Recovery Ok, adesso tocca alla Giustizia

Il primo provvedimento è passato e speriamo serva per rimettere in sesto il Paese almeno in parte. E mentre l’amministrazione pubblica si avvia verso la fase di semplificazione rimane da sciogliere il nodo della giustizia. E non sarà cosa semplice né breve. Troppi e importanti gli interessi in gioco.

Roma – Il Decreto Recovery è diventato legge dello Stato. E pure in anticipo rispetto alla tabella di marcia, ovvero prima dell’ultima data prevista del 30 luglio. Il D.L. Semplificazioni così è stato approvato al Senato, con 213 voti favorevoli e 33 contrari. L’opposizione ha assunto un atteggiamento critico nei confronti del ricorso allo strumento della fiducia e non ha perso l’occasione per far notare come si ricorra sempre più spesso alla decretazione d’urgenza.

Comunque il testo è arrivato “blindato da Montecitorio che ha votato la fiducia al provvedimento venerdì scorso. La Legge di conversione del D.L. n. 77 riguarda la governance del PNRR e le prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative, di accelerazione e snellimento delle procedure.

Il testo si compone di 121 articoli che vanno dalla procedura VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) alle fonti rinnovabili, così come dalle opere di impatto rilevante, ai contratti pubblici, nonché alle infrastrutture dei trasporti e del digitale. Fra le modifiche che sono state introdotte in Parlamento c’è l’insieme delle misure che snelliscono l’utilizzo del superbonus al 110%.

Viene inoltre rafforzato il coinvolgimento del Parlamento nell’attuazione del PNRR prevedendo un suo ruolo di monitoraggio.

Per il Mezzogiorno è stato previsto il vincolo del 40% delle risorse ed è stato mantenuto l’attuale iter in materia di perequazione infrastrutturale, con la proroga a fine anno del termine previsto per la ricognizione delle opere finanziate dal fondo da 4,6 miliardi dal 2022 al 2033.

Approvata, definitivamente, anche una norma di civiltà che promuove l’utilizzo e la diffusione dei defibrillatori: l’arresto cardiaco causa oltre 60 mila vittime ogni anno. Avere un defibrillatore immediatamente disponibile riduce il tempo del primo soccorso, minuti che fanno la differenza tra la vita e la morte.

La legge prevede lo stanziamento di due milioni di euro e il posizionamento dei dispositivi salvavita nelle sedi delle pubbliche amministrazioni con almeno 15 dipendenti e con servizi aperti al pubblico, nei mezzi di trasporto, nelle scuole e nelle università.

Intanto la riforma della giustizia va avanti nonostante le tante critiche alla proposta di legge targata Cartabia. Anche il CSM, comunque, come ha fatto Giuseppe Conte, ci tiene a mostrare le criticità ed i pericoli incombenti sulla nuova legge penale. Pericoli che per altri non lo sono affatto, anzi.

La VI commissione del CSM, infatti, ha dato parere negativo su alcuni aspetti della riforma della giustizia, in quanto secondo l’organo di autotutela dei magistrati potrebbero essere rilevanti e drammatiche le ricadute pratiche della norma, in particolare sull’improcedibilità contenuta nella proposta siglata dal ministro Cartabia su processo penale e prescrizione.

Comunque l’unità d’intenti consiste nel trovare una sintesi tra le proposte dei partiti, onde evitare che le varie richieste incrociate snaturino il testo iniziale. Già di per sé non indenne da eventuali modifiche legittime.

Si parte dalla proposta del M5S di imprescrittibilità per reati di mafia e terrorismo, a quella del PD che riguarda una norma transitoria che ponga il termine dei processi a tre anni in Appello e due anni in Cassazione fino a tutto il 2024, per poi far scattare le soglie a regime, rispettivamente, di due anni e un anno. Mentre FI frena rispetto alle proposte che riportino a termini di prescrizione troppo ampi. 

La situazione è ancora molto fluida e non si prevedono tempi brevi. La posta in gioco è troppo alta.

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