Vessazioni e violenze gratuite? Chiamale come vuoi anche questo è nonnismo

Il triste fenomeno, un tempo retaggio delle caserme militari in danno di giovani reclute, è poi dilagato a macchia d’olio nelle scuole, associazioni, club privati e confraternite sino a diventare una piaga sociale. Chiunque operi violenze di questo genere deve essere denunciato. E occorre certezza della pena.

Presi dal tritacarne dell’informazione a flusso continuo, succede spesso che alcuni fatti di cronaca sembrano provenire da un mondo lontano, che non ci appartiene più. Ed invece sono ancora presenti nel nostro quotidiano. E’ il caso, ad esempio, del nonnismo nella società americana che provoca numerose vittime ogni anno.

La notizia ha avuto ampia eco sulla stampa perché è diventata una piaga sociale. Con tale locuzione si intendono una serie di atti, spesso violenti, destinati a rappresentare l’integrazione di un soggetto giovane, la cosiddetta recluta, in un gruppo già consolidato, da parte dei più anziani.

Le violenze di queste pratiche non riguardano solo le confraternite dei college universitari e l’ambiente militare ma si sono diffuse anche nelle scuole superiori e nei club sportivi.

Il primo caso risale a quasi un secolo fa, quando un giovane giocatore della squadra di football dell’Università del Texas morì per una scossa elettrica strisciando attraverso materassi in tensione durante un rituale di iniziazione della sua confraternita.

Anni ’20 – Studenti del Dartmouth College subiscono atti vessatori

Il fenomeno non si è mai placato, anzi potrebbe subire un’impennata dopo la pausa pandemica. Purtroppo siamo molto lontani dall’immaginario popolare di sbronze e goliardia per entrare nelle confraternite. La realtà è dura, molto più dura.

Alcuni ricercatori dell’università del Maine in un loro studio hanno scoperto che quasi il 50% degli atleti ha subito atti di bullismo, manifestando una maggiore propensione a subire molestie rispetto ai loro coetanei. L’aspetto più sconcertante è che gli stessi atleti giustificano queste pratiche. E spesso non denunciano i loro aguzzini.

Le morti per il nonnismo sono frequenti in scuole, club e organizzazioni, con almeno una mortalità segnalata ogni anno dal 1959 al 2019. La ricerca ha segnalato anche un aumento delle violenze sessuali dalla fine degli anni ’70.

Nella visione edulcorata della realtà, il nonnismo viene considerato un rito di iniziazione utile a fortificare il carattere e come sentiero da percorrere per avere l’onore di far parte della confraternita. Nel caso dei college sportivi capita sovente che molti studenti dipendano dalle borse di studio per andare avanti e, quindi, sono disposti a tutto pur di resistere. Fino al punto di negare l’esistenza delle pratiche vessatorie.

Gulia Jasmine Shiff vittima di nonnismo da parte di otto sergenti del 70° Stormo dell’Accademia di Latina

Anche i luoghi di lavoro non sono esenti da pratiche simili. In questo caso il nonnismo assume più la forma del mobbing. In entrambe le situazioni si crea un rapporto perverso che ricalca alcune particolarità di quello tra i bulli e le loro vittime.

Gli episodi di nonnismo hanno una gran varietà di manifestazione. Si va dagli insulti pesanti, scherzi più o meno goliardici, a comportamenti più duri quali furti, lesioni, atti denigratori e razzisti, prove fisiche da superare. Fino ad atti persecutori fini a se stessi che possono sfociare in infortuni gravi, episodi di autolesionismo, persino la morte.

Anche l’Italia ha partecipato con “successo” a questa sorta di campionato delle vessazioni gratuite. A partire dagli anni ’80 si sono succeduti molti episodi legati soprattutto agli ambienti militari.

Tra i più noti la scomparsa di Pietro Camedda, l’uccisione dell’agente dei Nocs Samule Donatoni durante le operazioni del sequestro Soffiantini nel 1997, avvenuta in circostanze mai del tutto chiarite e la morte di Emanuele Scieri 26enne che prestava servizio di leva nei paracadutisti della Brigata Folgore.

Ricordiamo tutti il parà Emanuele Scieri, morto per aver utilizzato il cellulare in caserma

Quest’ultimo scomparve la sera dell’arrivo in caserma, per essere trovato morto nel cortile periferico della caserma stessa nell’agosto del 1999. Il caso sconvolse l’opinione pubblica al punto da indurre la classe politica a pensare al superamento del servizio militare di leva, avvenuto nel 2004.

Quando cesseranno questi riti di iniziazione che esaltano la parte più retriva della virilità? E, soprattutto, quando pagheranno i responsabili con pene certe?            

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