VI RICORDATE COM’ERAVAMO? DAVVERO VORREMMO TORNARE A QUELLA NORMALITA’?

Si deve mettere l'uomo al centro del progetto con le sue fragilità e la sua caducità, gli esseri viventi e l’ambiente o quel che resta. La salvezza di uno equivale a quella del sistema nel suo insieme, la caduta di uno equivale alla caduta dell’altro.

Milano – Ecco una rapida carrellata di pop…inioni in libera uscita, che usufruiscono dell’ora d’aria concessa a chi è stato agli arresti domiciliari come tutti per le note vicende scaturite dalla pandemia. Un viaggio a ritroso nel tempo, una sorta di com’eravamo, per non dimenticare. Mai!

Che cosa vi ricorda questa immagine?

“Tutto tornerà come prima” è uno degli slogan più in voga negli ultimi tempi, secondo solo all’altro mitico, ma che ha portato un sacco di sfiga “andrà tutto bene”. Si consiglia di mettere mano a tutto l’armamentario di gesti apotropaici che la natura ci ha fornito con molto generosità per evitare ancora più nefaste conseguenze! Ma davvero è desiderabile un ritorno al passato più prossimo, diventato rimpianto di una età dell’oro per l’umanità, che non c’è mai stata? E’ apprezzabile l’intento, l’augurio, cioè, di ritornare ad una vita senza l’Attila del nuovo millennio, il neo Flagello di Dio, il famigerato e spietato Covid-19 dotato di uno straordinario ed esagerato incstint killer, che tante vittime ha mietuto! Le immagini della fila di camion dell’esercito italiano trasportanti bare nel bergamasco sono state strazianti, hanno fatto il giro del mondo e rappresenteranno una pietra miliare per gli studiosi dei fenomeni sociali in avvenire. Covid-19: un nome e una garanzia, a tutto vantaggio delle onoranze funebri! Pare, infatti che abbiamo fatto affari d’oro con tutta quella carovana di bare che si sono rese necessaria per le vittime, poveri cristi deceduti in solitudine senza la presenza dei propri cari nel momento del trapasso e senza una degna sepoltura, come dignità, civiltà ed umanità impongono!

Bastava il blocco di una linea del metrò per ritrovarci cosi. Ricordate? Che tempi…

Ognuno di noi si augura che al più presto venga debellato il virus ma che si debba tornare a condurre la stessa vita di prima, eh no, questo proprio no! Ci ricordiamo com’era la vita di prima, qualche mese fa, quali erano le condizioni del cosiddetto italiano medio? Ecco una rapida sintesi di una giornata standard:

  • sveglia all’alba: una rapida igiene personale, un’altrettanto rapida colazione e via di corsa alla stazione dei treni e/o a quella delle corriere. Secondo gli ultimi dati disponibili sono migliaia gli italiani in queste condizioni. Pendolara, l’ultimo rapporto a cura di Legambiente con dati riferiti al 2018 parla di 5,6 milioni di persone al mondo che prendono treni regionali e metropolitane. Per non parlare dei pendolari che vivono nel sud d’Italia, dove molte stazioni ferroviarie sono state chiuse, costretti ad utilizzare corriere che li costringono a levatacce mattutine per giungere al lavoro in orario. E la chiamano Italia in Movimento. Si, in movimento verso il baratro.
  • Inquinamento urbano nelle grandi città, ma anche le medio-piccole non scherzano: polveri sottili a livelli insostenibili, tanto da rendere irrespirabile l’aria; rifiuti urbani in quantità esponenziale prodotti a ritmo continuo dalla società del consumo perenne e accatastati in ogni angolo;

 

  • Treni e corriere: anche qui il divario nord-sud è allarmante, con una parte del primo che ha rinnovato il proprio parco vetture e il secondo, dove gli abitanti vivono come peones e le vetture appartengono all’anteguerra con scarsa pulizia e manutenzione ai minimi termini se non assente del tutto per via della riduzione del personale e del contenimento dei costi. Ammassati come bestie con un profluvio di miasmi corporali da fare invidia alla Cloaca Massima. Ma quanto puzza l’essere umano?

 

I pendolari alla stazione di Codogno
  • Spettacolo identico se non peggiore per chi nei grandi centri metropolitani è costretto ad utilizzare la metropolitana. Ce la ricordiamo la famigerata ora di punta a Milano, Roma, Napoli? Un accalcarsi continuo, con spintoni a più non posso, facendo a gara per riuscire a tagliare il traguardo nell’intento di occupare l’eventuale unico posto a sedere ancora libero. Pare che il Cio, comitato olimpico internazionale, voglia proporlo come sport olimpico. Solo che ai primi 3 classificati al posto delle medaglie verrà messo al collo il cetriolo d’oro, per il primo classificato, d’argento per il secondo, bronzo per il terzo. Proprio come le medaglie, da tradizione! Pare che gli italiani siano messi bene, sappiano come farsi valere: si prevede un notevole incremento di medaglie, pardon di cetrioli!

 

  • Finalmente l’arrivo sul luogo di lavoro. Con i tempi che corrono i maitre a penser, che non hanno mai effettuato un giorno di lavoro in queste condizioni in tutta la loro vita, affermano che bisogna accendere pure un cero alla madonna per la fortuna di averlo, un lavoro: Signore ti ringrazio!… Finalmente giunti alla meta stremati e spossati per le peripezie già descritte si ha una gran voglia di ritornare a casa. Qualcuno sogna di tornare bambino nelle tenere braccia materne per essere sommerso dalle sue coccole ed invece deve sorbirsi, suo malgrado, il capoufficio (caporeparto o capogruppo, dipende in quale settore dell’economia si presta la propria… opera) e colleghi che si sfidano in un duello all’ultimo sangue per primeggiare nell’attività in cui sono bravi assai: la lingent dux (leccata al capo), la defecatio penum e la franctumatio scrotuum! Le ultime due locuzioni di derivazione latino maccheronico sono facilmente traducibili anche per chi ha poca dimestichezza con la lingua dei nostri padri.
Il pronto soccorso al collasso. Una tragedia.
  • A fine turno lavorativo: l’agognato ritorno a casa. La mente inizia a fantasticare situazioni da spot pubblicitario: “la famiglia barilla”, finalmente a casa, grande, spaziosa. Una bella donna che ti accoglie col sorriso, bambini che ti gironzolano intorno festanti per il ritorno del loro caro papà. La nuda e cruda realtà: altra lotta continua, non c’è mai riposo per il guerriero della società cibernetica! Compagna/o, moglie/marito a cui non ne va bene una che sia una, un brontolio continuo, tipo pignatta di fagioli. Figli/e che trotterellano per casa come puledri e come anime perse alla ricerca di non si sa che cosa. E poi le rate del condominio, del mutuo, della scuola/università, le utenze domestiche e tutte le eventuali beghe quotidiane, note a tutti, che si presentano, in una sorta di ordinaria follia collettiva!

E deve tornare tutto come prima? Giammai! Ci si augura che il lockdown obbligato per le note vicende, abbattutasi all’improvviso su di noi come una valanga e in cui siamo stati costretti a staccare la spina da un sistema che ci aveva avviluppato, possa rappresentare l’inizio di un ripensamento radicale del nostro modo di vivere. Altro che rivoluzione proletaria, altro che sovvertimento violento: l’economia predatoria del tardo-capitalismo, un mostro multi cefalo che si è nutrito e si nutre di carne umana, divorandola con voracità e devastando l’ambiente, è stata costretta alla resa da un piccolissimo virus, un microorganismo acellulare, insignificante ma spietatissimo! Bisogna ripartire da qui e mettere al centro del progetto l’uomo con le sue fragilità e la sua caducità, gli esseri viventi e l’ambiente, o quel che resta, perché interdipendenti e la salvezza di uno equivale a quella del sistema nel suo insieme, la caduta di uno equivale alla caduta dell’altro!

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