TAV IN CALABRIA? LE SOLITE BALLE COME IL PONTE SULLO STRETTO

Quello che emerge sulle nuove tratte dei treni superveloci è proprio la poca omogeneità nella distribuzione territoriale. Tanto che considerare la Calabria arricchita dalla Tav sembrerebbe un eufemismo. Perchè prendere ancora in giro il Meridione con il solito refrain delle ferrovie lampo?

Con l’arrivo dell’alta velocità in Calabria l’Italia si accorcia ancora di più. Muoversi, in particolar modo per gli studenti fuori sede e per i lavoratori distaccati nel Nord, sarà meno complicato. Dal punto di vista ambientale i risultati potrebbero essere considerevoli. Infatti l’enorme flusso di traffico che da sempre contraddistingue l’Autostrada Salerno-Reggio Calabria, diminuirebbe drasticamente, dimezzando così le emissioni nocive prodotte dalle autovetture. Insomma un altro passo in avanti sia per la terra dei Buzzi che per l’Italia intera.

L’importante, però, è non fare il passo più lungo della gamba. Ovvero evitare che i treni del futuro transitino in strutture del passato. Sostanzialmente, ci domandiamo, la Calabria è pronta ad ospitare la Tav o si profila l’ennesimo copione della tragicommedia all’italiana buona solo per speculazioni elettorali?

La stazione di Paola, uno degli snodi ferroviari più importanti della Calabria

I dubbi sono tanti. Basta vedere la rete ferroviaria risalente al secondo dopoguerra per rendersene conto. E che dire della morfologia del territorio specie sulla tratta calabro-lucana? E’ possibile immaginare che un treno proceda alla velocità di 250km orari su quei binari? Un calcolo errato, in questo caso, potrebbe causare una strage con conseguenze ben più gravi dello stesso crollo del ponte Morandi. Tali problematiche non sono sfuggite alla Federazione provinciale Usb di Vibo Valentia che in una recente nota ha bene evidenziato la situazione:

“Di punto in bianco – sostengono dal sindacato – senza aver speso una “lira” per accogliere questi treni, si parla dell’alta velocità? Abbiamo l’impressione che il Sud sia sempre più emarginato. Ci vogliono far credere di aver dato una risposta in termini di collegamenti ferroviari, come nel resto del Paese, mentre invece continueremo a viaggiare con le stesse “velocità” di sempre se non peggio a causa dell’usura dei mezzi. I soldi in Calabria servirebbero per gli “studi di fattibilità” e, soprattutto, per un comitato che non si è ancora mai riunito. Capace, quest’ultimo, di stabilire come programmare le attività di progettazione dell’alta velocità…Se questi sono i presupposti, per quanto ci riguarda come USB, diciamo che hanno cominciato male e che stanno perseverando nel prenderci in giro! E mentre la Calabria, ma in questo caso tutto il Sud, aspetta la manna dal cielo della Tav il governo, per non smentirsi, ripropone un’”economia differenziata” tra Nord e Sud…”.

La stazione di Pizzo Calabro

Di contro il premier Conte e i suoi, sempre a sentire il sindacato, investono in fondi per creare altre linee ferroviarie parallele a quelle già esistenti per l’alta velocità ad alta capacità e capillarità, tra le regioni del Settentrione, ma lascia invariate quelle nel Meridione.

Infatti visionando le nuove tratte dei treni superveloci ciò che emerge è proprio la poca omogeneità nella distribuzione territoriale. Tanto che considerare la Calabria arricchita dall’alta velocità sembra davvero un eufemismo. Il cuore del turismo calabro sembrerebbe esentato dalle nuove tratte ferroviarie. Per le cittadine come Pizzo, Tropea, Briatico, Ricadi e in generale tutto il vibonese, nella realtà dei fatti cambierebbe molto poco.

“…Possibile che non è stata individuata – aggiungono sindacalisti dell’Usb – una fermata per permettere anche in questa provincia un minimo di decollo turistico dopo tutto quello che abbiamo trascorso in questo inizio anno?…”.

Siamo proprio sicuri che prima di far transitare i treni superveloci in Calabria non sarebbe necessario adeguare la rete strutturale regionale? Anche in vista di un piano occupazionale che avrebbe potuto soddisfare maggiormente la domanda locale? La sensazione è che questo nuovo traguardo, sbandierato in pompa magna dal governo come l’abbattimento di ogni differenza infrastrutturale tra Nord e Sud, sia in realtà una mera operazione propagandistica che mira a risollevare l’immagine di una classe politica sempre più distante dalle popolazioni locali. Il tempo sarà il solito arbitro imparziale. 

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