Botte da orbi e milioni di euro sulla pelle dei disabili

Una vera e propria fabbrica di soldi di cui hanno beneficiato decine di persone a vario titolo colluse con i gestori del centro di riabilitazione per disabili di Castelbuono, il paese della manna, del panettone glassato e degli asinelli che raccolgono il pattume pubblico. Adesso spetterà alla magistratura appurare le responsabilità di ciascuno degli indagati parte dei quali usava violenza ai ricoverati che non potevano difendersi.

Castelbuono – Con le case famiglia per disabili e minori si fanno affari d’oro. Complici le norme di legge poco restrittive, le convenzioni facili, la possibilità di lucrare sul personale, spesso raccogliticcio e non specializzato, sui materiali di consumo, sull’igiene, la sicurezza e sulle solite connivenze con i funzionari degli enti pubblici.

Poi basta la delazione dello scontento di turno, o di qualche parente, perfino di qualche dipendente pentito, per far esplodere lo scandalo. Come nel caso del centro di riabilitazione per disabili Suor Rosina La Grua Onlus” di Castelbuono, il paese famoso in tutto il mondo per la manna, il panettone glassato e gli asinelli che raccolgono i rifiuti, in provincia di Palermo.

La struttura era considerata un vero e proprio bancomat per via del più che cospicuo giro d’affari per milioni di euro ma anche un lager per come venivano trattati, senza pietà, i 23 pazienti con gravi disabilità. La terribile situazione di maltrattamenti, torture e degrado sarebbe andata avanti per anni sino a quando la Guardia di Finanza non ha scritto la parola fine a sevizie e truffe perpetrate in danno dello Stato da questa sorta di “centro commerciale” dove si speculava su tutto e, soprattutto, sulla pelle dei poveri malati non in grado di difendersi da bastonate e violenze gratuite.

Su questa casa degli orrori e dei soldi facili nessuno avrebbe vigilato, come pare nemmeno lo stesso Comune di Castelbuono, che avrebbe dovuto accorgersi quanto meno delle condizioni fatiscenti dell’immobile ad uso sanitario ubicato sopra un terreno di proprietà delle suore Figlie della Croce.

Un’ispezione formale avrebbe sortito la chiusura della struttura e la denuncia di tutti i responsabili ma questo evento, sino all’arrivo dei finanzieri, non è mai accaduto. E ci domandiamo il perché. Poi l’epilogo della vicenda criminale a seguito di video e intercettazioni ambientali che non lasciano nulla all’immaginazione.

Nella cosiddetta “Sala Relaxi pazienti venivano trascinati sul pavimento e poi picchiati e insultati quando non presi a calci e pugni:”…Frocio – urlava un operatore – devi buttare il veleno dal cuore…”, mentre un paziente gridava:”…Dottoressa mi faccia uscire. Avevamo detto cinque minuti, si mantengono i patti, i patti si mantengono…”.

E a seguire grida di aiuto, di dolore, di disperazione. Ma anche confessioni di dipendenti e bene informati che non sapevano di essere registrati dalle cimici:”…Io ne ho certezza al 99% gli alzano le mani ai ragazzi, fin quando non ci sono le telecamere sta cosa…I ragazzi erano vestiti come gli zingari, visto che non li lavavano, visto che il mangiare faceva schifo, visto che la struttura non era pulita…”.

Ma non mancano le discussioni sui soldi, che giravano con facilità, bustarelle per funzionari corrotti comprese, per un giro di affari pari a 6.2 milioni di euro che sarebbero stati intascati in 5 anni:”…20 mila euro, quello di parcelle tra lui e sua moglie – dice un’operatrice ad una delle indagate – 60 mila euro lui e 70 mila euro l’anno sua moglie, senza che sua moglie a Castelbuono mettesse un piede, più tutti quello che tu hai sciupato che non vi spettavano, rimborsi chilometrici, rimborsi quando tua figlia se ne andava a Catanzaro all’università, i pannolini dei tuoi nipoti, i confetti, le autovetture…”.

Ma possibile che per anni la stessa Regione Siciliana, convenzionata con il centro disabili, non abbia mai pensato a controllare la Onlus di Castelbuono? “…Non appena gli atti saranno ostensibili – dice adesso Ruggero Razza, assessore regionale alla Salutechiederò all’Autorità giudiziaria di potere acquisire il provvedimento cautelare emesso dal Gip per avviare un’indagine interna all’Asp di Palermo finalizzata a verificare se sussistano responsabilità o mancati controlli da parte dei dipartimenti competenti. Non sono più disposto ad accettare che fatti di questa meschina violenza contro persone inermi passino nel silenzio, come se la pubblica amministrazione non abbia un onere di controllo”.

Ruggero Razza, assessore regionale alla Salute

Poi le manette delle Fiamme gialle. In carcere sono finiti il presidente e legale rappresentante pro-tempore del sodalizio Onlus Gaetano Di Marco, catanese di 71 anni, l’inserviente Filippo Morrione, 56 anni, di Castelbuono e 8 operatori socio sanitari: Massimo Palmisano, di Caccamo, 40 anni; Agostino Villaraut, di Castelbuono, 37 anni; Romeo Guanera, di Cefalù, 57 anni; Lorenzo Giacalone, monrealese di 45 anni; Paolo Conoscenti, di Castelbuono, 37 anni; Monica Collura, 32enne di Castelbuono; Pietro Butera, 34 anni, di Casteldaccia; Giuseppe Amato, 36 anni, di Castelbuono.

Agli arresti domiciliari sono stati tradotti Carla Maria Di Marco, 43 anni, Mascalucia (in provincia di Catania), socia dell’associazione; Vincenzo Prestigiacomo, 65 anni, di Bagheria, collaboratore amministrativo presso l’unità operativa complessa assistenza riabilitativa territoriale dell’Asp di Palermo; Arcangelo Donato Giammusso, 64 anni, di Caltanissetta, direttore sanitario della struttura residenziale per disabili gestita dall’associazione; gli infermieri di Castelbuono Fabrizio Cucco, 34 anni, e Claudia Rezmerita Mocanu, 38 anni; Sabrina Madonia, 33 anni, operatrice socio sanitaria di Castelbuono; Giorgio Muriella, 31 anni, di Caccamo, operatore socio sanitario.

Per gli impiegati amministrativi Dario Prestigiacomo, 39 anni, di Bagheria e Rossella Cangialosi, 38 anni, entrambi bagheresi, è scattato l’obbligo di dimora. Quest’ultimo, gravato dalla presentazione alla polizia giudiziaria, è stato inflitto ai soci dell’associazione Chiara Di Marco, 31 anni e Cristina Maria Vera Di Marco, 40 anni, entrambe catanesi, e per Antonella Russo, 69 anni, di Furci Siculo (Messina).

Misure di interdizione dall’esercizio delle attività professionali per un anno, invece, sono state inflitte per Lucia Cicero, 37 anni, di Collesano, educatrice in servizio presso l’associazione; Vincenzo Di Maria, 41 anni, di Castelbuono, inserviente; le educatrici Erica Ferrarello, 31 anni, di Pollina (Palermo), Valentina Impallomeni, 42 anni, Paola Lo Re, 37 anni, Rossella Martorana 41 anni, Sara Raimondo, 45 anni, Rosalba Sferruzza, 37 anni; la logopedista Chiara Sottile, 27 anni; la fisioterapista Fiorenza Sottile, 31 anni, tutte di Castelbuono; Concetta Pollicino, 48 anni, Belpasso (Catania), psicologa in servizio presso l’associazione; Giuseppina Giambelluca, 50 anni, di Castelbuono (Pa), assistente sociale; Antonino Giambina, 26 anni, di Palermo, operatore socio sanitario.

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