ROMA – IL PARTITO DI GRILLO AFFONDA. SULLE SCIALUPPE ALTRI PARLAMENTARI IN FUGA. ELEZIONI E REFERENDUM ULTIMA SPONDA

Il partito non gode di buona salute e sta dimagrendo a vista d'occhio. Ogni giorno qualche chilo in meno per colpa dei transfughi che alleggeriscono la barca di Grillo attirati dalle sirene di Lega e Italia Viva. Elezioni e Referendum i prossimi banchi di prova: dentro o fuori.

Roma – I dissidenti sono sul piede di guerra e nessuno pare abbia l’intenzione di mediare. Ognuno dei contendenti vuole uno scontro vero che faccia pulizia. Finito il tempo delle espulsioni a “mazzi“, per indegnità, solo per avere contrastato il “capo“. Altri tempi, adesso si vive in un’altra epoca. A inizio 2020 Luigi Di Maio si toglieva simbolicamente la cravatta per dimettersi dal ruolo di capo politico di un Movimento 5 Stelle in costante calo di consensi. Da quel giorno le redini del partito le ha prese il reggente Vito Crimi, vicino a Beppe Grillo fin dal 2007, ma le cose per il M5S non sono certo migliorate. Anzi.

Alessandro Di Battista chiede, prima possibile, un congresso del movimento ormai partito in cui tutte le anime che lo compongono possano dire la loro per costruire un’agenda politica. Così, provocatorio, “Dibba” afferma senza se e senza ma: “vedremo chi vince“. Le idee sono diverse e molto contrastanti. Si tocca con mano il fallimento in provetta dell’avvento dei grillini in politica. Una fusione fredda che nel tempo ha generato ed aggiunto incapacità al già naturale non saper fare per Dna. Chissà se l’evoluzione della specie avverrà. Speriamo. Tutti sono in trepidante attesa.

I rapporti, comunque, tra il comico genovese e Davide Casaleggio si sono raffreddati. Certamente è un eufemismo perché sarebbe meglio parlare, almeno attualmente, di rapporti interrotti da una visione che non coincide più con quella iniziale. Attualmente il partito è spaccato tra i fan del padre fondatore e i sostenitori del figlio di Gianroberto, ecco perché la scissione sembra verosimile, se non necessaria. Anime troppo diverse ormai compongono il partito dei Grillini. Ma come al “Monopoli” si potrebbe giungere lo stesso alla meta, con la forza del confronto. Ma Beppe Grillo non sembra essere della stessa opinione ed asfalta tutti dicendo: “…Dopo i terrapiattisti e i gilet arancioni di Pappalardo, pensavo di aver visto tutto…Ma ecco l’assemblea costituente delle anime del Movimento. Ci sono persone che hanno il senso del tempo come nel film Il giorno della marmotta…”.

In tutti questi mesi è proseguita lenta ed inesorabile l’emorragia dei non ti voto più. Gli ultimi sondaggi a livello nazionale danno i Pentastellati al 15% circa, seguiti da Fratelli d’Italia. Alle porte c’è l’appuntamento delle Regionali, in Veneto, Liguria, Toscana, Marche, Campania e Puglia ma proprio questa tornata elettorale rappresenta un test pericoloso che spaventa molto i Grillini, terrorizzati dalla possibilità di crollare al 10%, o ancora più giù, nelle sei regioni chiamate ad esprimersi. Cosa che, se fosse confermata, avrebbe effetti devastanti sul futuro di un partito non più simpatico dai più.

Così dietro l’angolo vi è anche l’incubo del referendum confermativo sul taglio dei parlamentari, che solo la vittoria del “” potrebbe contribuire a mitigare l’eventuale batosta elettorale alle regionali. Peraltro se la riduzione dei seggi, come pare, dovesse passare, il numero degli eletti in Parlamento si ridurrebbe di 345 unità, passando dalle attuali 945 a 600. Il problema paradossalmente sarebbe proprio questo, poiché considerata l’attuale percentuale di gradimento politico del M5S, è fuori di dubbio che alle prossime elezioni quasi due parlamentari grillini su tre rimarrebbero fuori dai palazzi del potere.

Piero Lattanzio e Piera Aiello, transfughi.

Tutto ciò con grave pregiudizio per la tenuta del movimento. Il caos ormai regna sovrano da tempo ed è destinato a dilagare a macchia d’olio. Così le defezioni si moltiplicano a dismisura. Anche Paolo Lattanzio e Piera Aiello hanno sbattuto la porta e sono andati via. Inutili le riunioni che seguono ad ogni buco nella chiglia. Sono inutili se non dannose. La barca fa acqua da tutte le parti e le pompe di sentina accese da Vito Crimi e dai pochi ufficiali di coperta rimasti non serviranno ad evitare l’affondamento. Salvo l’avvento di un nuovo comandante che, al momento, non è stato ancora individuato. E ammesso che ci sia. Occorre nuova linfa al partito di Grillo per elaborare strategie di attacco e difesa. Se tutto rimarrà com’è meglio sacrificare i pezzi e salvare gli uomini. Quei pochi che sono rimasti. 

 

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