I fantasmi della società civile

Sono sempre di più ma per gli uffici amministrativi non esistono. Eppure pretendono il rispetto di tutti i diritti civili, com’è giusto che sia. Purtroppo alcune leggi “burla” non permettono di sanare la loro posizione e con la solita storia del gatto che si morde la coda gli invisibili rimangono privi di qualsiasi sostegno. Per loro solo parole.

Negli ultimi tempi un numero imprecisato di persone, che si allarga come una voragine ogni giorno che passa, si sono trovati esclusi dall’anagrafe cittadina. La crisi economico-sociale, esacerbatasi con la pandemia, ha dato il colpo di grazia. Si tratta di individui, sia italiani che stranieri, senza fissa dimora.

Questo comporta una serie di disagi, come non avere diritto al medico, alle cure di base e ad servizio sanitario nazionale. Si rischia di subire la discriminazione nell’accesso ai vaccini, di non poter usufruire della mensa scolastica, né del bonus libri per i bambini in età scolare. O, ancora, di poter accedere ai sussidi, ai buoni spesa Covid e all’assistenza sociale. Infine di non poter rinnovare il permesso di soggiorno se si è stranieri, qualora se ne abbia mai avuto uno. Cittadini che vivono alla mercé della strada, come dei veri e propri sans papiers, immigrati illegali.

Secondo una stima dell’ISMU – Iniziative e Studi sulla Multietnicità, fondazione con sede a Milano che effettua ricerche e promuove iniziative sulla società multietnica, multiculturale e sui fenomeni migratori – sono 300mila quelli di origine straniera in queste condizioni. Purtroppo, non essendoci dati verificabili da parte delle istituzioni, non si conosce l’ampiezza reale di una parte consistente di popolazione. Una sorta di invisibili che, però, esistono e chiedono diritti. Un esercito di nullatenenti senza speranza che non sono nelle condizioni di esercitarli, perché tenuti in giacenza, come merce da tenere nascosta.

Il 22 luglio scorso Act!onaidorganizzazione indipendente impegnata nella lotta alle cause della povertà – ha promosso una campagna dall’eloquente titolo #DirittiInGiacenza, manifestando davanti a Montecitorio con una esposizione di scatole vuote, a testimonianza dei diritti negati a chi non è iscritto all’anagrafe.

Ora l’articolo 43 del codice civile recita: “La residenza è nel luogo in cui si dimora abitualmente“. Eppure il legislatore sembra frapporre una serie di impedimenti. Ad esempio, per gli stranieri, molti uffici non registrano le dichiarazioni di residenza presentate col permesso di soggiorno in fase di rinnovo, conversione o rilascio. Un’irregolarità molto diffusa a discapito non di numeri ma di persone in carne ed ossa.

Chi viene escluso dalla residenza, per non risultare invisibile, ricorre alla cosiddetta iscrizione fittizia, ovvero all’elenco dei senza fissa dimora. Una situazione questa che annulla la dignità delle persone ed ha tempi di gestione molto lunghi. Inoltre, si è formato una sorta di mercato delle residenze, dove si acquista la possibilità di venire registrati presso un appartamento nel quale non si abita.

Alla carenza di interventi definitivi delle Istituzioni sopperiscono le attività delle associazioni del terzo settore e del volontariato. Ma è urgente un piano risolutivo complessivo che, secondo le varie associazioni, tenga conto delle seguenti misure: omogeneità delle prassi applicate negli uffici anagrafici e cancellazione di quelle non conformi alla normativa; eliminazione di ogni procedura difforme relativa alla richiesta del titolo di godimento dell’immobile. Ma non basta.

Occorre anche mettere a punto l’adattamento dei sistemi utili all’iscrizione anagrafica per le persone senza fissa dimora al contenuto della legge, consentendo loro la possibilità di fornire autodichiarazioni, dichiarazioni di esercenti commerciali, di associazioni etc, nell’ambito delle tempistiche e con le modalità definite dalla Legge; incentivazione della formazione interculturale dei funzionari d’anagrafe; registrazione telematica dell’iscrizione per tutti gli interessati.

Un Paese che si definisce democratico non può non considerare i diritti umani come beni inalienabili ed ognuno di noi non deve mai dimenticare che, al posto di ogni invisibile, non avente diritto ad esercitare alcun diritto, potrebbe esserci ognuno di noi.                             

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