FATTA LA LEGGE, SCOPERTO L’INGANNO: VOUCHER AL POSTO DEI RIMBORSI.

Roma – Quante sorprese nei decreti del presidente Conte. E quante buggerature. Una di queste riguarda i voli aerei. Appena dichiarato il blocco degli spostamenti tutte le compagnie hanno cancellato i voli dandone comunicazione alle utenze a mezzo mail. Sino alla prima quindicina di aprile i vettori offrivano tre opzioni ai viaggiatori: rimborso del biglietto, prenotazione gratuita di altro volo senza garanzia di data certa, emissione di voucher valevole 1 anno.

La mail che le compagnie aeree hanno inviato ai passeggeri in cui si annuncia l’annullamento del rimborso.

Per chi aveva scelto il rimborso per i voli cancellati da fine febbraio sino alla prima quindicina di aprile aveva il diritto di ottenerlo. Il buono-viaggio, infatti, ai sensi del regolamento europeo 261 del 2004, dovrebbe valere come opzione alternativa al rimborso economico di quanto pagato dal cliente per un viaggio poi cancellato dalla compagnia. La norma europea assegna al cliente la scelta di essere  o meno rimborsato con la somma pagata o preferire un voucher di pari importo mentre la compagnia aerea si dovrebbe adeguare alla decisione del cliente. Gran parte delle compagnie aeree, invece, forti dell’art. 88 bis della legge n.27 del 24 aprile 2020, di conversione del decreto legge 18/2020 cosiddetto “Cura Italia”, nello specifico il relativo comma 12, a firma di Giuseppe Conte, hanno fatto marameo ai viaggiatori incazzati neri. Nel decreto infatti si toglie all’utenza anche la facoltà di accettazione del titolo ovvero i passeggeri debbono accettare senza fiatare:”…L’emissione dei voucher previsti dal presente articolo assolve i correlativi obblighi di rimborso e non richiede alcuna forma di accettazione da parte del destinatario… Tali voucher valgono 1 anno dalla data di emissione…”.

Adina Valean

In Italia le compagnie che hanno acchiappato al volo la ghiotta occasione sono state EasyJet e Alitalia che, approfittando dell’articolo di legge fatto apposta per loro, hanno negato i rimborsi ai propri passeggeri violando cosi come altri Paesi la normativa comunitaria. La vigliaccata non è sfuggita alla commissaria ai Trasporti UE Adina Valean che ha scritto a tutti i Paesi dell’Unione affinché rispettino i diritti dei consumatori ma pare che il suo sollecito sia rimasto lettera morta. Dopo la scadenza delle due settimane concesse ai governi per rispondere alla Commissione europea soltanto 12 Paesi su 27 avrebbero risposto a Bruxelles. Per quanto riguarda l’Italia il DPCM di Conte, poi trasformato in legge, si troverebbe nel mirino della Commissione e potrebbe essere oggetto di sanzione ma i tempi lunghi di una tale evenienza faranno passare la voglia di chiedere un rimborso che non arriverà mai più nelle nostre tasche. E se da un lato le compagnie aeree hanno ricevuto una congrua cortesia, certamente non l’hanno restituita: EasyJet ha dichiarato infatti il 30% di tagli sul personale. L’ha seguita Rayanair con gli stessi numeri. La compagnia inglese, infatti, sta studiando un piano per licenziare, in totale, 4.500 unità come conseguenza del crollo del trasporto aereo per la pandemia:“…Pur tornando a volare dal 15 giugno – ha detto Johan Lundgren, manager di EasyJetprevediamo che la domanda riprenderà a crescere lentamente, tornando ai livelli del 2019 tra circa tre anni. In questo contesto, stiamo pianificando di ridurre le dimensioni della nostra flotta e ottimizzare la rete e le nostre basi…”.

Johan Lundgren

Dunque mettiamoci il cuore in pace e accontentiamoci dei voucher oppure dei voli cosiddetti rebooking o rerouting da prenotare sino a 7 giorni prima o dopo la data del volo cancellato, qualora la mail vi sia giunta in tempo. Molti passeggeri che avevano chiesto il rimborso prima del decreto Cura Italia non hanno più saputo nulla della loro pratica e i centralini dei call center fanno, come al solito, orecchie da mercante. Quando non vi fanno passare giornate intere al telefono per poi far cadere la linea, apposta. Che dire? Grazie presidente Conte per l’ennesimo regalo agli italiani. Specie per quelli che avevano prenotato un’andata e ritorno per curarsi, per sottoporsi ad un intervento chirurgico o per lavoro. Avete preferito accontentare i vettori e non i cittadini. E adesso minacciano licenziamenti. Che culo.

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