maneskin, gruppo rock italiano che ha trionfato alla recente edizione dell’Eurovision Song Contest, cosa che non succedeva da ben 30 anni.

Com’è stato doveroso dare ampio spazio alla tragedia relativa alla funivia del Mottarone, che ha provocato tanti lutti e scosso le coscienze dell’opinione pubblica.

Ci sono, però, notizie che lasciano un solco profondo nell’anima, che sono allo stesso tempo un colpo al cuore ed un pugno nello stomaco. Uno schiaffo improvviso, che lascia senza respiro, tanto è lo sgomento e l’incredulità. Notizie che in parte avevamo anticipato su queste colonne mesi addietro.

Stiamo parlando delle foto postate su Twitter da Oscar Camps, fondatore di Open Arms, un’organizzazione umanitaria non governativa e senza scopo di lucro nata da una società di pronto soccorso e salvataggio in mare.

Le immagini di corpi senza vita di donne e bambini abbandonati per giorni sulle spiagge di Zuwaea in Libia, quasi un oltraggio ulteriore, hanno fatto il giro del mondo.

Un neonato col viso schiacciato sulla sabbia, un bambino con le braccia spalancate ed il cadavere di una donna. Duro il commento di Oscar Camps: “…Sono ancora sotto shock per l’orrore della situazione, bambini piccoli e donne che avevano solo sogni di vita, a nessuno importa di loro…”.

In una conferenza stampa il fondatore di Open Arms ha rincarato la dose: “…I governi europei e la gran parte dell’informazione affermano spesso che queste persone sono morte. Invece sono state fatte morire. Non sono incidenti o disgrazie non prevedibili...

L’Europa ne dovrà rispondere, perché queste tragedie avvengono sotto lo sguardo delle autorità del Mediterraneo. Queste persone muoiono non solo per colpa dei trafficanti di carne umana, ma anche per precise responsabilità di quei governi che con la mafia libica hanno negoziato e continuano a farlo...

…Legittimando, in tal modo, le organizzazioni criminali, in cambio di qualche barile di petrolio e di qualche migrante in meno. Senza pretendere nemmeno il minimo rispetto dei diritti umani fondamentali nei campi di prigionia. Innescando così un meccanismo perverso per cui i clan mafiosi libici alzano di nuovo il prezzo, ricattando i nostri governi. Ogni volta – conclude Campsche uno di questi migranti viene torturato o lasciato morire nel disinteresse dei paesi europei, ritorna in mente una domanda a cui prima o poi si dovrà rispondere: chi siederà alla corte dell’Aia?..”.

Che il Mediterraneo sia diventato un cimitero, altro che Mare Nostrum, ce lo dicono i numeri: secondo l’OIM, l’Organizzazione per le migrazioni dell’ONU, da inizio anno sono almeno 173 i morti e 459 i dispersi nel Mediterraneo centrale, per un totale di 632 vite scomparse. L’anno scorso sono state 978 in totale.

Numeri terrificanti, che potranno ancora aumentare se pensiamo che non è ancora iniziato il periodo estivo, solitamente quello delle grandi partenze.

Ugo Foscolo scrisse “Un uomo non muore mai se c’è qualcuno che lo ricorda“. Ebbene facciamo che la loro morte possa avere un senso, qualora la morte ne abbia uno, utilizzando parole e immagini ad imperitura memoria di questi innocenti. Tenendo ben presente che, se esiste ancora un fondo di umanità, quando uno di questi poveri cristi si spegne, si spegne anche una parte di noi stessi.                                   

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