Ilenia Fabbri: ammazzata perché poteva aggredire il patrimonio dell’ex marito

Durante il processo è stato ascoltato come testimone il capo della Mobile ravennate che ha ricostruito l’omicidio della donna. Il castello accusatorio messo su dalla Procura sembra granitico. La difesa dell’esecutore materiale, reo confesso, chiede la perizia psichiatrica. Costituzione di parte civile per parenti, associazioni e civico consesso.

Ravenna – Continua senza soste il processo per la morte di Ilenia Fabbri, la donna di 46 anni accoltellata a morte il 6 febbraio scorso nel suo appartamento di via Corbara 4 a Faenza. Nell’aula di Corte d’Assise, presieduta dal giudice Michele Leoni, a latere la collega Antonella Guidomei, erano presenti il marito della vittima Claudio Nanni di 54 anni, ritenuto il mandante dell’omicidio, difeso dall’avvocato Francesco Furnari, e l’esecutore materiale del delitto, il reo confesso Pierluigi Barbieri, 53 anni, difeso dagli avvocati Marco Gramiacci e Simone Balzani.

Il garage di via Corbara 4 a Faenza

La figlia della vittima Arianna si è costituita parte civile, chiedendo un risarcimento di 2 milioni di euro. La difesa del presunto assassino ha avanzato la richiesta di perizia psichiatrica per il proprio assistito seduto in una gabbia diversa rispetto a quella dell’altro imputato.

La figlia di Nanni, presente in aula con la sua fidanzata che porta lo stesso nome, tramite l’avvocato Veronica Valeriani, ha chiesto e poi ottenuto il sequestro conservativo di tutti i beni dei due imputati. Si sono costituiti come parte civile anche Stefano Tabanelli, compagno della vittima, il padre Luciano Fabbri e la zia Donatella Graziani. Anche le associazioni Sos Donna di Faenza, Udi di Ravenna e Gens Nova, oltre al Comune di Faenza si sono costituiti assieme ai parenti.

Per quanto attiene la perizia psichiatrica il giudice ha rinviato alla seconda udienza onde dare il tempo alle parti di esaminare la documentazione, comprese le cartelle cliniche che attestano la frequenza del presunto killer presso il Sert ed il Centro salute mentale.

Claudio Nanni a processo

Durante l’adunanza del 22 ottobre scorso sono stati esposti gli indizi raccolti dalla Procura che costituiscono un castello accusatorio più che solido: la telefonata dall’auto di Nanni che si trovava in viaggio con la figlia verso Lecco per recuperare un veicolo, l’atteggiamento infantile del padre nei riguardi di Arianna e il comportamento distaccato che aveva assunto il marito di Ilenia al ritrovamento del cadavere.

Altri indizi di congruo peso giudiziario consistono nel ritrovamento della buca nella quale nascondere il cadavere, del contenitore dell’acido per rendere irriconoscibile il volto della vittima e del trolley che doveva servire per trasportare il corpo di Ilenia.

I Pm Daniele Barberini e Angela Scorza hanno interrogato il primo teste, il dirigente della Mobile di Ravenna, Claudio Cagnini, che ha ricostruito l’omicidio. Il dirigente racconta che a dare l’allarme era stata la figlia della coppia, Arianna. Poco dopo le 6 la giovane, che si trovava in auto col padre e diretta a Lecco per acquistare una vettura, riceveva una telefonata da parte della compagna terrorizzata che, ancora a letto e con Ilenia Fabbri nell’altra stanza, la informava della presenza di un ladro.

Pierluigi Barbieri

La telefonata giungeva sul telefono di Nanni perché quello di Arianna era occupato. Mentre l’uomo ascoltava, riferisce Cagnini, subiva un tracollo psicologico esclamando “oddio” mentre consegnava il telefonino alla figlia che rimaneva sola a gestire quella terribile situazione. La ragazza cerca di tranquillizzare il padre che piange arrivando persino a rimproverarlo.

Arianna sente dei rumori forti come dei botti mentre Nanni le dice di “non farla uscire, lasciala in pace”, riferito alla compagna che si era chiusa nella stanza. Durante il tragitto sull’autostrada Arianna chiama tre volte il 112 con i due telefoni che ha in mano mentre il padre guida l’auto che fa marcia indietro e ritorna verso Faenza.

Al centro Arianna Nanni segue il processo contro il padre

La ragazza grida al padre di andare più forte almeno una decina di volte ma l’uomo, evidentemente, non ha alcun interesse a sbrigarsi perché deve dare tempo al killer di fare il suo lavoro. Appena tornati a casa i due congiunti vedono il cadavere di Ilenia sul pavimento del seminterrato in una pozza di sangue.

La porta del garage che non presentava segni d’effrazione, le telecamere di sorveglianza ubicate nel quartiere, sms e telefonate sospette porteranno gli inquirenti a casa di Pierluigi Barbieri che, una volta sotto torchio, confesserà di avere ucciso per soldi. 

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