ROMA – AVANTI ADAGIO: OCCHIO AI MAROSI IN PREVISIONE DI BURRASCHE

La situazione non è allettante per un governo che dovrà evitare buche profonde, strade dissestate e pericoli di ogni genere. Senza Renzi, comunque, non si andrà da nessuna parte.

Roma – Le votazioni parlamentari sono finite ma nessuno ha superato indenne e con dignità la situazione di crisi governativa e politica. Ogni partito ha avuto sorprese e, soprattutto, abbandoni, delusioni e cambi di casacca.

Insomma la speranza del governo, almeno in parte, si è avverata. Bella conquista, spaccare per governare. Una crisi di governo che sarà ancora una partita a scacchi complicata da giocare, tra stalli, colpi di scena e mosse a sorpresa. Dopo il voto del Senato che ha segnato quota 156 per il governo, l’impressione è che non ci sia un vero vincitore.

Tutti i protagonisti escono un po’ malconci dalla partita e se Renzi ha perso la sua scommessa, anche Conte non può cantare vittoria. L’avvocato degli italiani ha incassato la fiducia ma ha perso un pezzo di maggioranza e per ora non ha truppe sufficienti per navigare a vele spiegate nella tempesta della pandemia.

Senza dubbio aver portato a casa il consenso in una situazione così incerta può rassicurare. Ma Conte non esce fuori dalla crisi rafforzato con una forza di 156 senatori “raccogliticcia” e insufficiente.

Raccogliticcia perché i voti di tre senatori a vita, di una decina di senatori del gruppo Misto, di due voti sottratti all’opposizione e uno di Italia Viva, non significano altro che un segno di debolezza.

Per dirla tutta 156 voti non rappresentano nemmeno la maggioranza assoluta dell’aula, che sarà necessaria per votare ad esempio gli scostamenti di bilancio per affrontare la crisi economica, anche se Renzi ha assicurato il voto del suo partito. I numeri sono implacabili tanto che al Senato Conte e i suoi sono al riparo soltanto in tre commissioni.

Un po’ poco per brindare al varo di un nuovo governo. Conte salva la faccia ma spera in prossime adesioni dei singoli parlamentari, magari strutturati in gruppi politici di nuova creazione o rinchiusi in loghi, antichi, già preesistenti.

I costruttori non sono solo in Parlamento, vanno cercati anche nel Paese, mi aspetto che il governo da stamattina convochi le parti sociali”. Ad affermarlo è il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, il quale sollecita il governo a convocare il sindacato soprattutto in vista della presentazione del Recovery Plan.

Maurizio Landini

I sindacati non hanno ancora avuto la possibilità di confrontarsi con l’esecutivo né di valutare ed accogliere idee e proposte. Inoltre Landini sollecita Conte affinché possa “avviare le riforme necessarie della pubblica amministrazione, del fisco e degli ammortizzatori sociali“.

Il governo o fa queste cose o non ha futuroha aggiunto Landinia questo punto faccia quello che non ha fatto prima e coinvolga davvero le parti sociali”. Insomma difficoltà da tutte le parti. Comunque lo spirito di vendetta che continua ad aleggiare nei confronti di Renzi è fin troppo palese. E’ lui che ha scoperchiato il vaso di “Pandora”.

Certo Renzi ha giocato una partita difficile, il tutto per tutto ed ha perduto la scommessa. Infatti puntava a rafforzare il governo, magari con un nuovo premier, a rilanciare il suo partito e, contemporaneamente, assicurare la presenza di ministri Iv nel governo, ma non ha centrato un solo obiettivo.

Però, a detta di tutti, ha sollevato obiezioni giuste che ora tutti condividono ma di cui prima nessuno aveva mai accennato, almeno pubblicamente. Così Giuseppe Conte, per ora, è alla guida del governo mentre Italia Viva è finita all’opposizione mostrando anche di perdere pezzi.

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini, come socialista, ha votato a favore del governo, contravvenendo alla linea astensionista di Iv, mentre altri deputati hanno fatto sapere di non voler passare all’opposizione. Invece Zingaretti, toltosi di mezzo Renzi, deve lavorare come un forsennato per dare consistenza a Conte e per rafforzare la maggioranza indebolita assicurando la tenuta del Pd. Partito questo che rivendica più spazio in seno all’esecutivo. 

Ma la questione più delicata, che il segretario Pd dovrà affrontare, riguarda il timore di un “gruppo di aficionados di Conte” che in Parlamento potrebbero trasformarsi in partito dunque in una lista concorrenziale. Questa eventualità potrebbe entrare in conflitto e in concorrenza con il Pd alle prossime elezioni.

Dal campo dei Cinque Stelle, gruppo parlamentare ancora congruo, sia alla Camera che al Senato, si esce dalla crisi in depressione e senza ruolo. Pesa come un macigno l’assenza di un leader vero. Unico ancoraggio resta il premier Giuseppe Conte, rimasto come il vero punto di riferimento.

Nati con il “vaffa-day” gli amici di Grillo sono stati costretti a cercare in Parlamento la stampella dei “Responsabili” e hanno tirato un sospiro di sollievo quando è arrivato l’aiutino da Forza Italia.

Anche Matteo Salvini appare spiazzato ed incerto dalla crisi innescata da Renzi, al di là della continua lista della spesa, che sbandiera in ogni intervento politico e trasmissione televisiva. Al leader del Carroccio non rimane altro che chiedere a Mattarella di andare alle urne, con appresso la Meloni che non chiede altro. Sapendo di piazzarsi bene.

Salvini e Meloni

Ma all’interno del suo partito in molti remano per portare avanti la legislatura e, Giancarlo Giorgetti in primis, per appoggiare un governo istituzionale. Insomma una telenovela, che può essere dipanata solo dal presidente Mattarella.

Nel frattempo è intervenuto il si delle Camere sulla richiesta di scostamento di bilancio da 32 miliardi di euro, in vista del nulla osta ai nuovi aiuti economici per la crisi Covid. Il presidente Mattarella ha parlato col premier Conte per 40 minuti di fila mentre Camera e Senato davano il via alle coperture economiche per il dl Ristori.

40 minuti d’orologio…

Il resto della discussione fra capo dello Stato e presidente del Consiglio era scontata: si va avanti adagio. Occhio ai marosi, in previsione di burrasche. 

 

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