ROMA – ANCORA PAROLE AL VENTO: L’ITALIA RICHIUDE ED I VACCINI SPARISCONO

Continua l'emanazione dei DPCM che contemplano chiusure e privazioni mentre l'acquisizione seria dei vaccini sembra ferma al palo. I partiti vogliono rifarsi il look senza lavarsi.

Roma – Piccoli passi avanti, verrebbe da dire. Nel “Dl Sostegno” previsto il rifinanziamento della Cig-Covid per tutto l’anno e la proroga dello stop dei licenziamenti fino al 30 giugno. Inoltre nello schema del decreto è previsto anche lo stralcio per le cartelle fiscali fino a 5mila euro comprensivo di sanzione e interessi dagli anni 2000 al 2015.

Per l’invio di nuove cartelle e pagamento della “rottamazione ter e saldo e stralcio” allo studio la sospensione fino al 30 aprile. Il governo punta, inoltre, a risarcire “entro il 30 aprile” le imprese e i professionisti beneficiari delle misure a fondo perduto che verranno introdotte nel decreto legge di sostegno in via di definizione.

Intanto aumenta prepotentemente il numero dei contagi, trainati dalle varianti inglese (in larga parte), brasiliana e sudafricana. Si pone così riparo all’infezione con le misure del nuovo Dpcm, già firmato dal presidente del Consiglio Mario Draghi “l’invisibile”, che saranno in vigore dal 6 marzo al 6 aprile, valevoli dunque anche Pasqua e Pasquetta.

Confermate, nel provvedimento, gran parte delle regole vigenti e tristemente conosciute. Ad illustrare il decreto il ministro Speranza e la collega per gli Affari regionali, Maria Stella Gelmini, il presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro e il presidente del Consiglio superiore di Sanità, Franco Locatelli. Cosi come si faceva nel precedente esecutivo. 

In buona sostanza nulla di realmente nuovo se non la solita Italia a colori, più cupi. Divieti e ancora divieti e cosi sarà sino a quando non si porranno in essere seri programmi di vaccinazione di massa. Non ci stancheremo mai di ripeterlo. Sino alla nausea se occorre.

In ambito politico, a proposito di nausea, il M5S continua ad essere in fermento tanto che i deputati Yana Ehm, Cristian Romaniello e Simona Suriano, che non hanno risposto all’appello sulla fiducia al governo Draghi, sono stati posti fuori dal gruppo parlamentare dei 5 Stelle alla Camera. Insomma fuori tre.

Mille euro per due dosi di vaccino al mercato nero. Chi vende i sieri ai trafficanti?

La loro posizione è stata assimilata a quella di chi ha votato contro, o si è astenuto. In particolare si è tenuto conto delle loro dichiarazioni pubbliche che “hanno tolto ogni dubbio”, qualora ce ne fossero stati. Forse solo l’avvento dell’era Conte nel Movimento potrebbe portare al primo atto di “clemenza” nei confronti dei parlamentari cacciati via per non aver votato la fiducia a Draghi.

Tanto per parlare di democrazia all’interno del partito di Grillo dove chiude definitivamente la porta Alessandro Di Battista. Dibba, pur rispettando Conte, scrive su Instagram di avere lasciato il M5S per la presenza del Pd nel governo ma anche di Berlusconi, Salvini, Bonino, Brunetta, Gelmini e non tanto per la defenestrazione dell’ex premier:

Alessandro Di Battista

“…Non ho nulla a che vedere – conclude Dibbacon un Movimento che fa parte del governo dall’assembramento pericoloso…”. E tutto sommato dice la verità ma per quanto ci riguarda le spiegazioni dell’addio sono anche altre. 

Acque agitate anche nel Pd tanto che Zingaretti ha dichiarato che andrebbe aperta una discussione. Il momento opportuno potrà essere durante l’assemblea del 13 e 14 marzo prossimi:

“…Farò di tutto affinché si instauri un dibattito libero e chiaro – ha detto il segretario del Pd – ma che spinga tutti verso la responsabilità di un destino comune. Non possiamo vivere i prossimi mesi mentre fuori impazza una battaglia politica con noi implosi in una discussione tutta interna, occorre un salto in avanti...”.

Con una precisazione però: si ad una discussione ma per le primarie bisognerà comunque attendere il 2023. Insomma nessun congresso anticipato, con buona pace di tutti. I risultati dei sondaggi, del resto, vedono i democratici in caduta libera con Conte leader dei pentastellati e superati peraltro anche da Fratelli d’Italia. Il che peggiora la situazione.

Nicola Zingaretti

E’ la stessa identità del Pd che vacilla. Soprattutto sul ruolo che il partito dovrebbe avere nella nuova fase storica che si è aperta. Per suggellare una ritrovata pax interna molto potrà dipendere anche dalla futura vicesegretaria che dovrà essere eletta a breve. Debora Serracchiani e Cecilia D’Elia sono in pole position nonostante appartengano a correnti differenti.

Intanto Matteo Salvini s’inventa una nuova strategia, che poi tanto nuova non è. Il comandante del Carroccio annuncia ai mass media o via social ciò che preventivamente farà il governo intestandosene la paternità e intervenendo su ogni argomento come se fosse opera sua.

Da un lato si comporta come se fosse il premier, suggerendo linee d’azione ad ogni ministro. Tutto ciò che esce dalla sua bocca però non appare credibile e comunque non attuabile cosi come accadeva quando era vicepremier di Conte. Dall’altro lato il capo della Lega ri-parla di Flax tax, di immigrazione e cosi via, tutti argomenti che non verranno affrontati nemmeno con Draghi, nonostante la Lega sia adesso al governo.

Matteo Salvini

Ma c’è un terzo lato di Salvini: quello di comportarsi come se fosse ancora all’opposizione ovvero mischiando le carte: “…Per quanto riguarda i vaccini l’Italia si muova per conto suo – ha detto il buon Matteoaltrimenti non ne usciamo e visto che i vaccini non arrivano dall’Europa, allora è giusto andare a cercarli laddove ci sono...”.

Dopo appena qualche settimana l’europeismo di facciata del leader del Carroccio, si affloscia davanti al populismo più sfrenato. Ma noi tutti abbiamo sgamato il giochetto e ce ne ricorderemo quando sarà il momento assieme ad altri milioni di italiani.

Il Papa atteso in Iraq, troppo silenzio

Intanto Papa Francesco, dopo un anno di pausa, affronta in aereo il viaggio apostolico in Iraq, per ricostruire la pace dopo lotte fratricide e strage nel nome del fondamentalismo islamico. E’ la prima visita di un Papa nel paese mediorientale e si tratta di un incontro di “amicizia” con l’ayatollah Ali Al-Sistani.

I due rappresentanti religiosi si incontreranno a Najaf con la speranza di arrivare alla firma di un documento comune dedicato alla convivenza ed alla fraternità nella tolleranza. Quasi una mission impossible, considerando i tempi e gli ultimi nefasti accadimenti. 

 

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