CATANIA – TRUFFA MILIONARIA ALLO STATO. ASSOCIAZIONE DATORIALE RIEMPIVA LE TASCHE DI COMMERCIALISTI E IMPRENDITORI

Un'associazione a delinquere finalizzata alla commissione continuata di reati tributari e di indebite compensazioni attraverso l’utilizzo di crediti d’imposta inesistenti) aggravate dalla partecipazione di professionisti. Nella rete dei finanzieri commercialisti, imprenditori e prestanome. Sequestro di beni per 9,5 milioni di euro. Un enorme buco per l'Erario.

Catania – Usufruivano di crediti di imposta in realtà inesistenti grazie alla compiacenza di commercialisti e professionisti. L’operazione della Guardia di Finanza di Catania, denominata “Fake Credits” ha portato alla luce un’associazione a delinquere finalizzata alla commissione continuata di reati tributari e, in particolare, di indebite compensazioni (attraverso l’utilizzo di crediti d’imposta inesistenti) aggravate dalla partecipazione di professionisti. Sono in tutto 30 le persone raggiunte dell’ordinanza di misura cautelare emessa dal Gip del tribunale di Catania: 3 ristrette in carcere, 21 agli arresti domiciliari e 6 raggiunte dalla misura interdittiva del divieto di esercitare l’attività imprenditoriale per un anno. L’operazione ha portato anche al sequestro preventivo di beni per un valore di 9,5 milioni di euro. Un vero e proprio impero fondato sulla truffa.

Il dottor Antonio Paladino.

Tutto ruotava attorno alla “Confimed Italia” (ente di organizzazione di datori di lavoro con sede dichiarata a Roma e uffici amministrativi a Catania) rappresentata dal commercialista Antonio Paladino, adesso finito in carcere. Dietro le sbarre sono finiti anche i suoi collaboratori Gaetano Sanfilippo e Andrea Nicastro. A loro si appoggiavano altri soggetti compiacenti dislocati in varie zone d’Italia. Tra questi ancora professionisti e amministratori di società e cooperative in alcuni casi fantasma che venivano utilizzate per le false certificazioni. L’operazione condotta dal Gruppo Tutela Finanza Pubblica del Nucleo P.E.F. di Catania, sotto la direzione del gruppo di magistrati della Procura etnea specializzati nel contrasto ai reati fallimentari e tributari, è stata caratterizzata dall’esecuzione di intercettazioni telefoniche e ambientali nonché di accertamenti bancari unitamente alla disamina (a riscontro) di documentazione contabile ed extracontabile nonché di materiale informatico acquisito nel corso di una perquisizione. La complessa investigazione, che ha riguardato il periodo tra il febbraio del 2019 all’aprile di quest’anno, ha tracciato la commercializzazione di oltre 25 milioni di euro di crediti fittizi di cui oltre 9,5 milioni utilizzati per indebite compensazioni.

Ti potrebbe interessare anche —————>> PESCARA – IN MANETTE POLITICI IN VISTA: GRANDI EVENTI PER LE LORO TASCHE.

I finanzieri durante le complesse indagini su base documentale.

Ti potrebbe interessare anche ——————–>>   CALTANISSETTA – NOTA BANCA RIFIUTA PRESTITO “CURA ITALIA” GIUDICE OBBLIGA IL PAGAMENTO ALL’IMPRENDITORE.

L’efficace attività repressiva posta in essere dalla Guardia di Finanza di Catania trae origine dall’esecuzione di una verifica fiscale svolta nei confronti dell’Istituto di Vigilanza Privata “Associazione nazionale Combattenti e Reduci “A.N.C.R. S.r.l”. con sede in Belpasso (CT), conclusasi, tra l’altro, con la segnalazione di violazioni in materia di indebite compensazioni per oltre 2,8 milioni di euro. Mentre le guardie giurate, quando vengono pagate, hanno retribuzioni da fame. 

Lo schema fraudolento, ideato e alimentato da una rete di professionisti attivi su tutto il territorio nazionale, si snodava lungo le seguenti fasi: reperimento e costituzione di società “farlocche” in mano a prestanome, titolari di crediti impositivi puntualmente emergenti dalle dichiarazioni fiscali presentate: è in questa fase che intervenivano i certificatori chiamati ad apporre il cosiddetto visto di conformità (visto leggero) attestante la regolare tenuta della contabilità, la corrispondenza dei dati esposti in dichiarazione alle risultanze delle scritture contabili e alla relativa documentazione sia per le imposte sui redditi sia ai fini I.V.A.; commercializzazione dei crediti tributari fasulli a beneficio delle società caratterizzate da consistenti esposizioni con l’Erario; effettuazione delle operazioni di compensazione crediti tributari fittizi – debiti tributari reali mediante compilazione e inoltro telematico dei modelli di pagamento; fase realizzativa curata da Paladino e dagli altri professionisti che certificavano i crediti fittizi delle società accollanti “farlocche”; gestione dei corrispettivi originati dagli accolli e dalle operazioni di cessione del credito.

Vasta operazione della GdF conclusasi con successo.

In questa fase Paladino, Sanfilippo e Nicastro, attraverso la Confimed Italia, gestivano direttamente, e a loro piacimento, tutti gli introiti generati dalle illecite compensazioni. Gli accertamenti bancari eseguiti nel corso delle indagini hanno permesso di constatare che le società indebitate, accollate/cessionarie, hanno versato alla Confimed oltre 6,3 milioni di Euro che, ovviamente, non venivano riversate alle accollanti/cedenti, ma trattenute dal sodalizio criminale; solo 700 mila euro risultavano impiegati per pagamenti a favore di un fideiussore svizzero e di alcune accollanti fittizie, queste ultime società strumentali allo svuotamento dei conti della Confimed.

Ti potrebbe interessare anche ——————–>>  REGGIO CALABRIA – OPERAZIONE ANTIMAFIA “PEDIGREE”: IN MANETTE 12 AFFILIATI ALLA ‘NDRANGHETA.

 

Ti potrebbe interessare anche ——————–>> SANTA CATERINA VILLARMOSA – APPALTI TRUCCATI. IN MANETTE SINDACO, ASSESSORI, DIRIGENTI E IMPRENDITORI

 

AGGIORNAMENTO DEL 13 APRILE 2021: 

Riceviamo dalla dott. Silvia Gregorini, commercialista capitolina, a suo tempo coinvolta a Catania nell’inchiesta Fake Credits della Guardia di Finanza su un presunto sistema criminale fondato sulle compensazioni dei crediti attraverso lo strumento “dell’accollo”, una richiesta di rimozione della sua foto e della didascalia sottostante contenente nome e cognome.

Pur non avendo alcun obbligo di rimuovere parte del nostro archivio accettiamo tale richiesta perché pare che la professionista in questione non avesse nulla a che fare con certe persone e con i reati tributari a suo tempo a lei contestati. 

Poche settimane dopo l’operazione coordinata dalla Procura di Catania, infatti, il sostituto procuratore Fabio Regolo aveva disposto la revoca dei sequestri operati in danno della professionista romana a seguito di “indagini effettuate successivamente all’esecuzione della misura cautelare reale e personale è emerso che Silvia Gregorini potrebbe essere vittima dell’associazione finalizzata alla commissione del reato di indebite compensazioni”. 

Facebook
Twitter
LinkedIn
WhatsApp
Email
Stampa