Legge sul lobbying? Ma mi faccia il piacere

Nessuno ha interesse a promulgare una norma che serva a rendere pubblici partecipanti, scopi, dati economici e la tenuta di un registro obbligatorio degli incontri. Le lobby sono ancora molto forti e sono più potenti quanto più occulte. Nel frattempo decidono le sorti del Paese, bella roba.

Roma – E’ cambiata l’orchestra, ma la musica è sempre la stessa. Nel senso che mutano i governi ma si suonano sempre le stesse note, che per quanto riguarda la legge sul lobbying sono sempre stonate.

In Italia non esiste una legge che regolamenti i rapporti tra i decisori politici e le lobby. Queste ultime non devono essere viste come portatori di interessi occulti e/o corruttivi se tutto avvenisse alla luce del sole: in questo caso l’attività di lobbying sarebbe legittima.

Invece, com’è nella consuetudine italiana, le relazioni, gli incontri, le convention quando non i party (con tanto di mascherine e ospiti contingentati) avvengono nei sotterranei della politica, di nascosto e lontano da occhi e orecchie indiscreti.

Noi cittadini, ignari di tutto quello che succede, non riusciamo ad essere informati su chi e come contribuisce ad influenzare decisioni politiche, che hanno un grande impatto sulla vita di ognuno.

Le Lobby, conflitto di interessi e assenza di trasparenza

Trattasi di case farmaceutiche, compagnie petrolifere, multinazionali hi-tech e compagnia bella. Ma anche di associazioni di categorie, come quella dei consumatori e di organizzazioni no profit. Ma non solo.

Ebbene non si sa quanti e chi siano. Dove, come e quando frequentino ministri, sottosegretari e parlamentari e loro parenti, amici e conoscenti. Capisci a me.

Inoltre quali e quante risorse investono per iniziare la loro attività di lobbying. Conoscendo benissimo i nostri “polli” – tanto per utilizzare una locuzione gergale – non si va tanto lontano dalla verità affermando che è un modo opaco di trattare argomenti vitali per la vita del Paese, che favorisce il traffico illecito di bustarelle e corruttele varie.

Lobbying, l’arte di influenzare le decisioni

Sarebbero necessari registri della trasparenza e agende degli incontri per tracciare la lista dei nominativi dei portatori di interesse che influenzano settori economici vitali per la vita della Nazione.

Nelle commissioni parlamentari giacciono accantonate 3 proposte di legge sulla materia, in attesa che qualche “anima pia” si faccia un esame di coscienza. Ma come si dice in questi casi “campa cavallo che l’erba cresce…”.

Se qualcuno pensa che in questa legislatura ci sia qualche gruppo politico pronto a mettere mano nell’ingarbugliata quanto grave situazione è un illuso, oppure un ingenuo.

In attesa di un intervento divino per regolamentare il lobbying e, quindi, di una piena trasparenza dei processi decisionali, regioni, comuni e ministeri si sono mossi in autonomia con auto-regolamentazioni che, spesso, hanno avuto esiti inefficaci.

E’ necessaria ed urgente quindi una legge specifica. In particolare: un registro pubblico obbligatorio per i lobbisti che devono rispettare un codice etico di condotta.

Questo registro deve contenere informazioni sui portatori di interesse: responsabile legale, ente, obiettivi, settore di riferimento e dati finanziari; un’agenda pubblica degli incontri tra politici, manager pubblici e lobbisti in cui vengano comunicate date dell’incontro, temi e documentazione depositata; consultazioni pubbliche affinché gli iscritti al registro siano ascoltati sui propri temi; sanzioni per punire i comportamenti illeciti degli uni e degli altri.

Su quest’ultimo aspetto nutriamo molti dubbi: è come sperare che Dracula non succhi più sangue. Praticamente impossibile. Al contrario l’approvazione di una legge sul lobbying sarebbe un passo avanti per la trasparenza delle decisioni politiche. E’ la democrazia, bellezza.             

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