Corruzione e armi per compiacere i boss?

Qualora l’inchiesta andasse avanti di questo passo potrebbero spuntare a breve altre verità inquietanti. Lo scandalo si aggiunge allo scandalo in un momento in cui la magistratura avrebbe bisogno di una profonda riforma per riacquistare la fiducia dei cittadini.

Bari – L’arsenale ritrovato dalla polizia in una grande masseria nelle campagne di Andria è impressionante: 65 fucili mitragliatori d’assalto (tra cui Uzi, Kalashnikov, AK47, M12, AR13), 33 fucili, comprese alcune carabine di precisione, 99 pistole, mine anticarro, 300 detonatori, 10 silenziatori e persino bombe a mano.

Il 56enne Antonio Tannoia, imprenditore agricolo proprietario della fattoria, utilizzata come residenza estiva, è stato arrestato dalla squadra Mobile di Bari ma non ha fornito informazioni riguardo la provenienza del materiale. Men che meno sulla sua destinazione. Tutto farebbe intendere che si tratti di un arsenale nella disponibilità dei clan locali.

L’arsenale ritrovato nella masseria

L’inchiesta è stata coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, diretta da Leonardo Leone De Castris, a seguito di una segnalazione per competenza territoriale trasmessa dalla Procura di Bari.

Si tratta di un’indagine parallela a quella che, il 24 aprile scorso, ha portato all’arresto del giudice di Molfetta Giuseppe De Benedictis, dell’avvocato barese Giancarlo Chiarello e di Danilo Pietro Della Malva, pregiudicato di Vieste. Tutti e tre sono accusati di corruzione in atti giudiziari. A De Benedictis viene contestato anche il reato di aver scarcerato alcuni esponenti mafiosi in cambio di tangenti.

Giuseppe De Benedictis, il giudice arrestato per corruzione

Nell’ordinanza si legge infatti che il magistrato “sostituiva l’originaria custodia in carcere, da lui stesso applicata, con misure meno afflittive quale quella degli arresti domiciliari, o addirittura, dell’obbligo di dimora nel Comune di residenza”. Favori in cambio di denaro, ovviamente.

Gli uomini di Filippo Portoghese, dirigente della Squadra Mobile di Bari, sono risaliti alla masseria in cui l’arsenale era custodito in seguito a complesse indagini condotte con l’ausilio di intercettazioni telefoniche e ambientali, pedinamenti, appostamenti e un’accurata documentazione fotografica dall’alto.

Il legale dell’imprenditore Tannoia, Mario Malcangi, ha dichiarato che la masseria di Andria dove era ubicata la “Santa Barbara” era nelle disponibilità dell’ex Gip De Benedictis.

Mitragliatrici da guerra

Attualmente Tannoia si trova in carcere. Su di lui pendono le accuse di detenzione illegale di armi e ricettazione. Nel corso dell’udienza di convalida dell’arresto davanti al Gip di Trani, l’imprenditore ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere, dichiarandosi però disponibile a collaborare con la Procura di Lecce.

L’uomo, secondo la difesa, avrebbe rilasciato dichiarazioni spontanee durante la perquisizione, affermando di non essere il possessore delle armi e che la masseria in cui l’arsenale è stato ritrovato era nella disponibilità dell’ex giudice De Benedictis.

Il locale in cui era nascosto l’arsenale “era nella disponibilità di De Benedictis”

Nell’abitazione di quest’ultimo i carabinieri hanno ritrovato, durante le indagini, 60mila euro, ben nascosti nelle prese elettriche, mentre nella casa del figlio dell’avvocato Chiarello sono stati rinvenuti tre zaini che contenevano 1 milione e 300mila euro.

L’operazione che ha visto protagonista il magistrato di Molfetta si è conclusa il 9 aprile scorso quando, in seguito ad un pedinamento, i militari hanno arrestato De Benedictis che, dopo aver incontrato Chiarello, si era recato nel suo ufficio. Qui le telecamere, precedentemente installate dalla polizia, hanno ripreso l’apertura di una busta contenente una mazzetta di banconote da 50 euro l’una.

Scattata immediatamente l’irruzione, i militari hanno perquisito l’ufficio, rinvenendo la tangente da 6mila euro appena “incassata” da De Benedictis. Ed eravamo appena agli inizi.

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