Mobilità sostenibile: rischiamo di schiantarsi sul binario morto?

Con il ritorno alle consuetudini i problemi rimangono gli stessi: treni affollati, metropolitane al limite della sopportazione, bus sporchi e ritardi a più non posso. Se non cambierà la tendenza ogni cosa sarà peggio di prima. Il governo sonnecchia e pensa a togliere le mascherine ma impone attenzione sulla variante Delta che sembra estremamente pericolosa. Davvero vogliamo tornare a prima della pandemia?

Roma – Voci di corridoio, spifferi attraversano le pareti, un certo sentore nell’aria, insomma pare che ne stiamo venendo fuori nonostante le difficoltà. Un altro piccolo sforzo ed il nemico, il famigerato Covid-19, sarà vinto, battuto, deporrà definitivamente le armi. Tutto sembra prendere la via dell’agognata normalità.

La gente sta riempiendo le strade delle città, i locali sono quasi presi d’assalto così come i luoghi di villeggiatura. La tanto desiderata quotidianità sta per ritornare anche per i pendolari che non vedevano l’ora, erano proprio impazienti.

Ed eccolo il ritorno al passato: carrozze che iniziano a sovraffollarsi, ritardi e con l’incremento dei passeggeri è aumentato anche il degrado. Tutto come prima, non era questo a cui si anelava? Ma ce lo ricordiamo il periodo antecedente a cui tende spasmodicamente l’attuale periodo? Un po’ di dati ci illuminano sul tema.

Nel febbraio scorso è stato presentato Pendolaria, il rapporto annuale sul pendolarismo e la mobilità urbana, a cura di Legambiente, riferito al 2020. Sono circa 5,7 milioni i cittadini che ogni giorno comandato da Dio sulla terra si spostano in treno e metropolitana, per raggiungere il posto di lavoro o di studio. Il problema è che al traguardo ci si arriva a tentoni, stremati e stressati.

Emerge la solita Italia duale, a due velocità. Da un lato il successo dell’AV (alta velocità), dall’altro il taglio degli IC (Intercity) e dei treni regionali.

Si è assistito, invece, ad una crescita del numero di passeggeri al nord. Mentre al sud si è verificato un forte decremento, nonostante i convogli Pop, perché più corposo il degrado.

I politici nostrani straparlano di riaprire cantieri per nuove opere stradali, mostrando disinteresse totale per quelle su rotaia. Negli ultimi due anni, infatti, nel nostro Paese non è stato inaugurato nemmeno 1 km di linee metropolitane.

Inoltre è aumentato il distacco tra le città italiane e quelle europee, con evidenti lacune per quanto riguarda la dotazione di metro, tram e ferrovie urbane per i pendolari.

Non è una situazione che si è palesata all’improvviso. Dagli anni 2000 lo Stato ha scelto di finanziare per il 60% degli investimenti strade e autostrade, mostrando di essere un pessimo imprenditore offrendo a prezzi irrisori le concessioni ai vari Benetton e Gavio di turno con penali e disservizi a carico del povero contribuente.

Sulla sx Marcello Gavio e sulla dx Luciano Benetton

Insomma la solita solfa: alla fine paga sempre l’ignaro cittadino. Le buone notizie riguardano il rinnovo del parco treni circolanti immessi sulla rete soprattutto da parte di Trenitalia.

Secondo Legambiente il Recovery Plan, appena approvato dalle Istituzioni europee con grida di giubilo da parte della stampa, deve puntare al rilancio della mobilità sostenibile in Italia.

Recuperare i ritardi infrastrutturali nelle aree metropolitane, accelerando l’attuazione dei PUMS (Piani Urbani Mobilità Sostenibile), di cui le città si sono già dotate, elettrificare le linee ferroviarie al sud con potenziamento di quelle secondarie, rinnovare e potenziare il parco circolante.

Per realizzare questa strategia, secondo Legambiente, è urgente un piano nazionale per la realizzazione di infrastrutture su ferro, corsie ciclabili e per la revisione del codice della strada in modo da incentivare gli spostamenti in bici e a piedi.

E’ necessario dunque che lo Stato reciti un ruolo innovativo nell’ambito della trasmissione digitale della mobilità e per il potenziamento del TPL (trasporto pubblico locale) allo scopo di azzerare inquinamento ed emissioni nocive in ambito urbano. Mica un programma da poco.

Quella di adesso è una classe politica all’altezza dell’arduo compito?  E, soprattutto, riuscirà il nuovo Governo presieduto da SuperMario Draghi, osannato come il nuovo condottiero provvisto di proprietà taumaturgiche, ad avere una visione di alta progettualità politica?

L’esperienza degli ultimi anni non è confortante. Lo scenario politico è, purtroppo, rappresentato da guitti e saltimbanchi che non potranno che farci schiantare su un binario morto, col rischio di farci deragliare.

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