Sulla giustizia sono dolori: dietro la prescrizione molti interessi

Ancora problemi per la riforma Cartabia che non vedrà la luce cosi come è stata formulata. I maggiori attriti sono sulla prescrizione ma anche sul processo penale, la difesa, il secondo grado di giudizio, i riti alternativi in sostituzione del carcere e cosi via. Non c’è accordo su nulla. Sembra che si voglia cambiare tutto per poi rimanere come prima. Al solito.

Roma – Il dossier giustizia si arricchisce di novità non tutte entusiasmanti. Molte di queste non sono altro che tentativi per depotenziare l’efficacia della proposta governativa. Il fatto in sé non scandalizza di certo ma il dato singolare è che gli emendamenti provengono dagli stessi schieramenti che hanno approvato la riforma in Consiglio dei Ministri.

La confusione politica dilaga prepotentemente e non si contano coloro i quali tornano sui loro passi su diversi punti del documento. Così si profila un nuovo scontro tra M5S ed il ministro Marta Cartabia. Ancora una volta sulla prescrizione.

Marta Cartabia

In commissione Giustizia alla Camera è giunto, infatti, un nuovo testo con gli emendamenti. Una ulteriore modifica della prescrizione che manda in collera i grillini, specie quelli della prima ora, poiché verrebbe eliminata una delle poche modifiche alla legge attuale che i pentastellati ritenevano positiva.

Non si fa attendere la reazione di Conte il quale avverte che non permetterà che vengano stravolte le riforme e tutti i provvedimenti che hanno rappresentato la svolta impressa dal M5s.

Giuseppe Conte

Poi l’affondo sulla giustizia: “…Vogliamo processi veloci ma non accetteremo mai che vengano introdotte soglie di impunitàha detto il leader 5Se che venga negata giustizia alle vittime dei reati, come per il crollo del ponte Morandi, il cui procedimento potrebbe rischiare l’estinzione…”.

Infatti il premier Draghi, per sedare gli animi inquieti, vedrà il suo predecessore quest’oggi a palazzo Chigi. Ma se Conte ritiene di voler modificare la riforma del processo penale voluta dall’attuale ministro della Giustizia, Renzi, invece, lancia la sua sfida al M5s proprio sui numeri in Parlamento.

Mario Draghi

L’affondo del leader di Italia Viva contro il M5s e il suo leader ha subito provocato accese polemiche, subito dopo che Conte è intervenuto sul tema giustizia. Renzi, con rinnovato vigore, non risparmia stilettate nemmeno al Pd, artefice di mettere a rischio l’approvazione del Ddl Zan solo per interesse elettorale.

Comunque anche il presidente dell’Unione Camere Penali, Gian Domenico Caiazza, intervenendo sulla proposta di legge Cartabia invita a riflettere specie per quanto riguarda i temi più scottanti:“…Bisognerebbe non fare terrorismo sulla prescrizione, in quanto le due condizioni che sono state poste sono anche di porre fine allo status di imputato a vita, introdotta dalla riforma Bonafede, nonché la difesa del diritto dei cittadini a un secondo grado di giudizio sul “merito” e non sull’atto di impugnazione e la sola legittimità

Gian Domenico Caiazza

Rispetto a queste priorità, certamente vi è stata attenzione da parte del Governo, tuttavia la vera delusione è stato constatare lo svuotamento dell’originaria intenzione di riformare i riti alternativi…”.

In ogni caso nel settore giustizia, al di là delle parole e delle tante proposte, la vera priorità da affrontare sono l’aumento in organico di magistrati, personale di cancelleria e una digitalizzazione seria ed efficiente da allargare a tutte le sedi d’Italia. .

Come sappiamo non esiste una riforma per tutti i palati, cioè una legge che possa accontentare tutti senza farci correre il rischio di realizzare una vera e propria macedonia mista che snaturi l’essenza dei sapori degli ingredienti principali.

In tal modo, infatti, la riforma della Giustizia voluta dal ministro Cartabia rischia di diventare una “Caporetto”, in quanto per molti reati punibili con una pena massima di 6 anni, secondo la proposta governativa, scatteranno misure alternative come gli arresti domiciliari ed i lavori socialmente utili.

La riforma “svuota carceri”

Che non è il male peggiore, anzi, però per giustizialisti e populisti presentare la riforma come “svuota carceri” ha una presa sociale forte, perché in un momento di difficoltà, economica e sanitaria, la popolazione vuole ben altro.

Il vero problema è di chi presenta le questioni, da un punto di vista informativo, come una sorta di amnistia o concessione di libertà in favore dei delinquenti. Continuando cosi la riforma originaria potrebbe abortire o dare alla luce una legge malata nella sua genesi dunque perfettamente inutile se non addirittura dannosa.

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